"Paradiso + inferno", di Neil Armfield

La storia è presto detta. Basterebbe citare il primo passaggio per poter immaginare a catena, senza troppo sforzo, tutti gli altri: lui e lei, tutti e due belli, l'amore che sconvolge l'esistenza, l'arte, la droga, le prove di disintossicazione, il matrimonio/tentativo di rientrare in binari imposti e apparenti, il montare della crisi, la punizione/liberazione finale.


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Finti i personaggi e le situazioni. Non perché la verosimiglianza vada ricercata a tutti i costi e a priori, ma perché il prezzo, in Paradiso + Inferno, è un imbarazzante scollamento tra percezione/emozione e film: tanto più paradossale quanto l'opera punta invece allo sconvolgimento (positivo o negativo) del pubblico.

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Stereotipato il resto: l'amore folle necessariamente contrastato dalla famiglia; i protagonisti artisti, sorta di bohémien contemporanei nel luogo e nel tempo sbagliato; il totalizzante (patetico, reiterato) dell'eroina e dell'amore; l'illegalità di furti e prostituzione; la drammatica risoluzione finale, visto che il primo amore vero, si sa, è destinato a non durare; la necessità di passare per una serie di (già visti) cerchi di fuoco/prove per poter (tentare di) migliorare se stessi…


Il problema di Paradiso + Inferno non sarebbe il tema, se avessimo in mano la risposta alla domanda: di fronte alla necessità artistica di fare un film su amore-impossibile-e-droga-e-gioventù, perché trasformarlo in un concentrato di prevedibilità? Il problema del film, appunto, è la coazione a ripetere. Le storie, i luoghi comuni, gli sviluppi narrativi: discesa agli inferi, sacrificio dell'innocente…In anni recenti, sulla categoria 'giovane e (più o meno) drogato' il cinema si è messo alla prova con tecniche, punti di vista ed esiti diversi. Trainspotting, Kids, Amore tossico, Christiane F.: soluzioni nichiliste o geniali, fastidiose o esasperate, con ricerca di senso. E senza morale. Qual era l'intenzione di Paradiso + Inferno? Sociologica? Pedagogica? Descrittiva? Di denuncia? Probabilmente non quella di dare un punto di vista nuovo sulla droga. Magari perché non è più tempo di eroina. E ancora: quando una sceneggiatura è così collaudata, perché giocare sull'approssimatezza visiva? Si finisce così per smarrire completamente il bandolo del senso e della coerenza, e del dramma che sarebbe passato sul grande schermo non resta, purtroppo, alcuna traccia.

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Titolo originale: Candy


Regia: Neil Armfield


Interpreti: Abbie Cornish, Heath Ledger, Geoffrey Rush, Tom Budge, Tony Martin


Distribuzione: Nexo


Durata: 108'


Origine: Australia, 2006