Partiture sonore – I suoni del lockdown

Ascoltare è un’azione complessa, che richiede una dedizione simile a quella pretesa dalle poesie. In questi strani giorni, sono stati i suoni gli unici compagni ad averci regalato un po’ di quiete

L’ingegnere dei materiali Markus J. Buehler e i suoi collaboratori del Massachussets Institute of Technology hanno tradotto in musica il Covid-19, con una tecnica denominata sonificazione. Spiegata con parole profane, hanno esaminato le sequenze di amminoacidi che compongono la catena proteica del virus (nell’immagine qui sopra) e, grazie all’intelligenza artificiale, hanno assegnato delle note ai loro movimenti, al loro attorcigliarsi, piegarsi e vibrare. In particolare, ha spiegato il professor Buehler, si sono concentrati a “musicare” la spike proteine, la proteina  che consente al virus di infettare le cellule. Un suono, hanno aggiunto gli scienziati del MIT, è estremamente intuitivo e quindi la musica generata dalla catena di aminoacidi, lungi dall’essere un mero esercizio di stile, può aiutare anche più di un’immagine tridimensionale a sconfiggere il Covid-19.

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Questa sinfonia del Covid, incredibilmente pacifica, è presente su SoundCloud, dove si possono trovare anche dei field recording provenienti da alcuni quartieri di New York durante l’epidemia. Ci spostiamo da Chelsea a Long Island a Green Point. La città che non si ferma mai in effetti non è ferma. Sentiamo macchine, moto, suoni di radio soffuse e passeggere. Ma sono rarissime le voci umane. Sui marciapiedi, solitamente stracolmi, sembra non esserci nessuno.

In Italia, a pochi giorni dal lockdown nazionale, i contenuti sonori sono aumentati notevolmente. Su WhatsApp si sono viralmente diffuse (insieme a note vocali contenenti allarmanti fake news) le tracce musicali in 8D, inizialmente sorprendenti. Lo stupore cala infatti già al secondo ascolto, e di certo non necessitiamo dell’8D per godere a pieno della musica, che per sua essenza modifica da sempre le dimensioni, interne ed esterne. Ma l’8D si è diffuso in Italia in giorni in cui il concetto di spazio era stato drasticamente ridimensionato. Giocando su echi specifici, il suono dell’8D arriva da sinistra, gira intorno alla testa, ricompare a destra e ricomincia il giro. Le note audio 8D hanno allargato così lo spazio delle nostre stanze. Figlie degne di quest’epoca di continua virtuale espansione dei luoghi… Fin da subito Rai Radio 3 ha messo a disposizione tutti i suoi audiolibri. Una vastissima biblioteca sonora, che va da Madame Bovary a Guida galattica per autostoppisti. Romanzi brevi e lunghissimi, letti pazientemente parola dopo parola. Molti siti che raccolgono podcast, come StorieLibere ad esempio, sono stati incrementati. Si possono trovare contenuti di ogni genere: interviste, fiabe per bambini, racconti di crimini, biografie di donne e uomini famosi, contenuti di approfondimento storico. E ancora. Il collettivo siciliano Canecapovolto ha reso disponibile per tutto il mese di aprile, su Speleoradio, radiodrammi e film acustici.

Film acustici. Film da ascoltare, riposando gli occhi. Se gli schermi erano già parte integrante delle nostre vite, con la pandemia del Covid-19 sono diventati essenziali  in azioni che ancora non li presupponevano: andare a scuola ad esempio, o incontrarsi con gli affetti più cari. Sono stati fedeli compagni, senza i quali il lockdown sarebbe stato ancora più infernale. Ma proprio in questo perenne guardare, l’ascolto si è guadagnato una posizione fondamentale nel caos di questi giorni, ribadendo a gran voce la sua importanza e anzianità. D’altronde ci formiamo nel rimbombo e nasciamo urlando. Ascoltare si è rivelato durante il lockdown una vera e propria cura. Basti pensare alle note vocali, da mandare o ascoltare chiudendo gli occhi, dopo una giornata passata al computer. Gli audiolibri dei romanzi già letti, io per esempio, li ho provati a usare come storie della buonanotte, quando l’idea di guardare ancora mi era davvero insostenibile.

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Uso il verbo provare perché ascoltare richiede, oltre che a una sospensione dell’azione, anche una morbidezza e resa del pensiero a cui forse, sottoposti come siamo a continui input di luci e colori, non siamo più abituati. Molte delle immagini che ci vengono propinate ogni giorno procedono spedite insieme al tempo sempre più ottimizzato. Ci scorrono veloci sotto gli occhi, possiamo fruirle in fretta, e soprattutto, possiamo anche non sentirle. È importante che possano essere viste in ogni momento ed in ogni dove, da qui i sottotitoli sulla maggior parte di video di Instagram o di Facebook.

In questi giorni sospesi, i suoni e il loro modus narrativo si sono presi il loro spazio, costringendoci ad un diverso fruire. È interessante in questo senso pensare alla diffusione, molto precedente al Covid, degli ASMR. Suoni che conciliano e stuzzicano, pescando in chissà quale nostro luogo recondito. Forse il mescolio dei trucchi nell’astuccio ci riporta all’odore di un rossetto che ci ha baciati da bambini. Il suono, a differenza dell’immagine, è così difficile da collocare internamente. Fugge, non ha presa visiva. Ascoltare è un’azione complessa, che richiede una dedizione simile a quella pretesa dalle poesie, prime donne deliziose. Della poesia è il sodalizio violento fra suono e immagine a destabilizzare e a costringerci a relazionarci in modo diverso alle lettere. A prestare un determinato tipo di ascolto, per l’appunto, una comprensione diversa da quella più visiva della prosa. Martin Heidegger  sosteneva che il greco e il tedesco fossero le lingue della filosofia, costituite di parole componibili e scomponibili, perfette per servire il pensiero filosofico, che spesso necessita di nuove immagini da costruire per esprimersi a dovere. Per il filosofo tedesco era invece l’italiano la lingua perfetta per la poesia. Per il suono che produce, per la sua musicalità. Espressione dell’amore fin dai tempi antichi la poesia, proprio per le sue parole armoniose…Innamorarsi dei suoni. Vien da pensare al Theodore di Her, che si innamora di una voce. Io, in questo lockdown, ho assegnato una parola ad ogni giorno e poi le ho raccolte tutte in un libricino. Creando anche io, come gli scienziati del MIT, una partitura di suoni. Solo che della mia quarantena milanese e non del Covid.

In questi giorni di suoni, ho visto anche molti horror, genere che mi affascina e  mi terrorizza (tutto è iniziato per rispettare un patto e non di mia spontanea volontà). Inutile ribadire l’importanza del suono in un genere dove regna il fuoricampo, dove l’immagine scompare. Fra gli horror visti, c’è stato anche The Innocents, tratto da Il giro di vite di Henry James e diretto da John Clayton nel 1961. Il film venne presentato in concorso al Festival di Cannes nel 1962 e fu fra le prime pellicole ad utilizzare effetti sonori elettronici. In The Innocents, infatti, non sono tanto le apparizioni degli spiriti di Peter Quint e di Miss Jesel a spaventarci, quanto i suoni che questi fantasmi portano con loro: il battito d’ali dei piccioni e le risate demoniache sovrapposte alla melodia cantata dalla piccola Flora. Ma in The Innocents è proprio l’assenza di un suono specifico a rendere la riflessione sui suoni e sulla loro consistenza, ancora più essenziale e straordinaria. Nel film un’immagine rimane impressa più di tutte le altre, ed è quella potentissima in cui il bimbo Miles cinge le braccia al collo della protagonista, l’istitutrice Miss Giddens e la bacia sulla bocca. Clayton non sonorizza bacio. Il bacio di The Innocents è l’unico momento davvero silenzioso. Concedergli il suono sarebbe stato troppo. 

Durante il lockdown il paesaggio sonoro, tanto quanto quello visivo, è cambiato radicalmente. La quarantena ha suonato in moltissimi modi, modi che sono stati raccolti, per quanto possibile. Nelle strade vuote, nelle città immobili, i palazzi e i cortili son diventati protagonisti delle  mattine e delle sere. I palazzi e quel loro struggente rumore interno, intimo e profondo. Il sito Cities e Memory-Remixing the world ha raccolto suoni di ogni genere durante la quarantena: cortili di Lisbona, uccellini appena svegli fuori da una finestra in Bangladesh, l’esterno di una camera da letto a Buffalo. E i palazzi di Milano, che suonano per me in un modo tutto speciale e mi sono ora più familiari che mai. Nell’acquietarsi del brulichio mondano, i suoni si sono imposti sulle immagini ma senza violenza, come attivati per lasciar riposare gli occhi. Ma più dirompenti che mai. Veri e propri compagni, in questo strano momento storico, ad averci regalato un po’ di quiete.

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