"Passioni e desideri", di Fernando Meirelles

Passioni e desideriL'incontro casuale con sconosciuti che sembrano segnare un momento della propria vita. Lo sfiorarsi di esistenze parallele oppure molto lontane tra di loro in luoghi di passaggio. Un girotondo di vite attorno al mondo per poi tornare al punto di partenza. Una coppia in crisi che ne distrugge un'altra, un padre alla ricerca della propria figlia, prostitute di alto bordo e gangster dell'Est Europa, dentisti innamorati di misteriose donne dai berretti rossi e pedofili che tentano di resistere a tentazioni. Tutto questo – e ancora di più – è quello che accade in Passioni e desideri, ispirato a una pièce teatrale di Arthur Schnitzler. O forse sarebbe meglio dire tutto ciò che non accade perché, in realtà, nella (lunga) ora e cinquanta del film di Fernando Meirelles non succede niente. Si ha l'impressione di avere davanti tanti ingredienti che vengono buttati in un calderone e lasciati pian piano ribollire, senza però raggiungere il punto di ebollizione, rimanendo così dei semplici elementi di una ricetta che poco legano tra loro.

Mereilles ha la pretesa di raccontare con questi frammenti di vita quotidiana la contemporaneità, un mondo, che va sempre più veloce, in cui è facile incontrare persone da paesi diversi, il butterfly effect che si crea quando, mettiamo, un qualcosa che succede a Vienna ha ripercussioni in Brasile. Eppure la pretesa rimane tale e la colpa sta innanzitutto nella sceneggiatura (per non parlare poi di un doppiaggio italiano che appiattisce il melting pot linguistico all'origine, che magari avrebbe donato un po' di vivacità al film). Sorprendentemente, visto che a firmarla è Peter Morgan, sceneggiatore di film come The Queen, Frost/Nixon e Il maledetto United, tutti dotati di ritmi perfetti e grande profondità psicologica dei personaggi. Non si può dire lo stesso di Passioni e desideri, in cui i personaggi vengono sfuggevolmente abbozzati in superficie, senza mai esplorarne le motivazioni e senza mai riuscire a creare empatia nei loro confronti. Si gioca semplicemente con loro senza uno scopo preciso, sfiorando spesso situazioni tra il ridicolo e tragicomico. Su tutte l'irritante voice over che fa da cornice alle varie storie, pretendendo di spiegare con una spiccia massima il senso della vita. Non c'è via di salvezza. Né per i personaggi, lasciati a loro stessi, né per il film, che si perde ulteriormente tra gli asettici setting e manierismi visivi, tra cambi di focus e composizioni dell'immagine fin troppo studiate, che nulla aggiungono al mix. Si continua il girotondo fino allo sfinimento. Dello spettatore.

Titolo originale: 360


Regia: Fernando Meirelles

Interpreti: Rachel Weisz, Jude Law, Ben Foster, Anthony Hopkins, Moritz Bleibtreu, Jamel Debbouze, Peter Morgan, Kelvin Wise

Origine: Usa/Austria/Francia/Brasile, 2011

Distribuzione: BIM

Durata: 90'