Peggio per me, di Riccardo Camilli

Peggio per me di Riccardo Camilli attraverso la storia di Francesco, un quarantenne che in pochi mesi si è visto crollare addosso tutta la sua vita, racconta in realtà di un fallimento generazionale. E quando nel presente cominciano a mancargli gli appigli, viene in suo aiuto quella porzione di passato coperta di polvere alla quale si guarda sempre distrattamente e tuttalpiù con nostalgia, l’infanzia. Qual è il tragico momento in cui si prendono i sogni e si decide di blindarli in un cassetto che rimarrà per sempre chiuso? Quando è giusto abdicare rinunciando ai desideri per cominciare ad assecondare quelli di qualcun altro? E se in quei sogni invece fossimo intrappolati? L’ostinazione può diventare essa stessa una cancrena?

A volte arrovellarsi il cervello, invece di essere una soluzione, diventa dispersione, ed il problema, osservato con l’occhio viziato del dubbio, sempre più opprimente. Francesco ha un matrimonio che va a pezzi ed un lavoro in bilico, motivi sufficienti per chiedersi se abbia ancora senso continuare a vivere. Ed anche Carlo, il suo migliore amico, non ha molto da rallegrarsi, visto che vive barricato in casa della madre, depresso ed arrabbiato con il mondo. Le strade che si erano divise ed avevano cominciato a correre parallele li ha portati di fronte al medesimo muro. Dove cominciano gli ostacoli però si notano le differenze, ed avendo ostruito lo sguardo in avanti si volta la testa e si cercano nel passato gli strumenti per affrontare il presente. Può succedere allora che le risposte siano lì, nella sfera incantato dell’incoscienza, e di irresponsabile c’è soltanto un cuore troppo arido per captarne la magia.

Peggio per me è un film cosiddetto a zero budget, un modello al quale finora Riccardo Camilli si è sempre ispirato, ed è normale che giochi le sue carte migliori sulla scrittura più che dal punto di vista visuale. Alcune scene sono ambientate negli anni Ottanta con l’idea di trasmettere l’atmosfera meravigliosa che poteva crearsi attorno ad un mangianastri e a delle musicassette, un periodo che confrontato con l’attuale, quanto mezzi di diffusione e capillarità, sarebbe da considerarsi di anoressia musicale.

Con il ricorso all’ironia il regista tocca tematiche dirompenti, i conflitti ordinari di un mondo ovunque e comunque emotivo in ogni sua manifestazione, ma che resta sorprendente, che rifiuta di cantare un inno alla resa, che vuole rinascere dalla purezza, dall’innocenza di una voce ingenua e si rifiuta di chinare il capo e mescola amore e sofferenza. Nel film questi sentimenti continuano ad affiorare in superficie uno dietro l’altro, ininterrottamente, con la stessa frequenza alternata comico/drammatico della struttura. Anche se a volte il cinismo e la violenza verbale, certo forse giustificate dal contesto di disperazione, risultano eccessive e riposizionano il personaggio protagonista su piani molto lontani o non adeguatamente costruiti. Come poco credibile di conseguenza è il riscatto, al massimo auspicato per pietà, che più che involontario, e sarebbe stato tanto più accettabile, sembra una ricompensa ad azioni bieche ed imperdonabili, e dunque tanto immeritato quanto deludente.

 

Regia: Riccardo Camilli
Interpreti:  Riccardo Camilli, Claudio Camilli, Tania Angelosanto, Angela Ciaburri
Origine: Italia, 2018
Distribuzione: Distribuzione Indipendente
Durata: 108’