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Per Jafar Panahi “questo regime è già caduto”

Le manifestazioni di dissenso verso il regime iraniano sembrano essere state represse brutalmente. Ma secondo il regista candidato agli Oscar questa rivoluzione porterà a un vero cambiamento

Nonostante nelle ultime ore le notizie riportino di una apparente interruzione delle enormi proteste partite in Iran a fine dicembre, Jafar Panahi ritiene che questa nuova ondata contro il regime autoritario possa portare a qualcosa di diverso. Il regista, infatti, ha confessato pochi giorni fa a Variety quanto nella sua opinione l’Iran sia davvero sull’orlo del cambiamento, sottolineando che il suo Paese non ha bisogno del Presidente degli Stati Uniti Donald Trump per dare il via a una nuova era.

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Stando alle informazioni che riescono a filtrare fuori dal paese, le manifestazioni sono state represse dal regime con una brutalità che non ha precedenti nella storia recente del paese, e sfidare livelli tali di violenza a lungo era probabilmente insostenibile: migliaia di persone sono state uccise, nonostante il regime iraniano abbia parlato solo di alcune centinaia. Negli ultimi giorni Trump aveva minacciato un intervento militare di qualche tipo contro l’Iran, in sostegno alle proteste. Mercoledì l’attacco sembrava imminente, poi però il dietro-front dopo un discorso come al solito sconnesso. Probabilmente, a quel punto, le proteste erano già state soffocate con la violenza. E sull’ingerenza degli Stati Uniti Jafar Panahi ha dichiarato: “Questo regime è già caduto. Certo, il sostegno internazionale può fare la differenza. Ma finché le persone stesse non decideranno di fare qualcosa o meno, non succederà nulla. Niente farà la differenza. Deve arrivare dall’interno, dall’interno del Paese, dalla volontà del popolo”.

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Il regista dissidente è stato arrestato più volte dalle autorità iraniane, l’ultima volta nel luglio 2022, dopo aver firmato un appello contro la violenza della polizia che lo ha costretto a trascorrere diversi mesi in carcere. Ma resta nel mirino del governo della Repubblica Islamica dell’Iran. Dopo Un semplice incidente, il suo primo film dopo il rilascio dal carcere due anni fa, è stato condannato in contumacia a un anno di carcere e a due anni di divieto di viaggio, accusato di “attività di propaganda” legate al suo lavoro politicamente attivo.

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Nonostante le continue minacce, mercoledì Panahi ha pubblicato un appello sul suo account Instagram con 184 firmatari: “Difenderemo con tutte le nostre forze il diritto alla libertà di espressione, condanneremo la repressione e l’uccisione delle persone che protestano e staremo al fianco del popolo iraniano”.

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L’autore si trova attualmente a Los Angeles per promuovere il suo film vincitore della Palma d’Oro che rappresenta la Francia nella corsa internazionale agli Oscar, ma ribadisce la sua volontà di tornare in Iran. Niente mi farà cambiare idea sul ritorno. La vera domanda è: perché non dovremmo voler rimanere in Iran? Perché dovremmo essere noi, il popolo, ad andarcene? Mentre sono il regime e i suoi rappresentanti che sembrano avere il diritto di restare lì. Abbiamo diritto al nostro Paese. È il regime che deve andarsene. Perché è caduto.”

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In questo fondamentale campo di resistenza si inserisce anche la nuova generazione di cineasti iraniani, tra questi Ali Asgari, che sin dai suoi primi cortometraggi esplora le problematiche quotidiane dovute al controllo ingombrante del regime. Tema centrale anche del suo nuovo film Divine Comedy (attualmente in sala), in cui un regista quarantenne tenta di aggirare la censura del proprio film in modo creativo e anticonvenzionale, attraversando la città in sella a una Vespa rosa insieme alla sua produttrice.

Molto atteso in Italia per la promozione, Asgari è stato però costretto a rinunciare. Come riportato in una nota diffusa alla stampa, “nella drammatica situazione in corso in Iran, il governo degli ayatollah ha bloccato internet e le linee telefoniche, rendendo Ali Asgari irraggiungibile da diversi giorni. Tramite un messaggio recapitato a uno dei coproduttori sappiamo comunque che sta bene ed è in salute”. Nelle ultime ore, comunque, sembra che internet stia lentamente ricominciando a funzionare in alcune zone del paese, compresa Teheran.

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