Per Kechiche è una maledizione. La vie d'Adèle, nuove foto, poster e trailer

La vie d'Adèle (Blue Is the Warmest Color), nuovo poster

 

Noi abbiamo scelto il poster francese, ma ne è stata realizzata anche una versione simile, altrettanto accattivante, per l'uscita negli Stati Uniti: il film vincitore della Palma d'Oro a Cannes 66 La vie d'Adèle (Blue is the Warmest Colour) arriva anche nelle sale italiane dal 24 ottobre, distribuito da Lucky Red; il 9 ottobre in Francia.
 

Léa Seydoux in La vie d'Adèle, le nuove fotoNon sono mancate le polemiche: Julie Maroh, illustratrice e autrice del graphic novel Le bleu est une coleur chaude al quale il film si ispira, si è dichiarata poco soddisfatta della trasposizione cinematografica, in un post sul suo blog in cui prende le distanze da quello che ritiene un approccio estetico lontanissimo dal suo, dove in particolare la rappresentazione delle scene di sesso lesbico sarebbe stata concepita in modo "freddo e chirurgico, artefatto e poco convincente, mi ricorda un porno: di quella pornografia che offre scene lesbiche fasulle create per compiacere un pubblico di etero".

Non solo: Léa Seydoux, che almeno ai tempi della premiazione a Cannes sembrava aver vissuto un idillio professionale con il regista Abdellatif Kechiche, fino a piangere commossa durante la conferenza stampa, ha dichiarato in seguito che l'esperienza è stata gravosa e imbarazzante, per lo spirito dittatoriale del regista di origini tunisine, e che non intende lavorare mai più con lui. Probabilmente le sue lacrime erano dovute al nervosismo e non alla commozione.

Léa Seydoux e Adèle Exarchopoulos - Cannes 66"In Francia, a differenza che negli Stati Uniti, il regista ha un potere assoluto, e l'attore può restare intrappolato" ha detto la Seydoux (a Cannes anche con Grand Central, la vedremo in La Belle et la Bête) in un'intervista rilasciata al The Daily Beast, in occasione della presentazione del film al Telluride. L'esperienza per lei, che pure non è affatto nuova a ruoli intensi, è stata in una parola "orribile".

"Ci ha subito avvertito che dovevamo fidarci di lui ciecamente, e offrire molto di noi stesse"aggiunge Adèle Exarchopoulos, che pur concordando sulle difficoltà del ruolo, afferma che entrambe sono state al corrente fin da subito di ciò che il regista richiedeva. "Ci ha informato che il suo film avrebbe previsto scene di sesso senza controfigure, visto che Adele è un film sulla passione, che la sessualità è una parte importante di un rapporto, e non intendeva nasconderla. Ho risposto che ero disposta a farlo perchè sono giovane e abbastanza inesperta, ma solitamente l'attore viene rassicurato durante le scene di sesso, che vengono coreografate, in modo da de-sessualizzare l'atto". La giovane attrice di origini greche, classe 93, vista in Boxes, La Rafle e Carré blanc, è più accomodante: "Ogni genio ha la sua complessità. Kechiche è un genio, anche se un genio torturato. A volte ho avuto l'impressione che fosse in qualche modo un manipolatore. Ma come attrice, ho appreso molto".

Adèle Exarchopoulos in La vie d'Adèle, le nuove fotoAlla fine ha preso la parola anche Abdellatif Kechiche, che in una recente conversazione con Télérama si dichiara amareggiato: "Secondo me, il film non dovrebbe neppure uscire: è stato troppo sporcato. La Palma d'oro è stato un breve momento di gioia, ma da allora mi sono sentito umiliato, disonorato, la vivo come una maledizione… "

Lui stesso, dice Kechiche, che ha iniziato a lavorare proprio come attore negli anni '80, eviterebbe di andare a vedere il film di un regista dipinto come un sadico tiranno nei confronti di due giovani ragazze. Non si tratta tanto di "sputare nel piatto in cui si è mangiato", dice il regista, quanto di mancanza di rispetto verso il lavoro, che è sacro. "Se la Seydoux avesse davvero vissuto il trauma di cui parla, perché venire a Cannes, subire la passerella, passare giorni a provare vestiti e gioielli?". E aggiunge: "Léa Seydoux non ha misurato le conseguenze disastrose delle sue dichiarazioni, che impediranno agli spettatori di entrare in sala con un cuore puro e un occhio vigile. In anticipo, si chiederanno: "Magari quest'uomo ha molestato le ragazze e loro non osano dirlo?"

Nella versione di Kechiche è stata la Seydoux a insistere per avere la parte di Emma, malgrado la diffidenza iniziale del regista che la considerava non troppo capace di "apparire naturale sullo schermo". Kechiche aveva pensato a Sara Forestier (già diretta ne La schivata, poi vista in Profumo e Gli amori folli) "che voleva davvero il ruolo" o a Mélanie Thierry (Impardonnables, La princesse de Montpensier, The Zero Theorem) "un'attrice completa".
 

Nella nostra gallery, tutte le nuove splendide immagini di La vie d'Adèle.
Qui di seguito, il trailer ufficiale:

 

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    Sto con Kechiche. Lea Seydoux è una lamentosa opportunista. Con Sara Forestier il film sarebbe venuto meglio.

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    Ma cosa vuole, un monumento adesso, fa pure il difficile, l'offeso ?
    E' un pornazzo vestito d'autore, portato avanti giuso per il tema lesbo: è anche assai troppo quanto ottenuto, certa roba al Cinema non dovrebbe neanche uscire. Crede pure di essere artista nel fare i porno con le minorenni.