“Per sfortuna che ci sei”, di Nicolas Cuche


Tentato di mediare tra registri differenti, Cuche stempera le contaminazioni slapstick con il gusto europeo, l’umorismo grossolano con il dialogo da commedia sofisticata, la carica irriverente con il romanticismo lieve, ma l’equilibrio è raggiunto a costo di un progressivo appiattimento sui luoghi comuni tipici dei modelli di riferimento
 
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Per sfortuna che ci sei

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Certo l’uscita in sala in contemporanea all’ultimo capitolo di Harry Potter non aiuta, ma non ha molte carte da giocare l’opera seconda del francese Nicolas Cuche, autore prevalentemente televisivo che ha esordito al cinema nel 2002 con Jojo la frite. Eppure l’idea di partenza è tutt’altro che banale e raramente in una commedia romantica ha assunto una rilevanza essenziale come in questo caso: Julien Monnier è un terapista di coppia che salva le relazioni altrui ma porta una sfortuna terribile a ogni donna cui provi a legarsi sentimentalmente. Come un principe azzurro colpito dalla maledizione di una strega malvagia e particolarmente fantasiosa, da quando ne ha memoria Julien attira ogni sorta di calamità e disgrazie su tutte le sue fidanzate, che puntualmente lo lasciano, finché la bella Joanna, giovane designer di automobili, sembra poter spezzare l’incantesimo. Ma l’illusione dura poco, e la tenace pretendente dovrà affrontare incidenti domestici, eruzioni cutanee, rovinose cadute in acqua, clamorose figuracce sul lavoro, prima di rendersi conto, nell’inevitabile lieto fine, che forse non tutta la sfiga viene per nuocere. È merito dei bravi Francois-Xavier Demaison e Virginie Efira, a proprio agio nei rispettivi ruoli, se un racconto che essenzialmente sviluppa lo spunto iniziale in una sequela di siparietti tragicomici innescati dai disastri provocati dal protagonista acquista un minimo di simpatia e gradevolezza, per quanto epidermiche e ben al di sotto delle potenzialità degli interpreti (in alcuni casi molto al di sotto: il vanesio capo di Joanna, gay e con la puzza sotto il naso, è una macchietta sconfortante, specie nel doppiaggio italiano). Tentato di mediare tra registri differenti, Cuche stempera le contaminazioni slapstick con il gusto europeo, l’umorismo grossolano con il dialogo da commedia sofisticata, la carica irriverente con il romanticismo lieve, ma l’equilibrio è raggiunto a costo di un progressivo appiattimento sui luoghi comuni tipici dei modelli di riferimento. Con giusta consapevolezza dei propri mezzi ma anche con poca ambizione e personalità, lo sforzo congiunto del regista e dello script di Luc Bossi e Laurent Turner finisce per non suscitare né il riso né la lacrima, e riduce un’idea potenzialmente originale alla semplice variazione su un tema decisamente abusato.
 
 
Titolo originale: La chance de ma vie
Regia: Nicolas Cuche
Interpreti: Francois-Xavier Demaison, Virginie Efira, Armelle Deutsch, Raphaël Personnaz, Thomas N’Gijol
Distribuzione: Moviemax
Durata: 87’
Origine: Francia/Belgio, 2010

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