PERCHÈ NO – Sirat, di Oliver Laxe
Si presenta come esperienza sensoriale estrema ma in realtà è solo una devianza da ‘fiction trip’. Resta solo l’ottimo lavoro di un grande sound designer con il sospetto di uno snobismo virale
Ce ne eravamo accorti da soli che Mad Max. Fury Road era un grandissimo film. Non c’era bisogno che Sirat ce lo venisse a dire o a ricordare. Il quarto film diretto da Oliver Laxe, che ha vinto il Premio della Giuria al 78° Festival di Cannes, è un progetto ambizioso, un fantasy-apocalittico tra le montagne del sud del Marocco con un padre che ricerca la figlia scomparsa a un rave party accompagnati dall’altro figlio più piccolo. Se non fosse tutto all’aria aperta, ha quasi le forme di un film-concerto. La musica e il suono. Prevalgono sull’atmosfera, s’impongono, soffocano i personaggi che, per riemergere, hanno bisogno di scene choc. E se non bastasse, la tensione cercata ed esibita, si trasformano in una ripetitività che mostra, alla lunga, la puzza di bruciato che si nascondeva dietro l’impianto teorico, concettuale.
Sirat si presenta come esperienza sensoriale estrema ma in realtà è solo una devianza da ‘fiction trip’. La polvere è solo effetto di messinscena. Non si attacca sui corpi dei personaggi, già preparati e pronti per l’inquadratura successiva. Il rigore formale si trasforma in esibizione e il simbolismo diventa ingombrante perché cercato a tutti i costi, insistito, urlato in faccia allo spettatore.
È questo l’inferno? L’idea di base di Sirat è un camion che attraversa il deserto. Il camion, appunto. Tranne il padre e il figlio, gli altri personaggi sono solo pedine mosse dallo sguardo di Laxe su una scacchiera. Se sono poste sul punto sbagliato, esplodono.
È questo l’inferno? Forse per ritrovare quello vero, bisogna passare per Friedkin via Clouzot, Il salario della paura dopo Vite vendute. Ma qui l’allucinazione è solo di facciata e le traiettorie già stabilite. L’apocalisse al cinema è prevalentemente generata dall’idea e dal lavoro di un grande sound designer con qualche sospetto di indicazioni sui passaggi temporali elaborati da ChatGPT. Per il resto, non c’è cuore non c’è sangue. Solo l’impressione di uno snobismo che può diventare virale.
Corso Laboratorio di Ripresa Video e Fotografia, dall’11 marzo

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