Perez., di Edoardo De Angelis

Demetrio Perez ha una vita miserabile. Avvocato d'ufficio delle peggiori cause perse, l’uomo passa le sue giornate a commiserarsi dei propri errori, delle scelte sbagliate e del fallimento improvviso di un matrimonio. Anche gli scontri continui con l'amata figlia Tea, sempre pronta a sbattergli in faccia la propria indipendenza, addirittura fidanzandosi con un giovane criminale, non fanno altro che ucciderlo a poco a poco. Demetrio Perez, infatti è un uomo morto. Solo l’incontro con un potente capoclan, intenzionato ad usarlo per alcuni traffici, smuove qualcosa in lui. Il pericolo per l’incolumità di ciò che ama lo porterà a oltrepassare l’ultimo confine. Dopo l’apprezzato successo comico di Mozzarella Stories, Edoardo De Angelis, pupillo del venerato maestro Emir Kusturica, decide di entrare prepotentemente nel genere, raccontando una storia nerissima, dove la Legge e il Crimine si confondono continuamente.
 

Come i colleghi Guido Lombardi o Stefano Incerti, De Angelis trova una Napoli diversa dal solito (quella dei corridoi dei tribunali) distaccandosi con forza dal racconto sociologico garroniano di Gomorra (il film) per muoversi in altri territori, concentrandosi completamente su una solida costruzione narrativa di finzione. Pur essendo presente in tutta la sua mortifera e malata presenza, la Camorra in questo film ha infatti quasi un ruolo conseguenziale, da espediente narrativo. Il cuore nero del film è, invece, il disastro umano del suo protagonista. In Perez, la disperazione che lo tormenta non gli permette di essere né un eroe né un uomo cattivo. Ogni azione che compie, ogni gesto ragionato o meno che fa, sono l’ennesima dimostrazione di un’esistenza fallita, contaminata dalla Morte. Anche l’amore viscerale per la propria figlia, la spinta primaria, più che l’occasione per un riscatto finale si rivela il definitivo atto di una condanna. Proprio nella splendida scena finale, dopo essere stato costretto a compiere l’ultimo passo verso l'oscurità, c'è tutta la consapevolezza di aver barattato la possibilità di riottenere l'amore e il rispetto della propria figlia in cambio della propria anima.

E’ dunque proprio nella costruzione di un personaggio raro che Edoardo De Angelis centra l’obiettivo. Sono proprio le stanche spalle di Luca Zingaretti, disposto, come l'ottimo Favino di Senza nessuna pietà, ad appesantirsi pur di restituire la dolente tragicità del proprio ruolo, a permettere al film di svettare sopra le medie, quasi annullando i difetti e le debolezze inevitabili del suo secondo lungometraggio.

Regia: Edoardo De Angelis
Interpreti: Luca Zingaretti, Marco D'Amore, Simona Tabasco, Gianpaolo Fabrizio, Massimiliano Gallo 
Origine: Italia, 2014
Distribuzione: Medusa
Durata: 94'