Permette? Alberto Sordi, di Luca Manfredi

La camminata particolare in cui sembra prendere una piccola rincorsa e quel saltello inconfondibile. Nella convincente interpretazione di Edoardo Pesce nei panni di Alberto Sordi ci sono già quelle caratteristiche fisiche con cui il pubblico si è riconosciuto. In Permette? Alberto Sordi Luca Manfredi ripercorre la carriera dell’attore romano per circa 20 anni, dalla seconda metà degli anni ’30 quando veniva espulso dall’Accademia di Recitazione dei Filodrammatici a Milano per il suo inconfondibile accento fino al successo ottenuto con Un americano a Roma nel 1954. Nel frattempo era stato cacciato da Gallone sul set di Scipione l’Africano, si era fatto notare come doppiatore di Oliver Hardy e alla radio con il personaggio di Mario Pio, aveva stretto una relazione con la celebre doppiatrice e attrice Andreina Pagnani e soprattutto all’inizio degli anni ’40 aveva conosciuto Federico Fellini che poi lo avrebbe diretto in Lo sceicco bianco e I vitelloni e ci sarebbe rimasto amico per tutta la vita.

Permette? Alberto Sordi mette a fuoco la dimensione pubblica e privata dell’attore. Lo schema è simile al biopic che Manfredi ha dedicato al padre in In arte Nino (interpretato da Elio Germano): gli inizi difficili fino alle soglie del successo. Come in quel caso, si affida prevalentemente alla prova del protagonista. Pesce infatti entra nel personaggio di Sordi e fortunatamente non lo imita. Ne recupera lo sguardo, la voce, la determinazione e la sottile malinconia. Il film si sofferma anche sul legame stretto con la sua famiglia e, in particolare, sul rapporto morboso con la madre; è infatti presente la scena in cui Sordi, subito dopo la morte della donna, si è rinchiuso da solo nella stanza con lei non facendo entrare nessuno, neanche gli addetti delle pompe funebri.

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Ci sono la storia e gli aneddoti, utili probabilmente per far conoscere Sordi al pubblico più giovane. Ma il ritratto, anche se corretto, è pallido. Lo si può vedere anche in una scena, mentre sta litigando a Villa Borghese con Andreina Pagnani. Lei sta leggendo il copione per la parte di Suor Simplicia in I miserabili di Riccardo Freda. Lui invece non riesce a sfondare al cinema. Dopo la discussione lei gli dice: “Se il cinema non ti vuole, non è colpa mia”. La tensione resta solo nella scrittura e il film la riproduce soltanto. Entra nei conflitti, nelle zone d’ombra dell’attore ma restando sempre in superficie. La Storia, il Fascismo, l’entrata delle truppe alleate il 4 giugno 1944 restano prevalentemente una cornice scenografica. Ma soprattutto sono le facce a mancare. A cominciare da quella di Federico Fellini, al limite della caricatura per finire con Vittorio De Sica, che non fa entrare Sordia casa sua perché impedirgli di “interrompere il flusso creativo” e poi sta giocando a carte con gli amici.

La storia di Alberto Sordi c’è tutta ed è mostrata con ricchezza di particolari. Però si resta sempre sulla superficie. Somiglia a un vecchio sceneggiato tv. Un po’ vintage, fatto per istruire ma non appassiona.

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Regia: Luca Manfredi
Interpreti: Edoardo Pesce, Pia Lanciotti, Alberto Paradossi, Paola Tiziana Cruciani, Luisa Ricci, Michela Giraud, Paolo Giangrasso, Giorgio Colangeli, Martina Galletta. Lillo (Pasquale Petrolo), Massimo De Santis
Distribuzione: Altre Storie
Durata: 104′
Origine: Italia, 2020

La valutazione del film di Sentieri Selvaggi
2.2

Il voto al film è a cura di Simone Emiliani

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Il voto dei lettori
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