PESARO 47 – Incontro con la regista Juliana Rojas

La regista brasiliana Juliana Rojas incontra il pubblico e la stampa al festival di Pesaro, parlando del suo film Trabalhar Cansa (in concorso), ma anche – e soprattutto – della situazione più generale del cinema in Brasile.

 

---------------- inserzione pubblicitaria ---------------
----------------------------------------------------------------

Sei una regista molto giovane e il film presentato in concorso qui a Pesaro è il tuo primo lungometraggio. Vorremmo dunque sapere quali sono stati i tuoi primi passi nel cinema e come è iniziata la collaborazione con Marco Dutra, col quale hai diretto Trabalhar Cansa.

 

Ho conosciuto Marco alla Scuola di Cinema dell'Università di San Paolo, che abbiamo frequentato insieme. Ci siamo resi conto che tra noi poteva nascere una bella collaborazione, dato che amiamo lo stesso tipo di cinema e gli stessi film. Così, abbiamo deciso di dirigere insieme il cortometraggio per la tesi di laurea e abbiamo successivamente deciso di presentarlo alla Cine Fondation di Cannes che si occupa di selezionare tutti i film provenienti dalle scuole di cinema ed è stato selezionato nel 2005. Da allora in poi ho sempre lavorato con Marco e insieme abbiamo realizzato diversi altri cortometraggi, fino ad arrivare a Trabalhar Cansa che è il nostro primo lungometraggio.

 

Qual'è la situazione delle scuole di cinema in Brasile? E come funziona il sistema distributivo per i lavori dei giovani registi brasiliani?

 

In Brasile esistono diverse scuole di cinema pubbliche e recentemente stanno nascendo numerose scuole di cinema private. La scuola che ho frequentato io, che era una scuola pubblica, aveva dei corsi molto validi a livello teorico, grazie alla presenza di professori di storia del cinema molto preparati, ma nello stesso tempo era un po' carente dal punto di vista pratico, a causa dell'assenza di finanziamenti che impediva agli studenti di farsi le ossa con la produzione di propri lavori. Per realizzare il cortometraggio di diploma abbiamo dovuto investire dei soldi nostri, dal momento che l'università non poteva coprire per intero le spese di produzione. Il problema principale delle scuole pubbliche era, ed è tutt'ora, l'assenza di una solida struttura produttiva. Dall'altro lato, le scuole private hanno il problema inverso. Gli studenti possono fare molta pratica perchè queste scuole investono molti soldi nell'acquisto di attrezzature valide, ma non hanno a disposizione dei docenti qualificati che possano fornire loro delle basi teoriche per quel che riguarda, ad esempio, la storia del cinema. Va anche detto che si tende a voler coprire queste grosse spese aumentando il numero di studenti nei vari corsi. Questo fa sì che le lezioni siano sempre più affollate e , dunque, ciascuno studente non può avere a sua disposizione l'attenzione da parte dei docenti che si rende necessaria per raggiungere un grado elevato di formazione. Per quanto riguarda la distribuzione, in Brasile è un problema per tutti i registi, non solo per quelli giovani, perchè le sale sono sempre più monopolizzate dalle produzioni statunitensi e la televisione è sempre meno interessata a programmare film di cineasti brasialiani.

 

Mi piacerebbe sapere quali sono i tuoi riferimenti culturali e cinematografici, a partire da una breve considerazione: nel vostro film si notano delle simpatie per delle situazioni “torbide” che sembrano derivare direttamente dal genere horror, seppur stemperato nell'inquietudine. Pensi che il riferimento diretto ai generi possa essere utile per i giovani registi brasiliani?

 

Per quel che riguarda i riferimenti, si può dire che sono moltissimi, ma non c'è un regista specifico o un film in particolare a cui io e Marco guardiamo quando decidiamo di realizzare un film. Abbiamo gusti molto variegati. A me piace molto il genere horror e adoro Hitchcock, ma nello stesso tempo amo autori molto diversi come Ozu o Rodriguez, quindi queste influenze tendono costantemente a mescolarsi quando realizzo un film. Ma ad ogni modo, il punto di partenza di un film è sempre una storia. Il modo in cui raccontarla viene dopo e, talvolta, come nel caso di questo lungometraggio, può improvvisamente imporsi un genere che influenza nettamente l'opera, ma il punto di partenza è senza dubbio la storia di una donna che, in seguito ad una serie di vicende personali, si ritrova a vivere un momento di profondo cambiamento all'interno della sua vita.

 

Noi siamo abituati a pensare al Brasile in questi ultimi anni come il paese di riferimento per quel che riguarda la crescita economica, eppure questo film sembra raccontare più un momento di depressione che non un momento positivo per l'economia. Come mai?

 

È vero, l'economia brasiliana sta attraversando sicuramente un momento positivo, ma va precisato che questa crescita non è estesa a tutti. Da sempre in Brasile c'è una forte differenza tra le varie classi sociali e questo fa sì che vi sia grande povertà in tutto il paese. Il miglioramento riguarda le classi medio-alte e quindi solo una piccola parte del paese può giovarne, ma questo argomento viene spesso taciuto dai media e dalle classi più agiate in Brasile.

 

Il finale del film è davvero molto particolare e questo gruppo di disoccupati ci viene presentato quasi come se fossero degli zombie sociali che di colpo decidono di dar sfogo alla loro animalità. Come è nata l'idea per questa scena?

 

Mentre scrivevamo la sceneggiatura del film siamo venuti a conoscenza di alcune nuove tendenze nella selezione del personale da parte delle grandi società e abbiamo scoperto che utilizzano dei sistemi bizzari, quasi assurdi direi, che si basano su test psicologici davvero stravaganti e sono anche molto diffusi dei testi in cui si equipara il perfetto uomo d'affari alla scimmia che riesce a trionfare nella giungla, o addirittura alcuni testi che propongono come esempio da seguire Gesù Cristo, definendolo il più grande uomo d'affari nella storia dell'umanità. Questi approcci sono tutti mirati ad influenzare psicologicamente chi deve immettersi nel mondo del lavoro, facendo leva su degli elementi assurdi che si spera possano fungere da fattori motivazionali. Una delle simulazioni in cui ci siamo imbattuti riguardava proprio una situazione simile a quella mostrata nel film, in cui si richiedeva a queste persone di sentirsi come uomini della giungla, dove la giungla è – appunto – una perfetta metafora del mondo del lavoro.

 

Su quale tipo di sovvenzioni si regge il cinema brasiliano? Ci sono più investimenti pubblici o privati?

 

Ci sono dei finanziamenti pubblici sia da parte del governo federale che da parte del governo centrale e, talvolta, anche dalle amministrazioni comunali. Viene bandito un concorso pubblico che seleziona le opere meritevoli di essere finanziate. Ovviamente, i soldi stanziati non coprono mai tutte le spese di produzione del film. Intervengono poi alcune società private che, investendo soldi nella produzione del film, possono godere di agevolazioni fiscali, ed è per questo che il più delle volte i titoli di coda dei film brasiliani sono incredibilmente lunghi, perchè bisogna elencare i nomi di tutte queste società. E sono davvero tante.