Pesaro 49 – Tavola Rotonda: Fuori Norma. La via sperimentale del cinema italiano.

---------------------------------------------------------------------
APERTE LE ISCRIZIONI PER UNICINEMA E SCUOLA DI CINEMA

---------------------------------------------------------------------

Fuori Norma. È l’etichetta data da Adriano Aprà per presentare l’Evento Speciale della Mostra: il nuovo cinema sperimentale italiano. Fenomeno che negli ultimi dieci anni è letteralmente esploso soprattutto grazie a nuovi mezzi espressivi ma sempre restando ai margini della visibilità. La Tavola Rotonda tenutasi a Palazzo Gradari è stata occasione di  riflessione e scambio di punti di vista, d’interpretazioni su ciò che s’intende quando si utilizza il termine “fuori norma”. Presenti all’incontro Mauro Santini, Davide Manuli, Sara Pozzoli, Costanza Quatriglio, Andrea Caccia, Nadia Ranocchi, Luca Ferro, tutti autori i cui lavori sono stati presentati alla manifestazione pesarese, oltre ai saggisti Sandra Rischi, Gianmarco Torre e al produttore Giancarlo Grande. Gli interventi su cosa sia e come dovrebbe essere il “fuori norma” nel cinema sperimentale contemporaneo non sono stati del tutto convergenti, dissonanze che hanno reso il dibattito vivace e particolarmente interessante. Davide Manuli, nelle sale in questi giorni con La leggenda di Kaspar Hauser, si definisce uno sperimentatore che però preferisce utilizzare, nei suoi lavori,  innesti narrativi che affianchino l’esperienza puramente visiva. Mauro Santini definisce  “fuori norma” il cinema che abbia la capacità di essere normale, senza costrizioni a cui  obbligano le grandi produzioni. Il suo è un cinema autoprodotto e autofinanziato nel quale la sceneggiatura non esiste a priori, non è preparata, ma si forma e prende corpo nell’atto della ripresa, raccontando ciò che l’occhio vede. Per Santini la pluralità di sguardo (e dunque di autori) del cinema sperimentale italiano deriva da una grande assenza istituzionale, si rende necessario allora formare un collettivo di cineasti capaci di dar vita ad un circuito alternativo. Passionale l’intervento di Luca Ferro, dove il “fuori norma” viene visto come una sorta di rivoluzione perché a partire dagli anni Duemila tutti hanno la possibilità di esprimersi con l’avvento di nuovi mezzi (soprattutto il digitale), è il numero di autori quindi che fa la novità, il fuori norma appunto, a dispetto del passato dove il cinema industriale era l’unico strumento di visione. Ma per Ferro, un cinema sperimentale che viene visto e condiviso solo da pochi intimi è senza prospettiva, occorre invece creare una rete capillare, anche privata, che possa aumentarne  esponenzialmente la diffusione. La saggista Sandra Rischi afferma che tutto il cinema è sperimentale, non ci sono steccati definitori e quindi il termine “sperimentale” dovrebbe essere cancellato. Pone anche il problema  di trovare nuovi luoghi di fruizione e condivisione delle opere, ignorate dal cinema e dalla tv, tracciando una sorta di passaggio, di transizione da “fuori norma” a “fuori luogo”.