Pesaro 50 – Intimnye mesta (Parti intime), di Natasha Merkulova e Aleksej Chupov (Sguardi Femminili)

Intimnye mesta Il lungo flashback, che è il film, spiegherà di chi è il corpo nudo che sta per essere cremato e per quale ragione ciò accada.

I personaggi, tutti appartenenti a classi sociali medio alte nella Mosca di oggi, hanno dei segreti da non rivelare. Si tratta di segreti che appartengono alla sfera sessuale e nel denunciare la loro solitudine, compongono un ritratto ironico e inusuale della Russia dei nostri tempi.

Su un filo di umoristico distacco quasi occidentale, i due esordienti autori affrontano un tema che appartiene anch’esso, per tradizione, all’occidente. Lo sviluppo delle vicende parte dalle patologie sessuali di cui soffrono i protagonisti, dalla frustrazione della donna che lavora nella commissione di censura, alla scoperta della propria omosessualità in età matura del marito afflitto da calo del desiderio, dalla riscoperta del sesso per la moglie, allo psicologo che nell’aiutare il cliente a metabolizzare la propria scoperta dell’omosessualità frequenta le prostitute pur senza compiere alcun atto sessuale. Poi c’è Ivan, il fotografo che predica la libertà e il diritto alla felicità e per mestiere fotografa le parti intime di uomini e donne, senza alcuna emozione e senza alcun trasporto. Scopriremo che il corpo delle prime sequenze, in un incipit che ricorda assai da vicino Il grande freddo, è il suo e la sua morte sarà stata causata da un fulmine attirato da una protesi sessuale di cui la commissaria della censura si era liberata, nel desiderio di cambiare vita, gettandola dalla finestra.

La middle-class russa in realtà non era mai stata oggetto di racconto e sembrava che costituisse quasi un tema rimosso o inesistente. Invece esiste e il merito principale dei due registi Merkulova e Chupov è quello di avergli dato corpo. Di contro si assiste ad un cinema che per fattura e contenuti in poco o nulla differisce dal cinema occidentale e se si respira un’aria tardo-alleniana per il profilo divertente da commedia che il film conserva, ma senza quell’aria di frizzante ironia delle opere sul medesimo tema del regista americano, è anche vero che una sorta di cupezza di fondo e una gelida concezione dei rapporti (stringendo una stretta relazione con il citato titolo di Kasdan), sono elementi presenti nel film e dai quali il cinema dell’est Europa non vuole e non può affrancarsi. Tutto questo ne connota l’autonomia segno di una riconoscibile personalità.

Ci accorgiamo però che i percorsi del cinema russo si ramificano e incrociano i gusti dell’occidente facendosi interprete Intimnye mesta, di Natasha Merkulova e Aleksej Chupov delle piccole angosce quotidiane delle nostre società globalizzate; ci accorgiamo che anche le soluzioni non differiscono e lo psicologo ironico e apparentemente tranquillo nelle sue sedute da In treatment, in nulla differisce (ma potrebbe non differire?) dai tanti suoi omologhi che abbiamo visto sugli schermi del cinema che ci è più familiare e possiamo verificare che perfino le scenografie degli ambienti appaiono omologate a quelle che conosciamo. In questo scambio di materie che ci fa ritrovare una parte della nostra vita anche nel cinema russo, possiamo vedere un pericolo che coincida con la perdita del profilo introspettivo, diretto discendente di una cultura che ha sempre privilegiato la ricerca dell’umano e l’immersione nella coscienza o festeggiare un benvenuto ad un cinema che si interroga su temi che sembrava volesse nascondere per un innato pudore o peggio per una censura connaturata ad una cultura geneticamente aliena da questi temi. Il film dei due autori russi costituisce comunque una interessante novità che per adesso non spezza più di tanto un equilibrio tra il vecchio e il nuovo, tra il passato e il possibile futuro.