Pesaro 50 – Tra sperimentazione e classicità, la storia continua

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Il Festival del Nuovo Cinema di Pesaro è nato affinchè il pubblico potesse vedere opere prime, visioni mai viste, questa tradizione continua. Nonostante soffra dei mali dai quali è afflitta la cultura italiana è una manifestazione che ancora ha molto da dire, molto da raccontare e molto da scoprire nonostante sembri che tutto sia stato detto e tutto sia stato visto.

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StaffQuando i fondatori della Mostra del Cinema di Pesaro, Lino Miccichè e Bruno Torri, diedero vita alla manifestazione gettando le fondamenta teoriche della rassegna, pensavano ad un festival che consegnasse al pubblico una visione di opere prime intese anche come visioni provenienti da Paesi che non avevano mai trovato schermi italiani così disponibili. Quindi film che potevano vedersi in Italia per la prima volta, sganciando pertanto il concetto da una consuetudine anagrafica non sempre adatta in materia di cinema e artistica in genere. Nasceva così il Festival del Nuovo Cinema di Pesaro che dalla direzione di Miccichè, a quella di Müller è arrivata a quella di Giovanni Spagnoletti erede di un passato ponderoso di quando Pesaro era il laboratorio della sperimentazione, della ricerca, per attribuire alle immagini nuovi significati e scoprire attraverso quei film pulsioni e volontà differenti rispetto al comune sentire. Per questo ci è sembrato più che opportuno il ricordo che il festival ha dedicato al critico e fondatore della manifestazione con una proiezione di filmati e di documentari firmati dallo stesso Miccichè, ricordo che è stato completato dalla intitolazione al suo nome di un Largo cittadino nei pressi di Piazza Matteotti.

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Oggi il Festival di Pesaro soffre dei mali dai quali è afflitta la cultura italiana ed è un miracolo che con questi chiari di luna Largo Lino Miccichè, Pesarouna manifestazione così concepita sia in grado di offrire ancora un programma stimolante, sorprendente e innovativo e anche corposo, frutto di una ricerca meticolosa e di un miracolo di equlibrismo economico di cui va dato alla alla direzione del festival e all’intero staff organizzativo.

Un palinsesto ricco e come sempre di spessore ha accompagnato i sei giorni di festival, uno in meno rispetto agli anni passati, ma qualche scotto lo si deve pur pagare! Il Concorso, il Panorama USA degli indipendenti curata dal sempre presente John Gartenberg, la retrospettiva dell’animazione italiana che ha fatto scoprire qualche nuovo talento, la ricercata retrospettiva del cinema d’autore con i film ospitati dal festival fin dalla sua fondazione che sono stati davvero una piacevole e (a volte) lungamente attesa sorpresa, anche se purtroppo spesso relegati in fondo alla giornata in ora tanto tarda da sconfinare al giorno successivo. Un vero peccato perché alcuni titoli sono stati tra i pezzi più pregiati del cartellone pesarese.

Il Concorso, che a Pesaro in verità non è mai stata la spina dorsale della manifestazione, ha raggiunto il solito buon livello con le visioni in piazza. La fruizione del cinema all’aperto è sempre suggestiva ed esalta la ritualità collettiva, ma a volte le opere sono state penalizzate. Bisognerà forse rivedere alcune regole, concordare una maggiore collaborazione delle istituzioni ed evitare, ad esempio, il passaggio in piazza, in quelle ore e per Vicari, De Medeiros, Spagnoletti, Marciano e Danesequei pochi giorni, dei mezzi della pur legittima raccolta di rifiuti e della pulizia, concordare un transito di auto, anche istituzionali, in casi di emergenza e controllare che in piazza, nei limiti del possibile, vi sia un silenzio sufficiente per non disturbare la visione del film. D’altra parte il Festival non dura tutta la vita e questi accorgimenti aiuterebbero il Festival nel suo già difficile slalom tra gli eventi atmosferici inclementi, nonostante il periodo (ma ormai sembra un’abitudine da qualche anno in qua), che però non sembrano evitabili se non trasferendo al chiuso la proiezione.

Per il resto il Festival del Nuovo Cinema di Pesaro tale si conferma e si è tentato di darne resoconto su queste pagine. Un festival che ha molto ancora da dire, molto da raccontare e molto da scoprire nonostante sembri che tutto sia stato detto e tutto sia stato visto, ma non è così e Pesaro ce lo dimostra di anno in anno. Attendiamo il cinquantenario con fiducia e con occhi sempre nuovi.

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