#PesaroFF58 – Il super8 come categoria dello sguardo

Salvi Vivancos offre sponda al lavoro di archiviazione e catalogazione dei film di famiglia in un’ottica di riutilizzo artistico e archiviazione

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SCUOLA DI CINEMA SENTIERI SELVAGGI: APERTE LE ISCRIZIONI ANNO 2022-23


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Pesaro riscopre di volta in volta il gusto della sperimentazione, il piacere di una ricerca avviata nel tempo che si colora di elementi sempre differenti, se non del tutto nuovi, favorendo una introspezione nel mondo del cinema che serve anche a restituire insospettabile vitalità alle sue molteplici forme anche rispetto a quelle che resterebbero, per la loro natura in una sfera privata e inaccessibile ad ogni evento pubblico. Già nell’edizione del 2019, ma ancora prima a partire dal 2015, il formato super8 ebbe una sua consacrazione con la sezione del Festival dedicata a Claudio Caldini, l’artista argentino che ha saputo intervenire artisticamente su quel formato familiare della pellicola per ricavarne prove d’autore per nulla prevedibili. Quest’anno, ancora una volta, il super8 diventa protagonista in una breve, ma densa parte di questa edizione e ad animarla, così come era accaduto in quella precedente, ancora una volta Karianne Fiorini e Gianmarco Torri.
Al centro dell’attenzione i film di famiglia, il super8 e gli altri formati a cominciare dal Pathé baby di cui quest’anno ricorre il centenario, diventa testimone di una storia privata e più largamente anche testimone di una storia più complessiva che si ricompone nella scoperta di sempre nuovi temi, nuove forme di narrazione che i cineasti anonimi hanno, sicuramente inconsapevolmente, raccontato e che spetta allo studioso raccogliere, archiviare, diffondere e utilizzare per mostrare quello sguardo diverso sulla storia anche minore, su un passato recente, ma non sempre scandagliato, in quel privato così ricco di suggestioni. Forse anche restituendo senso ad una pratica oggi ormai diffusissima che si moltiplica quotidianamente attraverso l’uso degli smartphone che costituiscono il naturale succedaneo della pellicola amatoriale.
È in questa prospettiva che proprio il lavoro di archiviazione e catalogazione al quale si dedicano Fiorini e Torri diventa necessario e prezioso per il racconto di un tempo e per una sua comprensione che ha anche a che fare con la ricostruzione di storie e microstorie che appartengono, occasionalmente, anche a piccole comunità rurali e periferiche, ciclicamente escluse da ogni compendio storico e che la testimonianza del cinema amatoriale può fare rivivere con efficacia.
In quest’ottica ospite del Festival è stato Salvi Vivancos, fotografo, artista e performer spagnolo che accompagna questa sua attività dimostrativa con una ricerca attenta del cinema di famiglia. L’intenzione di mediare tra la conservazione della memoria e un suo riutilizzo, secondo una pratica di reinterpretazione, costituisce il fine del lavoro di Salvi Vivancos. È per questa ragione che l’artista lavora da almeno 10 anni alla implementazione degli archivi Memorias Celuloides e La red de cine domestico, due progetti che salvaguardando questo cinema che nasce da pratiche quotidiane, gli restituiscono dignità artistica e di ricerca in una più larga ottica di quella archeologia dei media che diventa un altro spazio dentro il quale lavorare per una storiografia differente e in parte anche inesplorata.
Il seminario pomeridiano in cui questi temi si sono succeduti nella esposizione dell’artista, corredata da esempi visivi legati proprio a quella ricerca e conclusisi con una originale divertente performance in cui tre proiettori super8, con un complesso, ma anche artigianale meccanismo che vedeva la stessa partecipazione manuale di Vivancos, proiettavano in sequenza successiva, ma contemporaneamente, la stessa pellicola, con un effetto di ripetizione e di nuovo sguardo sulle medesime immagini. In serata il lavoro di Salvi Vivancos ha trovato un nuovo e differente approccio presso gli ampi locali della Pescheria, che bene si prestano a questo tipo di interventi che prevedono l’installazione di elementi artistico-visuali come forma multimediale di relazione con il pubblico. Salvi Vivancos con l’ausilio di sei proiettori ha predisposto una multiproiezione di film familiari in cui le immagini nella loro sovrapposizione sapevano creare inusitate e impreviste relazioni non solo narrative, ma anche cromatiche e il suono, ma restituito da un’unica pista sonora sempre ricavata da colonna sonora di cinema amatoriale creando un’originale ambiente video-sonoro che conferiva al lavoro di questi sconosciuti cineasti nuova vita, nuova forma e anche nuova interpretazione in quella necessaria mediazione artistica che ne preveda, nel rispetto del suo contenuto, un riuso eticamente accettabile e artisticamente ricco di suggestioni che scaturiscono dalla vivificazione della memoria o, per i più giovani, dalla conoscenza di una pratica diffusa e poco conosciuta e che ancora oggi, sotto altre forme – che forse un giorno diventeranno archivio –ci appartiene diventando il fondamento di una nuova e sempre più ricca benché parcellizzata narrazione personale di ogni nostra (micro)storia.

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Le Arene estive di Cinema a Roma

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