PIACERI

Il piacere della messa in scena. Ogni volta che mi succede, ogni volta che, all’interno dei nostri corsi, parte la fase realizzativa, qualcosa di magico, di misterioso e di appassionante accade. Ma ciò che è strano è che anche durante full-immersion di cinque giorni si crea uno spirito di gruppo e un’adesione intima che lega tutti i partecipanti, qualunque sia il ruolo, qualunque sia l’apporto professionale. Credo che sia questo l’elemento che rende grande il cinema. Molto più che la realizzazione finale, molto più che l’immagine, molto più che la ricchezza – e senza disprezzare nessuno di questi elementi. Fatto sta che anche se vi ritrovate a girare un pidocchiosissimo cortometraggio a budget zero, la magia vien fuori uguale. E credo che tutto ciò sia dovuto a un senso profondo che tutti, indistintamente, mettono in gioco mentre si gira qualcosa. Sarà un ormone che viene stimolato dalla passione, dal piacere, dalla possibilità di fare qualcosa di creativo assieme agli altri. In non tutte le arti avviene questa magia. Probabilmente nei concerti e, ovviamente, a teatro. Per lo più il piacere è solipsistico, ha cadute verticali su se stessi. Pittori e scrittori lo vivono così, sostanzialmente da soli. Col cinema si partecipa a un’orgia rituale molto composta – in tal senso il cinema hard diventa un prolungamento metaforico di ciò che avviene nel cinema tout court. Naturalmente questo rimanga tra di noi: non vorrei che qualcuno andasse a dire in giro che Sentieri selvaggi riapre proponendo un altro corso di specializzazione…