Piccoli brividi, di Rob Letterman

Ogni storia può dividersi in tre parti. L’inizio. Lo sviluppo. E la svolta”.
Ne sa qualcosa chi, saltellando goffamente avanti e indietro tra l’adolescenza e il mondo che c’è prima, ha passato nottate intere, senza riuscire a chiudere occhio, a leggere quelle edizioni dalle colorate copertine vagamente inquietanti, con la sfolgorante scritta Piccoli brividi in rilievo che ogni volta suonava a metà tra una promessa e una minaccia. Sì, perché come dice Champ, lo sfigato pasticcione dall’urlo femmineo, al cospetto della raccolta dei manoscritti di R. L. Stine, “non sono libri per bambini. Quelli ti fanno addormentare. Questi ti tengono sveglio tutta la notte”.

piccoli brividiDi svolte e brividi, non solo quelli che fanno scorrere la paura lungo la schiena, ma anche lo strano genere di brividi procurati dai primi discorsi amorosi, Scott Alexander e Larry Karaszewski disseminano una storia che ha il colore di una teen comedy dalla vocazione giocosamente orrorifica dove, come i Piccoli brividi ci hanno insegnato, l’eroe affronta un processo di crescita e impara a confrontarsi con i propri demoni interiori. Da New York alla sonnacchiosa Madison, Delaware, con sulle spalle tutto il peso di un lutto da elaborare, lo Zach di Dylan Minnette è in cerca della strada giusta da percorrere nello strano labirinto fatto di quella materia nuova e oscura, costellata di pericoli e magnifici imprevisti, come il batticuore al cospetto dell’intraprendente e indomita Hannah, che è la vita.
Portando finalmente a compimento un progetto che più di vent’anni prima era stato accarezzato da Tim Burton e, poi, sfiorato anche da George A. Romero, Rob Letterman chiama a raccolta, in un fitto reticolo di citazioni in divertito stile B-movie, che pescano nei cento titoli e più di Piccoli brividi, i mostri e le creature di R.L. Stine, ovviamente capitanati dalla mitica marionetta ventriloqua Slappy, doppio demoniaco dello stesso scrittore, come la scena wellesiana nel labirinto degli specchi non manca di sottolineare. E, mentre, tra ghoul e insetti giganti, abominevoli uomini delle nevi e lupi mannari, blob e robot di latta Rob Letterman tira dritto per il suo racconto di piccoli brividiformazione, senza rinunciare al gusto dissacratorio che innerva il suo cinema, mettendo questa volta alla berlina la polizia di provincia, traveste Piccoli brividi anche da finta biografia dello stesso Stine, con tanto di spassose sferzate dirette all’antagonista letterario Stephen King. Biografia di cui si appropria Jack Black, già in coppia con Letterman ne I fantastici viaggi di Gulliver, come gli assai poco amichevoli nani da giardino ben sanno, che qui dirada la comicità della sua eccedenza fisica a favore di una di carattere più emotivo e introspettivo, venata di una sottile amarezza, aggiungendo così un ulteriore tassello al discorso intrapreso, ormai da lungo tempo, sulla sua sproporzione rispetto al mondo.
Ma Piccoli brividi e il suo gioco di moltiplicazione delle sottotracce intrecciate che fuoriescono dal cilindro dell’universo stineiano non si esaurisce solo in una girandola di citazioni. Se ogni storia ha un inizio, uno sviluppo e una svolta, la svolta di Letterman sta nello svelamento di un’idea di cinema come inesauribile parco giochi dell’immaginario, verso il quale continuare a volgere lo sguardo con immutato stupore.

 

Titolo originale: Goosebumps
Regia: Rob Letterman
Interpreti: Jack Black, Amy Ryan, Dylan Minnette, Odeya Rush, Ryan Lee, Jillian Bell
Distribuzione: Warner Bros.Italia
Durata: 103’
Origine: Usa 2015