PLASTIC CITY. Transformers 4 – L'Era dell'Estinzione, di Michael Bay

transformers 4Il Texas, di nuovo Chicago, la navicella del bounty killer alieno, e infine Hong Kong: l'astronave-Bay corre da un angolo all'altro del pianeta, o dei pianeti, e per la prima volta anche verso lo spazio, dove dimorano “i Creatori” (!). Bay rinnova e rinforza la sua concezione di spazio come assoluta astrazione e reinvenzione dell'idea di “sfondo”. Una mappa dei luoghi di questo cinema nell'era dell'estinzione

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C'è un momento in cui Wahlberg dubita che la navicella spaziale che gli Autobots hanno sottratto a Lockdown e alla sua squadra (sul serio ora vi aspettate una sinossi?) possa correre abbastanza in fretta da Chicago a Pechino. “Amico, è un'astronave!”, lo rassicurano i robot.
L'astronave-Bay corre da un angolo all'altro del pianeta, o dei pianeti, e per la prima volta nel finale di questo nuovo episodio parte in cielo verso lo spazio, dove dimorano “i Creatori” (!). E' una novità importante, come a dire che la location verosimilmente terrestre ha esaurito (diremmo estinto) le proprie potenzialità. Un'affermazione quantomai attuale.
Ma prima, in 165' Bay rinnova e rinforza la sua concezione di spazio – metropolitano o “aperto” – come assoluta astrazione e reinvenzione dell'idea di “sfondo” nella costruzione di un'inquadratura cinematografica (azzardiamo, altrimenti che altro ci stiamo a fare qui: in alcuni fotogrammi con i robot che lottano agli angoli di una composizione altrimenti “vuota” nel proprio centro, Transformers 4 potrebbe rivelarsi non troppo lontano da alcune vedute dall'alto rovesciate di Journey to the West di Tsai Ming Liang…).
Se il deserto della Vendetta del Caduto rimane il luogo originario del cinema del futuro, la Chicago di macerie metropolitane del terzo episodio si staglia come l'immersione verticale di quel cinema nel presente. Con L'era dell'estinzione la riflessione continua vertiginosa. Ma andiamo con ordine.

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Paris, Texas
E' per Bay il luogo della rigenerazione, e non a caso è costellato di riferimenti alla propria opera, e autorimandi espliciti: il ranch di Mark Wahlberg viene dritto dritto dal videoclip di Objects in the rearviewmirror may appear closer than they are girato per Meat Loaf nel 1994, e il rapporto tra Wahlberg e il fidanzato spaccone della figlia è chiaramente debitore del triangolo parentale Bruce Willis/Liv Tyler/Ben Affleck in Armageddon. Come nel primo Transformers, le apparizioni iniziali delle macchine mettono a soqquadro spazi e mura dell'ambiente domestico (“papà, c'è un missile in salone!”). L'inventore squattrinato Cade Yeager (si pronuncia come gli Jaeger di Pacific Rim…) che va collezionando ferraglie e rottami per portarli a nuova vita nel suo capannone che pare quello di Mythbusters, scova la carcassa del camion-Optimus Prime nella sala di un vecchio cinema scalcinato in via di demolizione. Più tardi, il rifugio di Optimus e del suo manipolo di sodali robotici è il Grand Canyon, sulle cui rocce proiettare i video della memoria digitale degli insettoni-webcam meccanici. Tutto clamorosamente chiaro.

Chicago
Qui Bay rinnova quella che tra tutte è la pratica più avanguardista dell'intera sua poetica, ovvero la reiterazione della replica, che di fatto è per il cineasta la base dell'idea di sequel, come abbiamo più volte indicato (dell'industria dei sequel e dei remake, pratica di cui è campionessa la Platinum Dunes, la casa di produzione horror di Bay, si lamenta il proiezionista del cinema fuoriuso nell'incipit texano). In un'ottica di lucidissimo spreco e assoluta gratuità narrativa, Bay coraggiosamente riprende e ricomincia la “battaglia di Chicago” che era la chiusura della trilogia precedente: e lo fa all'interno di un ragionamento sul significato industriale di copia e modello di serie, veicolato dall'intera questione legata al personaggio di Stanley Tucci. Una teorizzazione che racconta tutta Hollywood da Corman a oggi, via Attacco dei Cloni.

L'astronave di Lockdown
E' la novità più grande dell'intero episodio, il set più inaspettato, il primo realmente fantascientifico di tutta la saga, se si escludono un paio di frammenti lunari/extraterrestri/celesti ecc. Permette da un lato allo sceneggiatore Ehren Kruger di caratterizzare in maniera più definita i nuovi cattivi e i nuovi alleati, e dall'altro a Bay di riallacciarsi figurativamente e visivamente all'estetica dei videogames che costeggiano l'universo della serie, ovvero la saga videoludica delle Guerre per Cybertron.
Concettualmente è uno spazio che rimanda all'asteroide di Armageddon, all'Alcatraz di The Rock o ai sotterranei di The Island, perché è il luogo in cui viene fuori e prevale l'elemento umano, e il legame affettivo: è qui che padre, figlia e fidanzato diventeranno finalmente una squadra, dovendo badare alla propria pelle per evadere dall'astronave. E' il momento in cui Wahlberg si trasforma compiutamente nell'eroe del film, avendo anche guadagnato il proprio scettro/arma.

Pechino/Hong Kong
Quasi un annetto fa Benny Chan ci raccontava della difficoltà ma anche della sfida creativa rappresentate dallo girare un action ad Hong Kong: un sacco di gente per le strade, pochissimo spazio orizzontale, ma tante possibilità in verticale, grattacieli, palazzi, case le une sulle altre. La Hong Kong di Transformers 4 è innanzitutto un regalo grandissimo, e poi la conferma della visione, per l'appunto, verticale di Ehren Kruger (in confronto ai primi due episodi di Kurtzman & Orci che erano invece espansivamente “orizzontali”), già evidente nella corsa ascensionale alla Trump Tower del terzo film: va da sé, giocare con queste traiettorie a Hong Kong tira in ballo una raggiera infinita di incroci con l'immaginario che lega questa città alla storia del cinema orientale e non solo.
Mentre la carica della cavalleria Dinobot fa a pezzi proprio le immagini di quella Hong Kong che abbiamo imparato a conoscere sullo schermo (Hollywood, dopo aver chiamato Hong Kong a sé negli anni '90, sbarca oggi sull'isola liberando dinosauri spielberghiani in guisa meccanica…), per la prima volta le traiettorie di Optimus e dei suoi amici umani vanno in direzione reciprocamente opposta: Wahlberg dall'alto dei tetti cerca di scendere per strada saltando da altezze perigliosissime di balcone in condizionatore esterno come in un film di Jackie Chan, mentre il Prime spicca il volo verso la sua prossima avventura spaziale.
E' un cortocircuito nuovo (gli altri film terminavano puntualmente con l'affermazione di Optimus di voler restare sulla Terra a difendere gli uomini). Dove, è proprio il caso di chiederlo, sarà ambientato il prossimo film?

Titolo originale: Transformers – Age of extinction
Regia: Michael Bay
Interpreti: Mark Wahlberg, Nicola Peltz, Jack Reynor, Kelsey Grammer, Sophia Myles, Stanley Tucci, Titus Welliver, Li Bingbing
Origine: USA, 2014
Distribuzione: Universal Pictures
Durata: 165'