"Poco più di un anno fa", di Marco Filiberti

Apprezzabile riflessione sulla necessità di comprendere "l'altro da sé" il film, girato su un modello di un falso documentario, ripercorre le tappe della folgorante carriera di uno John Holmes nostrano dalle nobili origini, attraverso il confronto con il fratello per bene ma profondamente segnato dal conformismo della società "normale".

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Esce inizialmente con sole tre copie a Roma e a Milano l'opera prima di un regista giovane, eclettico e coraggioso nell'esporsi in prima persona che probabilmente è alla ricerca, come Riki Kandinsky protagonista pornodivo omosessuale da lui stesso interpretato e come l'omonimo pittore russo, dello "spirituale nell'arte". Su tutto il film, infatti, aleggia un'aureola mistica e simbolica che incarna il desiderio del tentativo da parte del protagonista di donare alla propria figura una corporeità diversa, quasi inconsistente, nonostante la grande fisicità della professione che esercita, insieme all'anelito di redimere il mondo attraverso l'utopia dell'arte e della sua capacità di polverizzare il tempo ed il conseguente oblio. Questo l'apprezzabile, ed in parte riuscito, tentativo di Filiberti il quale, servendosi di un'atmosfera vagamente retrò, di un tono leggero ed insieme melodrammatico e dei fiori e l'illuminazione sempre frontali e ben visibili come in una pellicola di Sirk, alterna alla riflessione sulla necessità di ognuno di comprendere anche e soprattutto l'altro da se, scene in cui trionfano corpi mascolini e ben oliati. Girato su un modello di un falso documentario, Poco più di un anno fa ripercorre le tappe della folgorante carriera di uno John Holmes nostrano dalle nobili origini, attraverso il confronto con il fratello per bene ma profondamente segnato dalle imposizioni e dal conformismo della società "normale".


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A volte finisce per diventare un po' ingombrante il narcisismo dello stesso Filiberti espresso dalla continua presenza del suo sguardo nei fotogrammi, mentre appaiono come stonate alcune facili riflessioni tratte dal diario intimo di Riki e le piccole ingenuità a livello di resa scenica. Tuttavia alla pellicola va senz'altro il merito di offrire una visione alternativa e decisamente "diversa" di quegli stessi temi, come quelli della famiglia e della ricerca di un'autenticità, trattati da Muccino e Ozpetek, oltre a quello di non cadere nel consolatorio "mea culpa" finale del protagonista che si pente della lascività della propria esistenza.


A Berlino la pellicola ha raccolto consensi da parte di critica e pubblico. In Italia, per ora, ha raccolto il divieto per i minori di 14 anni, limitazione con cui lo stesso regista si è detto d'accordo.


 


 


Regia: Marco Filiberti
Sceneggiatura: Marco Filiberti, Italo Moscati
Fotografia: Stefano Pancaldi
Montaggio: Valentina Girodi
Scenografia: Livia Borgognoni
Costumi: Eva Coen
Interpreti: Marco Filiberti (Riki Kandisky), Urbano Barberini (Federico Soldani), Alessandra Acciai (Julie), Rosalinda Celentano (Luna), Francesca d'Aloja (Charlotte), Luigi Diberti (Rod Lariani), Erika Blanc (Angela Valle), Caterina Guzzanti (Koka)
Produzione: Samantha Gaetani, Alessandro Tonnini per Campinella Production, Corsaro Production
Distribuzione: Lantia
Durata: 100'
Origine: Italia, 2002


 

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