Polar, di Jonas Åkerlund

Molti, sicuramente, già conosceranno le scie di sangue che Black Kaiser lascia ormai da un po’ di tempo dietro di sé. Per chi, invece, non avesse ancora incrociato il suo cammino, Black Kaiser è il miglior sicario del mondo – il suo nome, del resto, la dice lunga sulla sua furiosa implacabilità – nonché il protagonista di Polar, la webcomic, divenuta anche una graphic novel, firmata dallo spagnolo Victor Santos.


Certo, del gustoso minimalismo grafico di Santos, tratto immediato e tavole rigorosamente in bianco e nero squarciate solo da spruzzi taglienti di arancione, che nella versione web fa addirittura a meno della parola, resta ben poco nella trasposizione cinematografica di Polar firmata da Jonas Åkerlund e distribuita da Netflix, forse con l’idea di aggiungere un sicario capace di competere con John Wick alla sua già sterminata galleria di killer e pluriomicidi.
polarInsomma, più che in direzione di Melville o Suzuki, ai quali Victor Santos dichiara di essersi ispirato per il suo webcomic, l’ex batterista dei mitici Bathory, approdato al cinema prima con The Horsemen e, poi, con Lord of Chaos, film sulle vicende di sangue della band black metal Mayhem e di Burzum, sembra preferir guardare dalle parti di Tarantino e Rodriguez, con magari anche qualche sterzata verso la magnifica eccedenza di The Counselor, salvo poi, invece, accontentarsi troppo spesso della tanto facile quanto inutile estetica da videoclip (di cui Åkerlund ne sa qualcosa) della coppia Neveldine e Taylor.
Tutta giocata su una spacconeria ad alto tasso adrenalinico, fatta di eccessi cromatici, ad ogni segmento del film viene data la sua inequivocabile gamma di colori, e ovviamente tanto copiosi quanto ingegnosi versamenti di sangue, senza dimenticare una buona dose di amplessi, nella sua rilettura delle tavole di Santos in chiave gioiosamente trash (chissà cosa ha da ridire Mel Gibson sull’epica da baraccone alla quale vengono ridotte le gesta di William Wallace…), Åkerlund non si preoccupa particolarmente di curare l’intreccio, con buona pace di chi ancora crede nell’originalità o nella profondità.
L’unica ad opporre una qualche forma di resistenza al vuoto chiassoso di Polar sembra la pallida e spettinata Vanessa Hudgens, lasciata sola, per due ore, a tentare con i suoi occhioni stropicciati di iniettare un po’ di pathos nella storia. E se di empatia proprio non ne sa nulla quel manipolo di schizokiller di nuova generazione che sembrano spuntati fuori da Suicide Squad, chi si trova a fare i conti con i propri tormenti emotivi, “ti sei rammollito” non manca di sottolineare con stile impeccabile la Vivian di Katheryn Winnick, è nientemeno che il centro di gravità del film di Åkerlund, lo statuario Mads Mikkelsen.
Mads-Mikkelsen-Polar-Netflix-OriginalGiunto sulla soglia dei cinquanta e della pensione, Black Kaiser, il killer silenzioso e inesorabile, come la morte stessa, che nella vita di tutti i giorni si fa chiamare Duncan Vizla, potrà anche iniziare ad avere problemi con la prostata, ma quando si tratta di mettere in atto la sua vendetta contro l’avida obliquità di Mr. Blut/Matt Lucas, che riserva ai suoi agenti anziani il trattamento del riposo eterno per risparmiare sul costo della liquidazione, non esita a rimarcare quello che i vari mercenari del cinema vanno dicendo da tempo. A saperla più lunga e a dettare, quindi, le regole è sempre e ancora la vecchia guardia.
Per convincersene, basta andare a guardarsi la sequenza in stile Commando con l’inarrestabile Mads Mikkelsen che, dopo tre giorni di tortura e un occhio in meno, fa fuori, uno dopo l’altro, tutti i soldati del copioso esercito privato di Mr. Blut, ripagandoci così, assieme all’impennata impressa dalla breve e magnifica scorribanda di Richard Dreyfuss, dalla faticosa girandola impazzita, in barba la coerenza, che Åkerlund imbraccia con gradassa e frenetica noncuranza.

 

Titolo originale: id.
Regia: Jonas Åkerlund
Interpreti: Mads Mikkelsen, Vanessa Hudgens, Katherine Winnick, Matt Lucas, Richard Dreyfuss
Distribuzione: Netflix
Durata: 119′
Oriine: Usa/Germania 2019