POLEMICHE: "Muccino e i suoi fratelli, ecco la carica dei trentenni"


Diciamo che l'ultimo di Muccino, Ricordati di me (chi scrive non l'ha ancora visto, ma non è importante ai fini della nostra riflessione), già prima di uscire ha consegnato un piccolo dono alla cinematografia italiana. Il quarto film del romano smuove le acque, fa scrivere, leggere, gonfia palinsesti e non bastante ci allieta il San Valentino. Ricordati di me (e come non farlo?) non è solo un film, è anche un carrozzone grondante di epitesti pubblici (il cocchiere è per definizione Genette): insomma, il dispositivo marketing che ha da tempo preceduto il film, che ne ha parlato, che lo ha denudato e sviscerato l'ammontare delle qualità.


Tutto questo battage naturalmente viene appoggiato e perpetrato dal giornalismo italiano che, fedele alla sempiterna professionalità che lo contraddistingue, il 31 gennaio sulla Repubblica, per mano di Paolo D'Agostini e sotto la scritta "Nuovo cinema Italia", titolava: "Muccino e i suoi fratelli, ecco la carica dei trentenni". E viene da domandarsi quali che siano questi fratelli; ma è presto detto, l'abstract recita: "Tra i protagonisti della scena futura, nomi su cui scommettere: Sorrentino e Gaglianone, Ponti e Winspeare, Tavarelli e Ozpetek". Come vedete il carrozzone si tira dietro un po' di luce anche per i poveri piccoli fratellini di Muccino: i muccinini. Ecco dunque che abbiamo tolto il fiocco e scoperto il dono che Muccino&media depositano al cinema italiano.

--------------------------------------------------------------------

--------------------------------------------------------------------

--------------------------------------------------------------------

--------------------------------------------------------------------

Interessante, si scopre una cinematografia emergente (tra l'altro Tavarelli è un nome su cui i più accorti hanno scommesso da tempo, altroché "fratellino"), un barlume di cognizione colpisce la stampa italiana e come la si denuncia questa sorta di epifania giornalistica? Be', si aspetta il carrozzone! Si aspetta il Muccino di turno che, a sua insaputa assurge ad ambasciatore della nuova genia di italici registi. Ma dico io, è mai possibile che ancora si debba far passare per idiota il lettore? Che ancora si usi il nome di sensibili e intelligenti giovani cineasti per guarnire il panegirico dell'importante produzione di turno?


Il Gaglianone de I nostri anni, l'Edoardo Winspeare di Sangue vivo, il Paolo Sorrentino de L'uomo in più dovrebbero lesinare articoli promozionali, per di più appartenenti ad una campagna pubblicitaria di un altro film? Siamo messi così male da dover propagandare un cinema esiliato come quello degli anzidetti sotto il cinema imbellettato, laccato, pulito, chiarito come quello di Muccino? Pasolini sotto l'egida di Visconti?, e passateci il parallelo.

---------------------------------------------------------------------

---------------------------------------------------------------------

Ma l'articolo non chiosa qui, come meriterebbe e meriterebbero gli interessati. In un impeto di orgoglio cinefilo il giornalista si rammenta di quelli che chiama "preziosi cani sciolti come Giovanni Davide Maderna, Pier Giorgio Gay, Alex Infascelli, Pasquale Scimeca e Paolo Benvenuti, il Dreyer pisano". Non bastava, doveva mettere pure il dito nella piaga e inserire in questo elenco riempipista il nobile cinema del grande Benvenuti (il Dreyer pisano dice lui!) che, poverino, da ventanni si arrabatta con le distribuzioni per permettere ai suoi film di circolare anche al di fuori del soggiorno di casa sua. Doveva aspettare l'ultimo di Muccino, con lui fraternizzare e sentirsi dare (ahilui!) del trentenne prima d'essere riconosciuto nella disparata lista del "Nuovo Cinema Italia".


Ma la cosa strana a questo punto è che il nostro giornalista non abbia inserito nel calderone anche Antonio Capuano con il suo smodatamente sfrontato Luna rossa, o ancora peggio nientepopodimenoche i riconciliati muccinini di Ciprì e Maresco che, anche loro, aspettavano con ansia Ricordati di me per riconoscersi di diritto nel nostro grande nuovo cinema. Ma gli è andata male questa volta, per loro nemmeno dieci battute. Sarà per la prossima, magari per il battage del primo film del fratellino (questa volta di sangue) di Gabriele Muccino: Silvio! Come è andata male, per concludere questo minimo bestiario cinematografico, anche a Silvano Agosti: anche lui trentenne e ansioso di salire alla ribalta.


Grazie giornalismo cinematografico italiano, i fratelli putativi ti ringraziano di averli illuminati con la lungimiranza della tua sempre indefessa professionalità! Grazie di aver concesso le 15 battute di notorietà anche a chi non può prometterti un carrozzone pieno di leccornie. Il nuovo cinema italiano si Ricorderà di te!