Pop Goes My Heart


Tutto il cinismo del mondo evapora nell’ottimistica evanescenza della canzone pop. La canzone pop dice che andrà tutto bene. Ci sono canzoni senza fondamenta, di cui soltanto noi siamo i pilastri. I’m Gonna Be (500 Miles) dei Proclaimers è una di queste, tra Ken Loach e The Wedding Party, e molto altro

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Ci hanno abituati a volere la compilation. Quella che “devi iniziare alla grande, catturare l’attenzione”. Quella che John Cusack in Alta fedeltà registra a scopo rimorchio con il rigore di un sacramento. Quella che Kirsten Dunst in Elizabethtown correda di indicazioni stradali e polaroid. Quella che Charlize Theron in Young Adult infila nell’autoradio per sentirsi la dancing queen del ballo scolastico a ciclo continuo. E’ una questione di alta fedeltà che prescinde dall’intensità e dalla durata di una storia. E’ una storia di bisogni primari. Ci sono cose che al cinema come nella vita non puoi fare senza la tua canzone. Così Julia Roberts prestava a denti stretti e braccia conserte The Way You Look Tonight a Cameron Diaz per il matrimonio del suo migliore amico, e a nessuno veniva il sospetto che un’altra orchestra l’avesse già suonata davanti ad altre damigelle in abito color lavanda. A dispetto di ogni evidenza, non dubitare che la compilation della tua giovinezza suoni solo per te.

Questa è la storia di una canzone che ha suonato per Johnny Depp e Mary Stuart Masterson, per una compagnia telefonica ispanica e per il videogame di Alvin Superstar. Ha una rapporto di lungo corso con l’alcol e i chiassosi matrimoni scozzesi.Ha avuto un curioso ritorno di fiamma con l'attrice Isla Fisher: prima di ritrovarsi in The Wedding Party erano entrambe in Ladri di cadaveri. Burke & Hare di John  Landis. La hit chiudeva una storia "ispirata a fatti reali, eccetto le parti che non lo sono". Dissacrante e irresistibile nella sua interezza.

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I’m Gonna Be (500 Miles) dei Proclaimers ha fatto il giro del mondo guadagnandosi il 50esimo posto tra le 100 canzoni più brutte di sempre. La forza di tanta banalità musicata ha spinto i piedi di un giovane cinese per 1000 miglia: la sua ragazza aveva promesso di sposarlo se avesse messo in pratica il ritornello. Stava scherzando. Le canzoni ci rendono stupidi, sicuramente abbassano le nostre difese.
Così Lizzy Caplan arriva all’addio al nubilato di The Wedding Party con il mascara raggrumito tra le ciglia e si scioglie sul nastro srotolato dal mangiacassette. La sua Gena è una bambola di pezza che si veste di aghi per non sentire più il dolore. Un coagulo d’insoddisfazione ammantata da decadente scetticismo e urticante (auto)ironia, la bellezza umbratile e sbilenca, la ragazzina vestita da donna autolesionista innamorata del primo amore. Il rimosso fa capolino dall’anta dell’armadio. Parafrasando la strofa più scema del mondo, non ci lasceremo mai. Sul letto del fidanzatino del liceo, i pantaloni della tuta gentilmente offerti dalla ex suocera sopra il miniabito, gli occhi sgranati di Gena avvertono finalmente le pareti di casa. Non ha mai smesso di abitare nella città dove andava a scuola, nella cassetta che promette scioccamente l’Eternità.

Con quel titolo che si presta all’autobiografia sentimentale quanto al road trip del maratoneta, I’m Gonna Be è rimasta incastrata nell’autoradio di Marshall in How I Met Your Mother e nella testa degli spettatori cannensi: a conclusione di La parte degli angeli, Ken Loach infila il ritmo della hit scozzese e le mani tamburellano sulla poltrona del cinema, mentre i perdenti del film puntano i piedi e si riscattano, e l’evaporazione del whiskey coincide con l’affermazione vivace di una nuova possibilità.
Facciamola brutalmente semplice. Tutto il cinismo del mondo evapora nell’ottimistica evanescenza della canzone pop. La canzone pop dice che andrà tutto bene. Se pure dicesse il contrario non ce ne accorgeremmo, perché la melodia si stende ai nostri piedi come il tappeto musicale giocattolo: salta che ti passa. Quello che deve passare sta sempre scritto tra le righe. E’ un legame, un ponte, un ridicolo siparietto adolescenziale o una clamorosa batosta affettiva. Ci sono canzoni senza fondamenta, di cui soltanto noi, vedendoci riflessi nel qualunquismo di parole trisillabe (an-da-re, a-mo-re), siamo i pilastri.
Su YouTube, assieme a decine di scene amatoriali da un matrimonio, una extended version di 10 ore (!) ci ricorda l’inestimabile valore della ripetizione energizzante. Per le vostre maratone, dovunque stiate andando.

 

 

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    Un commento

    • Hai dimenticato che l'ha usata il grande John Landis nel finale di Ladri di cadaveri!