Poppy Fields, di Eugen Jebeleanu

Un film fatto di dialoghi, silenzi e micro-espressioni, sorretto dalla tensione interiore di un poliziotto segretamente gay. Così un orgoglio sopito viene vissuto con vergogna. In concorso al #TFF38.

Il papavero è un fiore particolare, con petali rosso intenso che racchiudono un cuore nero. Nasce nei campi, nei quali spicca alto e superbo. Sarà per questa ragione che il medico canadese John McCrae lo scelse, vedendolo crescere nei campi delle Fiandre dopo la Prima Guerra Mondiale, come simbolo di orgoglio sopito. Per questo il regista rumeno Eugen Jebeleanu deve aver scelto questo fiore per il titolo del suo primo lungometraggio, Poppy field, in concorso al Torino Film Festival.

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L’orgoglio sopito è quello di Cristi, che non riesce a conciliare il fatto di essere gay con la sua professione di agente di polizia. Un conflitto interiore che, invece, sembra aver superato il suo compagno Hadi, musulmano che accetta del maiale offertogli inavvertitamente dalla sorella di Cristi, ma non prima di pronunciare “bismillah”, ovvero “in nome di Dio”. Cristi prima osserva irrequieto, per poi cacciare malamente di casa la sorella dopo che questa gli ha consigliato di portare Hadi a visitare la città. Non vuole farsi vedere con Hadi, anche se non è in grado di confessarlo al compagno e forse nemmeno a sé stesso.

Questa scenetta familiare all’inizio di Poppy Field è perfetta per stabilire una tensione sotterranea, che sorregge tutto il film. Una tensione che si esaspera nel cinema in cui la squadra del protagonista è chiamata a intervenire. Lì, un’associazione ultranazionalista omofoba ha interrotto una proiezione, urlando le peggiori bestialità. A rendere ancor più complicato per Cristi mantenere il suo aplomb professionale, c’è un uomo con cui è uscito in passato e che minaccia di rivelare il suo orientamento sessuale.

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Il passato nel teatro del regista è fondamentale nel gestire un film fatto più di dialoghi che di azioni. C’è la chiara scelta di ridurre all’essenziale la messa in scena, così come le prove attoriali. È una recitazione trattenuta, quella di Conrad Mericoffer, fatta per lo più di espressioni fisse. Jebeleanu ha, però, assimilato bene la lezione hitchcockiana de La finestra sul cortile, e l’intero armamentario di micro-espressioni con cui Cristi si esprime diventano affilate come rasoi, efficaci a trasmettere il suo travaglio interiore. Così, con dialoghi sommessi, spesso parlando d’altro, a volte anche col silenzio, Poppy Field riesce a trasmettere perfettamente come un orgoglio da più parti schiacciato possa esser vissuto come una vergogna.

La valutazione del film di Sentieri Selvaggi
3.5

Il voto al film è a cura di Simone Emiliani

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