Premi César 2020: il punto sullo scontro Polanski/Haenel

Il gesto di protesta dell’attrice francese nei confronti della vittoria del regista de L’ufficiale e la spia ha procurato una vasta eco di reactions e commenti in patria e fuori

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Su Roman Polański e il suo ultimo lavoro, L’ufficiale e la spia si dibatte sin da settembre 2019, quando la regista e presidente di giuria al festival di Venezia Lucrecia Martel aveva esposto il suo disappunto verso la presenza del film nella competizione.
Il lavoro del regista franco-polacco vinse in quell’occasione proprio il premio della giuria, mentre ai premi Cèsar – consegnati il 28 febbraio 2020 – Polański ha ottenuto il premio per la miglior regia e il film è stato premiato per la miglior sceneggiatura non originale e per i migliori costumi.
L’ufficiale e la spia è stato candidato a ben 12 Cèsar; sul suo autore incombe però una condanna molto pesante: ricercato dalla giustizia americana nell’ambito di un procedimento per corruzione di minorenne cominciato nel 1977, di recente è stato accusato di violenze sessuali da parte della fotografa francese Valentine Monnier.

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Assenti alla cerimonia la produzione, il cast del film e lo stesso Polański, il cui nome è stato accolto da urla e fischi, per le suddette contestazioni, iniziate già da prima della cerimonia; centinaia di persone si sono radunate per contestare il record di 12 nomination al film, le quali avevano già scosso l’industria cinematografica francese. Polański fino ad ora non ha potuto beneficiare personalmente di nessun riconoscimento importante, e i suoi premi sono inevitabilmente messi in discussione.

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A richiamare l’attenzione è stato soprattutto il gesto di Adele Haenel, attrice protagonista di Ritratto della giovane in fiamme di Céline Sciamma, che nel suo abbandonare immediatamente la sala gridando è stata seguita dalla stessa regista del film per cui è stata candidata come miglior attrice e da una decina di persone tra donne e uomini. La Haenel, che già aveva ribadito la sua posizione prima della cerimonia, sottolineando la sua contrarietà a questa celebrazione di Polański e ricordando di essere stata vittima di molestie sessuali dai 12 ai 15 anni da parte del regista Christophe Ruggia, ha esclamato “Vergogna!” nel suo uscire dalla sala; e, sulle scale del teatro, ha incalzato con “viva il pedofilo, che bravo al pedofilo”. Negli stessi secondi in cui si verificava la protesta in diretta tv, la presentatrice della serata – l’attrice e comica Florence Foresti – ha pubblicato su Instagram un post con sfondo nero e la scritta “Disgustata”.

Per Haenel – e molte altre donne – premiare l’artista e non l’uomo è la giustificazione di un sistema corrotto. Nell’intervista in cui ha raccontato la sua storia ha detto: “Il mostro non esiste. È della nostra società che si sta parlando. Dei nostri padri, amici, fratelli. E finché faremo finta di non vederlo non potremo andare avanti”.

Il mondo del cinema è diviso in due, chi difende l’artista e chi lo mette in discussione. Ma l’impatto che la questione ha provocato va ben oltre semplici affermazioni, tanto che l’intera direzione del premio César ha dovuto rassegnare le dimissioni con le seguenti parole: “Per onorare chi ha fatto del cinema nel 2019, per ritrovare la serenità e fare in modo che la festa del cinema rimanga una festa, il consiglio di amministrazione dell’Associazione per la Promozione del Cinema ha preso all’unanimità la decisione di dimettersi. Queste dimissioni collettive permetteranno di procedere con un rinnovo completo dei vertici dell’organizzazione”. Più di quattrocento attori, registi, autori ed esponenti del cinema avevano infatti denunciato una “gestione opaca ed élitaria”. Tra i nomi che avevano sottoscritto la protesta: Léa Seydoux, Gilles Lellouche, Bertrand Tavernier, Marion Cotillard, Omar Sy, Bertrand Tavernier, Michel Hazanavicius, Jacques Audiard, Marina Foïs e Agnès Jaoui – che hanno chiesto una “profonda riforma” dell’Accademia dei César.

Anche il ministro francese della Cultura, Franck Riester, aveva dichiarato, prima della serata, che sarebbe stata “simbolicamente negativa” una vittoria di Polański alla regia “vista la posizione che dobbiamo adottare contro la violenza sessuale e sessista”.

Mentre il presidente dell’Académie, Alain Terzian, ribatte alle polemiche: “Il César non è un’istanza che deve assumere posizioni morali. Se non sbaglio 1,5 milioni di francesi sono andati a vedere il film. Andate a chiedere a loro”.

Decise le parole della regista Mounia Meddour: ”Abbiamo bisogno di donne produttrici, di finanziamenti, di incoraggiare gli autori a raccontare storie, di incoraggiare anche le donne a testimoniare”.

“Sono dalla parte di coloro che sono silenziosi”, commenta Isabelle Huppert, citando poi lo scrittore americano William Faulkner, dice: “Ho sentito recentemente una frase alla radio che diceva che ‘il linciaggio è una forma di pornografia’. È molto difficile dare un’opinione equa”.

Un’attivista, Ursula Le Menn, ha usato parole molto dure contro i César Awards e Roman Polański: “L’empatia mostrata è una facciata. Non c’è alcun reale cambiamento di mentalità. Polański si è presentato come una vittima, al pari di Dreyfus, e ha usato il suo film per difendersi. Per le donne che hanno avuto il coraggio di denunciare l’abuso subito è un dolore enorme vedere premiato quest’uomo.” Le Menn ha sottolineato l’ipocrisia del sistema: “chiediamo alle vittime di farsi avanti e parlare quando non solo non ci sono conseguenze per i loro aggressori, ma a quegli stessi aggressori vengono attribuiti dei riconoscimenti.”

“Noi artisti non siamo dei giudici, mi sembra un po’ disonesto separare l’uomo dall’artista” è il pensiero di Swann Arlaud eletto miglior attore non protagonista per il film Grazie a Dio, e difendendo anche la collega, ha aggiunto: “Ha fatto bene, se fosse rimasta seduta sulla sua sedia ad applaudire non avrebbe avuto senso e l’avrebbero incolpata per questo”.

Le reazioni sono arrivate anche attraverso l’Atlantico. Rose McGowan, importante figura del movimento #MeToo, una delle prime donne a manifestare contro le azioni di Harvey Weinstein, ha supportato Adèle Haenel su Twitter, mandando un messaggio di conforto:“Carissime Adèle et Céline, so cosa vuol dire avere quel battito del cuore che ti scorre nelle orecchie mentre fai la cosa giusta. Lo avete fatto entrambe. State infrangendo il sistema francese. Continuate così.” E commentando la cerimonia ha precisato: “Penseresti che i francesi siano più istruiti degli americani, ma questo dimostra il contrario. Polański è solo un aggressore sessuale tra gli altri. Ma è famoso e influente”.

Non tardano però i commenti che vanno in sua difesa. Fanny Ardant, vincitrice del César come miglior attrice non protagonista per La belle époque ha detto: “Quando amo qualcuno, lo amo appassionatamente. E amo La belle époque moltissimo. Per questa ragione, sono molto felice per lui. Capisco che non tutti siano d’accordo, ma viva la libertà.”

Brigitte Bardot, che ha affidato il suo endorsement a Twitter: “Per fortuna, Polański esiste e sta salvando il cinema dalla mediocrità. Io lo giudico per il suo talento e non per la sua vita privata. Mi dispiace di non avere mai lavorato con lui.”

Lambert Wilson, nominato sei volte al César ma mai vittorioso, afferma di essere “molto arrabbiato” per il gesto dell’attrice nel mezzo della cerimonia. Non è neanche stato deliziato dal discorso di Florence Foresti, che ha fatto molte allusioni al regista accusato di stupro da dodici donne, in particolare con ridicoli soprannomi. “Sto parlando di persone che amo molto, ma il coraggio di evocare un regista in questi termini… Cosa ricorderemo della vita di queste persone rispetto all’enormità del mito di Polański? Chi sono queste persone? Sono minuscole”.

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