Presunto innocente, di Alan J. Pakula

«Ginnastica?». «Masturbazione, il rifugio della casalinga infelice»: dieci anni dopo, l’ex prima della classe è diventata “solo” una moglie, con un bambino, un marito fedifrago e una tesi di laurea infinita che è la causa pendente, narratologica e giudiziaria, di Presunto innocente. La pellicola, diretta da Alan J. Pakula, è tratta dall’omonimo legal-thriller per cui Scott Turow, avvocato e romanziere, è generalmente considerato l’inventore del genere.

Una trasposizione abbastanza fedele, fuorché per la rivelazione della soluzione – ossia del vero assassino – al procuratore Rusty Sabich (Harrison Ford) che da accusatore si ritrova accusato dell’omicidio della sua collega e amante, Caroline (Greta Scacchi): un lungo svelamento nel libro, dove Rusty, separatosi dalla moglie (Bonnie Bedelia) nelle settimane successive alla conclusione del processo che lo ha prosciolto, confessa a un amico di avere intuito quasi subito la verità; e un doppio colpo di scena finale con improvvisa comparsa hitchcockiana dell’assassino alle spalle, nel film (vediamo prima Rusty, a innocenza conclamata, aggiustare la palizzata di casa con un arnese insanguinato che va a lavare e, subito dopo, la moglie arrivare da dietro con la confessione del delitto).

Hitchcockiano con riserva invece il protagonista: per il maestro inglese della suspense gli accusati di colpe non commesse hanno un turbamento interiore, di matrice onirica freudiana, che l’imperturbabile maschera Ford lascia poco trapelare (fa eccezione la disperazione di Rusty mentre fissa le foto del cadavere); il presunto innocente di Pakula inoltre non è l’everyman di Hitchcock ma un uomo in carriera, uno dei tanti volti della macchina del potere che qui viene analizzata e messa sotto accusa in un gioco delle parti a tratti farraginoso.

È il limite di un adattamento che ha richiesto, a Pakula e Frank Pierson, un anno di lavoro e che non riesce ad andare oltre una patinata messa in scena. Poco convincente per questo, malgrado la cupa densità di ombre della fotografia, l’aspetto di denuncia della società americana, più marcato nel libro. E reso con ben altri risultati nella precedente trilogia politica di Pakula, Una squillo per l’ispettore Klute, Perché un assassino e Tutti gli uomini del presidente. Per non parlare di quel piccolo gioiello di film processuale de Il buio oltre la siepe che segna gli esordi cinematografici di Pakula come produttore a fianco del regista Robert Mulligan; mentre sembrerà di nuovo annacquarsi il talento di Pakula ne L’ombra del diavolo, ancora con Ford protagonista e in prediletto regime di suspense.

Il successo di pubblico di Presunto innocente riesce tuttavia a rilanciare, a inizio anni Novanta, la carriera di Pakula dopo una fase di ripiegamento su corde più convenzionali. Trainato dalla fortuna del romanzo, uscito nel 1987 e subito entrato nella lista dei best seller del NYT per 44 settimane, il film, coi suoi 86 milioni di dollari guadagnati al botteghino, fu il decimo film di maggior incasso del 1990. Dietro la macchina da presa inizialmente avrebbe dovuto esserci Sydney Pollack che poi si ritirò a favore di Pakula e produsse il film. La pellicola ha avuto un sequel nel 2011, Innocent, tv movie tratto dall’omonimo romanzo di Turow e diretto da Mike Robe (già autore nel 1992 de L’onere della prova, altro adattamento televisivo di un’opera di Turow con protagonista il procuratore Rusty).

Nel complesso, un godibile esempio di cinema giudiziario dove il caso viene chiuso per caso perché tutti, giudice compreso, hanno interesse a insabbiare qualcosa. Questo non li rende complici del delitto, ma rei di più o meno piccole corruzioni e compromissioni che impediscono loro di perseguire fino in fondo la verità e quindi (come dichiarato nel prologo ad aula vuota) la giustizia. La colpa è da un’altra parte: al caldo delle mura di casa, della famiglia media americana.

 

Titolo originale: Presumned Innocent

Regia: Alan J. Pakula

Interpreti: Harrison Ford, Greta Scacchi, Bonnie Bedelia, Brian Dennehy, Raul Julia

Durata: 128′

Origine: USA, 1990


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