"Pride and Glory – Il prezzo dell'onore", di Gavin O'Connor

 

colin farrell, pride and gloryshe looked at me with dignity said
"there's one thing you gotta see if you know we're headed for war
this country's prouder than ever before
yes there's a spirit in the air, we're more american than anywhere"
well i just smiled cuz i could tell this little girl's going to hell
now i wouldn't mind if you swallowed my pride
would make me feel alright, deep inside, feel alright

 

(Green River, “Swallow My Pride”)

E parafrasando la band di Seattle, ingoiano l'orgoglio quotidianamente i poliziotti di Gavin e Gregory O'Connor, figli gemelli di uno sbirro di New York, co-sceneggiatori e rispettivamente regista e produttore di questa gonfia, livida, solida e massiccia police story, affidata alla fotografia corposa, materica, nervosa e metropolitana di Declan Quinn, il magnifico cinematographer dell'ultimo Demme (Man from Plains e Rachel getting married): sin dal testosteronico incipit alla partita serale di football della squadra del NYPD siamo precipitati in una lotta primordiale tra uomini che si scontrano per chi avrà il comando, il potere, la superiorità, la vittoria – e l'unica cosa che conta è la lealtà della propria squadra, non i colpi bassi inflitti per arrivare alla meta. Per le restanti due ore e un quarto di pellicola è come se non fossimo mai usciti da quel match – la strada è il campo da gioco, e i poliziotti giocano duro e sporco come il team rivalenoah emmerich e edward norton, pride and glory, quello degli spacciatori. O'Connor dirige senza mezzi termini, con una risolutezza e una decisione degne del miglior Friedkin 'urbano', e in mezzo ad un cast di livello superlativo – dove alle grandi interpretazioni di un ritrovato Edward Norton e di un incredibilmente espressivo Jon Voight risponde la sorprendente bravura finalmente messa nella giusta luce di Noah Emmerich, a cui è affidato il ruolo con più sfumature – l'attore che 'capisce' e 'interpreta' meglio il 'pugno serrato' del regista è sicuramente Colin Farrell, che recita a morsi, aggredendo il personaggio, protagonista di un'interpretazione magnificamente fisica, animalesca, istintiva, implacabile (e che si teme altamente possa essere rovinosamente annullata dal doppiaggio italiano…), vero corpo sacrificale in un finale superbo che rimanda a Training Day di Fuqua (che fu un po' il testo-matrice di queste nuove storie di poliziotti corrotti) come alla sorte di Montgomery Clift in Improvvisamente l'estate scorsa di Mankiewicz. Eppure non c'è solo la spietatezza della strada, per questi poliziotti-amici-figli-padri-amanti-fratelli che si spalleggiano, si sorreggono, per poi tradirsi alle spalle, incastrarsi, picchiarsi a mani nude, le pistole appoggiate al bancone di un pub sfasciato mentre volano i calci e i pugni con un brano tradizionale irlandese che tiene il tempo dalle casse dello stereo del locale. Dubbi etici e incertezze morali di chiara derivazione lumjon voight, pride and gloryettiana (con breve deviazione 'giornalistica' nella vicenda del viscido reporter a caccia di scandali nella Polizia): ognuno di loro ha la propria donna, la propria famiglia, le proprie disgrazie di esistenze disgregate, la propria casa da difendere dalle schegge della parallela vita in divisa che in tutti i modi sembrano voler penetrare attraverso le pareti domestiche – e quanto è bella allora quella sequenza sospesa al pranzo di Natale in cui lo stanco patriarca Jon Voight, una vita spesa al NYPD, si lascia andare ad un commovente monologo su quanto vada fiero dei propri figli poliziotti… Nel finale, l'evanescente riflesso dei sopravvissuti dello stesso nucleo familiare che hanno preso la loro decisione, di nuovo riuniti alla luce del giorno, che finalmente ha preso il posto di una notte e di un'oscurità che per O'Connor pareva eterna.

 

 

Titolo originale: Pride and Glory

Regia: Gavin O’Connor

Interpreti: Edward Norton, Colin Farrell, Jon Voight, Noah Emmerich, Jennifer Ehle, Lake Bell

Distribuzione: Eagle Pictures

Durata: 130’

Origine: Usa, 2008