“Professione Assassino”, di Simon West

Il remake di quello che probabilmente resta il film migliore di Michael Winner, quel The Mechanic del 1972 che già lo vedeva dirigere il Charles Bronson poi consacrato da Winner con i primi 3 episodi del Giustiziere della Notte, assume un interesse ben al di là del recupero tardoestivo di magazzino in sala, in quanto vede Jason Statham avere a che fare per la prima volta con Simon West, britannico cineasta di cui ricordiamo soprattutto il magnifico Con Air sotto Bruckheimer, e ora scelto da Sly per dirigere Expendables 2, appunto con Statham e il resto del cast cult(uristico) del primo film (con in più parrebbe Chuck Norris, Van Damme, si vocifera Donnie Yen…). Dopo il primo Tomb Raider, West ha lavorato soprattutto come produttore, per cui Professione Assassino è l’occasione per capire se il regista si è sgranchito a sufficienza le membra per poter assumere il timone del sequel de I Mercenari.


Certo il punto di partenza è decisamente atipico: il film di Winner è infatti forse la sua regia più personale, che prima di una comunque contenuta serie di botti conclusiva a Napoli (!) si concedeva una sezione iniziale sostanzialmente priva di dialoghi, a mostrare la monacale routine del killer Bronson, con almeno tre sequenze-capolavoro (il pedinamento della prima vittima nell’incipit, la visita alla prostituta che si finge fedele compagna con tanto di lettera d’amore, la messinscena per uccidere il vecchio mentore), tutte e tre riproposte nella versione di West, seppur decisamente edulcorate e per forza di cose velocizzate. A grandi linee il regista rispetta però abbastanza pedissequamente lo script originale, operando un paio di aggiornamenti, non eccelsi, nei target degli omicidi (un gay, un trafficante d'armi pornomane, un predicatore televisivo), mantenendo soprattutto l’accelleratore a metà pedale come nel mood del prototipo, imprimendo al film un’aura di forte fatalismo e grande malinconia (“permetti loro di morire in pace, prima di ucciderli?” “la pace non esiste”), che accomuna Professione Assassino più che altro all’ultimo, bellissimo Bangkok Dangerous con Nicolas Cage (anche lì una storia di amicizia virile tra un killer e il suo allievo/successore).
Le scene d’azione hanno qualche trovata gustosa negli armamentari di fortuna messi in campo (una videocamerina fatta ingoiare, la maniglia di una valigia, un tritarifiuti…), ma West dimostra in realtà di trovarsi a suo agio con Statham non tanto quando mena le mani ma nei momenti di sibilata, ascetica solitudine, dove gli basta inquadrarlo con un primissimo piano stretto sullo sguardo stanco e il labbro tirato in un mezzo cinico ghigno, per portare a casa la sequenza: e a Jason basta grattare fuori la battuta a denti serrati, sia quando è in scena con l’ottimo Ben Forster (che assume il ruolo che nell’originale era affidato a Jan-Michael Vincent, il Matt Johnson di Big Wednesday), che quando divide il ciak con il solito, sornione Donald Sutherland.
Notazione a margine con rischio di spoiler: la sorte differente che tocca al protagonista nelle due versioni del film, se da un lato smorza irrevocabilmente il pessimismo della storia di Winner, dall’altro conferma in Statham uno di quegli eroi a cui non è concesso morire, come rimproverava John Wayne a Burt Reynolds per il finale di Hustle di Aldrich, e come ci ricordava Dolph Lundgren resuscitando negli ultimi minuti proprio del primo Expendables di Stallone (e ancora una volta ci tocca rimandare al frigorifero di Indy…). Amat victoria curam…

Titolo originale: The Mechanic
Regia: Simon West
Interpreti: Jason Statham, Ben Forster, Donald Sutherland, Tony Goldwyn, Jeff Chase, Mini Anden
Distribuzione: 01 Distribution
Durata: 93
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Origine: Usa, 2011