Promises, di Amanda Sthers

Tratto dal romanzo omonimo scritto dalla stessa regista, un film pretenzioso che non ha distanza dalla storia raccontata. Favino, che si concede con tutto sé stesso, annega nella storia.

Quando ci si innamora troppo delle proprie storie, può mancare la necessaria distanza. Ad Amanda Sthers, che Promises lo ha diretto, scritto, coprodotto e soprattutto lo ha tratto dal suo romanzo omonimo, è mancata del tutto. Probabilmente nel coinvolgimento totale ha messo in gioco tutte le sue passioni cinematografiche e soprattutto letterarie. I libri infatti hanno una presenza fondamentale e la copia di Il barone rampante di Italo Calvino sarà il punto di collegamento tra un evento del passato che ha segnato per sempre il protagonista e un improvviso e inaspettato collegamento nel presente.

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Alexander/Sandro (Pierfrancesco Favino) ha avuto un’infanzia difficile dopo la morte del padre per annegamento e segnata dall’ingombrante figura del ricchissimo nonno (Jean Reno) che continua a condizionare la sua vita. Ora lavora come commerciante di libri ed è felicemente sposato e padre di una bambina. A una festa conosce Laura (Kelly Reilly), una gallerista d’arte che sta per sposarsi. È il colpo di fulmine. Ma il destino ha altri piani per loro.

Scrittrice, autrice di pièces teatrali e testi di canzoni come per l’ex-marito Patrick Bruel e Isabelle Boulay, Amanda Sthers dirige il suo quarto film portandosi dietro quel nomadismo dei suoi personaggi. Alexander è tra Londra e l’Italia, come il cardiologo in pensione newyorkese che vuole trasferirsi a Nazareth per lavorare come allevatore di maiali in Les terres saintes e la ricca coppia d’americani che si è trasferita a Parigi in Madame. In più sono determinanti gli incroci del destino presenti nel suo primo lungometraggio, Je vais te manquer. Pierfrancesco Favino mette in campo tutte le possibili identità del suo personaggio. Promises insiste su tutte le scelte possibili che poteva fare nel corso dell’infanzia, adolescenza, maturità. Nella vecchiaia appare disilluso, con un trucco pesante sulla faccia, ma c’è comunque la presenza dei suoi due fidati amici con cui ha vissuto molte esperienze ed è accomunato per la passione per l’Arsenal. Canta i Joy Division, balla con la moglie, si innamora al primo istante. Sthers cerca di rubare tutto il talento del suo protagonista che si concede al film anche con tutta la generosità possibile. Ma anche Favino annega in un film pretenzioso, che mescola confusamente piani temporali diversi. Promises rifugge il formalismo spacciandosi per film vissuto sulla pelle dei protagonisti. Ma nel suo dichiarato rifiuto è ancora più formalista con Jean Reno mescolato con un corpo che sembra uscire da un film di Visconti. In più si sente tanto umano e appassionato quando parla di amore e morte. È Sliding Doors incrociato con un film di Guadagnino venuto male. Solo le musiche di Andrea Laszlo De Simone, compresa la canzone Vivo, porta davvero lontano. In un altro spazio, in un altro tempo.

 

Regia: Amanda Sthers
Interpreti: Pierfrancesco Favino, Kelly Reilly, Jean Reno, Cara Theobald, Kris Marshall, Deepak Verma, Leon Hesby, Ginnie Watson, Marie Mouté, Gaia Scodellaro
Distribuzione: Vision Distribution
Durata: 113′
Origine: Italia, Francia, 2021

La valutazione del film di Sentieri Selvaggi
1.5

Il voto al film è a cura di Simone Emiliani

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Il voto dei lettori
3.4 (5 voti)
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