Pronti a morire, di Sam Raimi

The Quick and the Dead: questo il titolo originale, e più accurato di quello nostrano, del sesto film di Sam Raimi che per la prima volta si confronta con il western. Perché quell’espressione – i vivi e i morti – che ha origini bibliche, è andata poi con il tempo a indicare i pistoleri del vecchio West e in particolare il momento culminante del duello in cui, appunto, se ne decide la sorte. In effetti il regista, insieme allo sceneggiatore Simon Moore, e al contributo ultimo di Joss Whedon (il creatore di Buffy), mette in piedi una giostra narrativa che ruota intorno a un torneo per designare il pistolero più veloce dello Stato. Tra i partecipanti: una donna che vuole vendicarsi di un’atroce tragedia (Sharon Stone); un prete dal passato da fuorilegge (Russell Crowe); un giovane in cerca di rispetto (Leonardo DiCaprio); l’odiato governatore della città (Gene Hackman), che spera così di far fuori un po’ di nemici.

Raimi, da bravo imbonitore, cavalca il genere in maniera molto naturale enfatizzando la messa in scena che diviene estremamente riconoscibile e zeppa di ammiccamenti cinematografici che scavalcano il recinto del western per approdare al grottesco (i buchi da pallottola ricordano ad esempio la dissacrazione corporea de La morte ti fa bella). Al di là dell’intento parodico-citazionista però, emerge una tensione drammatica che si dirama nel vissuto dei personaggi; l’origine è da pronti a morire_gene hackmanricercare in un conflitto irrisolto che per ciascuno assume una forma diversa: un debito con la giustizia – è il caso della protagonista; un confronto generazionale tra un padre e un figlio mai riconosciuto; la ricerca del perdono, di un uomo con sé stesso più che con Dio; e, più semplicemente, i soprusi di una società costretta a giocare sporco per ristabilire l’ordine. Del resto la cittadina che fa da sfondo alle vicende si chiama Redemption: l’acquisizione di una libertà per certi fisica e per altri morale non sembra coincidere con uno status di felicità.

In altre parole, pur nella sua vocazione corale, quella di un’oppressione collettiva che fa capo al personaggio di Hackman (è lui il vero protagonista), si respira una solitudine imperitura quasi a suggerire che farsi giustizia a volte non basta. Questo sottotesto viene rimarcato dalla fotografia di Dante Spinotti, che imprime alle immagini del cielo al tramonto una profondità di sguardo unica; e dalle musiche malinconiche di Alan Silvestri, anch’esse poste sempre in primo piano. Raimi, come aveva già fatto in precedenza e come continuerà a fare in futuro, riesce a confezionare un buon prodotto d’intrattenimento che ha la sua forza proprio in questo mix di stili e toni. Fondamentale la scelta di un cast davvero ispirato, dagli allora meno noti Crowe e DiCaprio ai più navigati Stone e Hackman (tra tutti, l’attore più in linea con il ruolo).

Titolo originale: The Quick and the Dead


Regia: Sam Raimi
Interpreti: Gene Hackman, Sharon Stone, Gary Sinise, Russell Crowe, Leonardo DiCaprio, Woody Strode
Durata: 105′
Origine: USA, 1995

Domenica 26 novembre, ore 21:21, Nove