"Provincia meccanica", di Stefano Mordini

Se il buongiorno si vede dal mattino, nell'esordio del documentarista Mordini c'è buio pesto, anzi sarebbe più calzante sintetizzarlo con un bel "buongiorno, notte". E trattandosi anche dell'unica opera che difende i colori nazionali al festival di Berlino sembra proprio il caso di dirlo: siamo in balia dei flutti géricaultiani sulla zattera della Medusa. Cinema spettrale, vuoto di contenuti, di sensazioni… di cinema. Ecco cos'è quest'opera prima di pretenziosa vacuità di Mordini, affogata in una sceneggiatura fantasmatica come i presunti dolori messi in scena, con Accorsi che tocca vertici piuttosto insopportabili di rigidità recitativa, degni della peggior impostazione teatrale. Una "sceneggiatura" che cerca invano pieghe nascoste dell'animo umano e s'ingarbuglia solo nella deriva della propria incapacità di raccontare, suggerire, far percepire qualcosa, qualsiasi cosa. Mordini per ambire a fare cinema spoglio di alto profilo, invece d'insegnare allo IULM "scrittura per il cinema e la televisione", forse (ma il termine è ingannevole, il dubbio non c'è!) avrebbe dovuto studiarsi meglio Antonioni, Anghelopulos, Bresson, solo per citarne solo alcuni. Perché se non lavare i piatti, non mandare la propria figlia a scuola, pretendere di cancellare con un colpo di spugna i diritti acquisiti dai lavoratori con le lotte sindacali solo per le proprie egoistiche esigenze contingenti, sono i "segni forti" di una lotta giusta contro la società allora, a confronto, le pur splendide tazzine sbeccate morettiane de La stanza del figlio sono la metafora più bella mai partorita dall'uomo. Michele e Sonia sono i più diseducativi anti-eroi di questo squallido "neo-neorealismo" (anche qui un'occhiatina a Rossellini, De Santis, De Sica & soci non guasterebbe…) che infila a forza una fashion iguana nella casa di un metalmeccanico e si squarcia definitivamente in un finale surreale che ha il sapore amaro della presa in giro allo spettatore. E come se non bastasse, oltre al danno la beffa, portata a compimento dalle musiche di Fabio Barovero che partono col piede giusto e degenerano man mano in una "copertura", operata per mezzo di furiose volute d'archi, del nulla che ci troviamo innanzi.  


 



Titolo originale: id.
Regia: Stefano Mordini
Interpreti: Stefano Accorsi, Valentina Cervi, Adele Ferruzzi, Miro Landoni, Silvia Pasello, Ivan Franeck
Distribuzione: Medusa
Durata: 107'
Origine: Italia, 2004