"Puzzole alla riscossa", di Roger Kumble

brendan fraser puzzole alla riscossa
La parabola ambientalista in chiave demenziale di Puzzole alla riscossa è tutta, o quasi, affidata alla presenza debordante di Brendan Fraser che sembra aver deciso di abbandonare il tentativo di affermarsi come nuovo eroe del cinema d’avventura e sceglie di giocare la partita su un corpo a corpo autodissacrante dove il divertimento scaturisce dal ritardo generato dalla sua pesantezza
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IL NUOVO SENTIERISELVAGGI21ST #9


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Verde non è il colore della natura, ma quello dei soldi. Così la pensa Neal Lyman, il capo senza scrupoli di una potentissima società immobiliare interpretato da un Ken Jeong che, accentuandone l’aspetto demenziale, si rifà al suo Mr. Chow di Una notte da leoni. Così la pensano anche gli abitanti di una sperduta cittadina dell’Oregon, pronti a cedere, proprio nel bel mezzo di un festival “verde”, il loro rigoglioso paesaggio al miglior offerente. A non starci non è un eroico manipolo di ambientalisti, ma un agguerrito gruppo di animaletti selvatici capeggiati da un astutissimo procione pronto a vendere cara la pelle. E’ Dan Sanders, lo sfortunato direttore dei lavori al soldo di Lyman che, seppur a malincuore, è disposto a sacrificare la foresta e la fauna che la abita per asservire i loschi piani del suo capo, ad essere il bersaglio dei cattivissimi scherzi del popolo del bosco. La parabola ambientalista in chiave demenziale di Puzzole alla riscossa è tutta, o quasi, affidata alla presenza debordante di Brendan Fraser, nelle vesti anche di produttore esecutivo del film, che sembra aver deciso di abbandonare ogni tentativo di affermarsi come nuovo eroe del cinema d’avventura, pur conscio della deriva comica della sua eccedenza fisica come è evidente nei tre capitoli de La mummia, e sceglie di giocare la partita unicamente su un corpo a corpo autodissacrante dove il divertimento scaturisce dal ritardo generato dalla sua pesantezza. Così Brendan Fraser si lascia maltrattare per circa un’ora e mezza da orsi che lo sbatacchiano dentro un bagno chimico e, soprattutto, dal famigerato procione che s’ingegna per disturbare le sue notti e che, dopo avergli rubato tutti i vestiti, lo costringe a sfilare sfoggiando la tuta rosa della moglie, con tanto di scritta Yam Yam impressa sul gigantesco didietro. Senza poi contare che tutta la sua famiglia lo ritiene un pazzo in preda alle alluncinazioni. Ma la ripetizione spesso stanca e il meccanismo comico messo in scena da Roger Kumble, che dopo i due Cruel Intention ha cercato di affinare le sue doti di regista di commedia con La cosa più dolce, Just Friend – Solo amici e College Trip Road, fa acqua da tutte le parti. Se lo sberleffo al quale si sottopone Brendan Fraser finisce per diventare prevedibile e scontato, la squadra che lo accompagna, a prescindere dagli animaletti in carne ed ossa ma ritoccati in CGI, non riesce a fargli da spalla. A nulla servono i diversivi affidati ad una legnosa Brooke Shield che, fatta eccezione per i divertenti titoli di coda, riesce a ritagliarsi solo un ruolo ornamentale e che nelle due gag affidatele da Kumble, con il paranoico capo della security e con una vecchia insegnante un po’ suonata, appare a dir poco spaesata. E come se non bastasse, le peripezie del sempre più malconcio Brendan Fraser sono sorrette da uno sviluppo narrativo grossolanemente abbozzato che non riesce a sfruttare la storia d’amore che vede protagonisti il Matt Prokop di High School Musical 3 e Skyler Samuels e, soprattutto, le ineressanti potenzialità del caustico ritratto di un’America di provincia schierata dalla parte degli spietati uomini d’affari che vogliono snaturarla.
 
 
Titolo originale: Furry Vengeance
Regia: Roger Kumble
Interpreti: Brendan Fraser, Brooke Shields, Matt Prokop, Ken Jeong, Angela Kinsey
Distribuzione: Eagle Pictures
Durata: 91’
Origine: USA, 2010
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