Quando dal cielo ‘all’improvviso’ – Wenn Aus Dem Himmel… incontro con Fabrizio Ferraro e Daniele di Bonaventura

Questa mattina è stato presentato in anteprima al multisala Farnese di Roma l’ultimo lavoro di Fabrizio Ferraro, Quando dal cielo. Wenn Aus Dem Himmel. Per il regista è un ritorno al documentario, approdo al porto sicuro della musica, grazie alla rinnovata e qui massimamente estesa collaborazione con i musicisti/amici di fama internazionale Paolo Fresu e Daniele Bonaventura, cui si aggiunge il produttore Ecm, Manfred Eiche. I mesi scorrono e il suono di presa di diretta trova la giusta collocazione nell’auditorium dove i due mostri della musica contemporanea stanno provando la perfezione che poi il produttore tedesco riverserà con maestria e dietro direttive carismatiche nel disco finale. Un lavoro musicale sintetizzante le composizioni di Fresu e di Bonaventura, che Eicher porta verso la deriva dell’improvvisazione per sperimentare un prodotto meno commerciale e che Ferraro cattura nell’espletarsi delle sue dinamiche più complesse fin dentro le viscere del rumore, ‘senza’ intervenire. In sala dal 16 aprile ma in anteprima a Roma il 14 (Nuovo Cinema Aquila) e 15 aprile (Cinema Eden)

 

Cosa indica la sala vuota del tuo film?

Fabrizio Ferraro: E’ il tentativo, come dell’intero film, d’inseguire un processo di visione. Pensiamo l’immagine debba arrivare a noi, in realtà è solo un punto di partenza. Nell’esperienza dell’essere umano al cinema non accade nulla, il mio è un tentativo di stimolarla

 

Qual è stato il passaggio dalla proposta del regista alla realizzazione?

Daniele di Bonaventura: Con Daniele ho già lavorato in Francia e dalle scelte che opera a livello musicale ho capito ben presto che c’è una predisposizione all’ascolto. Quindi quando il progetto è partito ho perfettamente compreso quello che voleva: mettersi in ascolto della musica. Con me e Paolo ha trovato una porta aperta. E’ il suono che a me e Paolo suggerisce cosa dobbiamo o non dobbiamo fare e lavorare con Fabrizio è stato come collaborare con un terzo musicista. E’ stato invisibile e ciò è esemplare ma lo è ancor più la sua capacità di mettere in risalto, con il risultato finale, le parti fondamentali che rappresentano le predisposizioni di noi due musicisti

 

Dalla visione risulta un’intesa perfetta tra le parti. E’ la riproposizione fedele del reale?

Fabrizio Ferraro: E’ proprio ciò che è accaduto. Inizialmente Manfred era molto preoccupato che la rilevazione del suono da parte della troupe in presa diretta potesse ostacolare la riuscita della registrazione del disco. Ma dopo essermi spiegato accuratamente con lui è stato molto contento di ciò che stavamo facendo. Ciò dipende dal fatto che non abbiamo invaso. Siamo stati semplicemente in attesa delle meraviglie che potevano arrivare, siamo stati aperti. Certamente le meraviglie non possono giungere senza un lavoro preparatorio. Per stabilire dove posizionare la camera abbiamo impiegato quattro mesi. Quando c’è precisione puoi accogliere l’imprevisto. Abbiamo filmato l’aria carica di tensione e questo si avverte anche in fase di montaggio. In questa fase si è operato con una certa cadenza ritmica nella prima parte, con un accenno di sottostruttura musicale in fuga, poichè i musicisti sono ancora alla ricerca. Poi il tutto procede per blocchi una volta imboccata da loro una strada.

 

Come mai hai scelto Fresu e di Bonaventura?

Fabrizio Ferraro: La scelta è dettata da una relazione umana. Si fa cinema anche per passare il tempo con le persone con cui si sta bene. Come ha detto Daniele già ci conoscevamo. C’è una forte stima reciproca, grande voglia di stare insieme. Poi la registrazione del disco sotto la supervisione di Eicher è stato l’elemento finale che mi ha dato il via per un film in ascolto della musica.

 

Com’è stato rapportarsi con Manfred Eicher?

Daniele di Bonaventura: Conoscevo già Manfred per via di un disco precedente. Credo sia l’ultimo grande produttore di musica contemporanea esistente. Lavorare con lui in studio è stata un’esperienza grandiosa. E’ come un regista dotato di un palpabile carisma in grado di portare i musicisti che segue per la produzione di un disco nel suo mondo. Tutto ciò sembra essere in antitesi rispetto la creazione tipica dell’artista ma di fronte alla sua figura è inevitabile ridimensionarsi. È il creatore della tensione, contamina l’ambiente, crea una concentrazione, che fa sembrare all’esterno tutto fatica. Fino a quando non ha raggiunto l’obbiettivo non si rilassa, tu lo percepisci e ci stai dentro.