Quando eravamo Re, di Leon Gast

Torna oggi in sala il documentario, premio Oscar nel 1997, che racconta l’incontro di boxe più importante del secolo scorso, immortalando per sempre l’immagine di un mito

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Torna in sala il film (premio Oscar nel 1997 come miglior documentario) che racconta l’incontro di boxe più importante del secolo scorso, immortalando per sempre l’immagine di un mito.

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Kinshasa (capitale dello Zaire, oggi Repubblica Democratica del Congo) 1974. Nel cuore dell’Africa nera sta per svolgersi un incontro di pugilato che passerà alla storia. Il simbolo del popolo nero Muhammad Ali sfiderà George Foreman, l’allora campione dei pesi massimi, dopo aver battuto l’altro grande rivale Joe Frazier. Nato come reportage sul grandioso concerto che si tenne per celebrare l’evento, con protagonisti James Brown, B.B. King, Miriam Makeba, The Spinners, The Crusaders, il documentario realizzato da Leon Gast (autore di Smash His Camera del 2010, B.B. King, Sweet 16. Live in Africa del 1989, Soul Power del 2008, morto a marzo 2021 a 85 anni) diviene una testimonianza sul pugile più discusso di sempre, un campione di classe immensa, uomo fiero ed impegnato nella difesa dei diritti degli afroamericani. Ritorno alle origini, dove tutto ebbe inizio. Il pugile torna nella terra delle origini e all’età di 32 anni Ali sarà di nuovo campione del mondo, battendo per KO all’ottava ripresa la montagna Foreman. Nel 1966 aveva dovuto rinunciare al titolo dopo essersi rifiutato di andare a combattere in Vietnam, proclamandosi obiettore di coscienza, e quindi per renitenza alla leva veniva condannato a cinque anni di reclusione.

Quell’incontro di boxe fu molto altro. Lo stesso Presidente dello Zaire, Mobutu Sese Seko, che mise a disposizione 10 milioni di dollari da spartire tra i due contendenti, considerò l’evento una grande occasione per fare pubblicità al suo Paese, sempre più nell’occhio del ciclone per i metodi governativi adottati non propriamente democratici. L’incontro aveva anche un altro grande peso: per la prima volta, come andava dichiarando Ali, i neri d’America tornavano in Africa, riallacciando i rapporti con la loro terra d’origine, con le loro radici. Quando i due pugili arrivarono nello Zaire, la gente del posto non sapeva chi fosse George Foreman. Pensavano che fosse un bianco, e quando scoprirono che era nero fu una sorpresa. Eppure, per loro Foreman rappresentava l’America, accompagnato dall’inseparabile cane pastore tedesco, come i conquistatori belgi, mentre Alì combatteva in casa, rappresentava l’uomo del riscatto africano. Per Ali, che da subito si appassionò alla causa razziale sostenendo la battaglia di Malcolm X e di Martin Luther King, la sua carriera sportiva era un tutt’uno con l’impegno politico. Inviso ai governanti americani di destra per le sue molteplici e sfrontate dichiarazioni anti-razziali, Cassius Clay divenne musulmano trasformando il suo nome in Muhammad Alì e perorando la causa della sua gente contro i soprusi e le violenze che il democratico stato americano gli riservava.

Tra le tante testimonianze, che rendono il documentario un preziosissimo ed imprescindibile strumento di ricostruzione storica e sportiva di uno dei più memorabili atleti della storia, sono davvero potenti le immagini di repertorio, alcune inedite, che ti lasciano incollato alla schermo fino all’ultimo respiro. Ma non può passare inosservata quella sorta di smarrimento che traspare sul volto di Ali, nei round che si susseguono fino all’epilogo, colui che mostrava sempre agli altri di non temere niente e nessuno, con tracotanza e spavalderia da vendere, di vincere le proprie debolezze per mezzo della parola, la danza e il jab, pur sapendo quando fosse vitale la forza collettiva, il potere del popolo unito. E poi, c’è George Foreman, il protagonista alla pari di Ali, il cosiddetto “uomo nero” della storia, il demone mediatico, il Golia sacrificale, che dopo la sconfitta ha vissuto due anni di profonda depressione per poi superarla e trasformarsi in una persona docile, “gentile”; ecco in realtà il vero miracolo, forse, scoprirsi Re dopo aver combattuto senza risparmio e aver perso il trono.

 

Premio Oscar nel 1997 come miglior documentario

Titolo originale: When We Were Kings
Regia: Leon Gast
Interpeti: Cassius Clay/Muhammad Ali, George Foreman, Don King, Malick Bowens, James Brown, Thomas Hauser, B.B. King, Spike Lee, Norman Mailer, Miriam Makeba, Mobutu Sese Seko, The Crusaders, The Spinners
Distribuzione: Cineteca di Bologna
Durata: 88’
Origine: USA, 1996

La valutazione del film di Sentieri Selvaggi
4
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Il voto dei lettori
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