Quando il cinema insegna la vita

Angelo Orlando, ospite di Sentieri Selvaggi, parla del suo intenso rapporto con il cinema e mostra i modi e i luoghi in cui la Settima Arte e l'esistenza si sfiorano.

Sfiorarsi - Angelo OrlandoSpesso si dice che il cinema imita la vita e, in bilico tra sogno e realtà, la può trasfigurare. Tale accostamento tuttavia ha finito per perdere ogni qualsivoglia efficacia, tanto si è abusato di questa formula. In realtà esso può avere un senso ben più profondo di quanto possa sembrare a prima vista. Ce lo racconta Angelo Orlando, tenace attore, sceneggiatore e regista di origini salernitane, amico di vecchia data di Sentieri Selvaggi. Tenace perché negli ultimi anni ha dato anima e corpo per portare davanti alla luce dei proiettori Sfiorarsi, pellicola del 2006 che, oltre ad aver diretto, ha scritto (a quattro mani, con Valentina Carnelutti, anche protagonista femminile) e interpretato. Un film di difficile realizzazione a causa di numerose insidie di produzione, e di ancor più difficile distribuzione, grazie alle intricate vie che certo cinema deve percorrere per raggiungere il suo posto nelle sale. Ma, prima lezione di Angelo Orlando, se ritieni di star facendo qualcosa di importante per te stesso e per gli altri, se davvero pensi che ne valga la pena, non devi fermarti davanti ai problemi, perché sono quelli che ti permettono di conoscerti, di capire il tuo valore e di crescere.

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SfiorarsiÈ un artista molto innamorato del suo lavoro, Angelo. Deve esserlo, perché si è scelto un compito che non solo incontra tante difficoltà sul suo cammino, ma che nasce arduo fin dal principio: catturare segmenti di presente e trasferirli nell'eternità, così che sopravvivano per sempre. Sembra una missione per pochi eletti, eppure, ci assicura, tutti abbiamo la capacità per farlo, tutti siamo grandi narratori di storie, perché noi stessi siamo fatti di milioni di storie, è la materia di cui il mondo tutto si compone. L'artista, lo scrittore, è colui che riesce a fare luce nel caos che lo circonda, a discernere queste storie, a dar loro una forma; colui che è in grado di domare ed educare la fantasia e riprodurre quotidianamente il miracolo del riempimento della pagina bianca (ipse dixit, e ci piace!). Tuttavia, per quel particolare tipo di scrittore che lavora per il cinema, lo sceneggiatore, il compito se possibile si complica ulteriormente. A differenza non solo dei suoi colleghi narratori, ma dell'uomo medio, che passa la sua vita a ricordare ciò che ha fatto e a programmare ciò che farà, allo sceneggiatore tocca vivere e scrivere nell'attimo e dell'attimo presente, in un grande sforzo di conoscenza e consapevolezza di sé. Una volta raggiunta questa consapevolezza, egli sarà in grado di raccontare degli altri come se si trattasse della sua stessa persona. Potrà organizzare il suo racconto sul modello di quella che dovrebbe essere un'esistenza realizzata: una struttura con un inizio, una parte centrale e una risoluzione, una struttura perfettamente funzionante, che ha sconfitto il timore del fallimento – della morte – grazie a uno sviluppo pieno e appagante. E si guadagna così il suo posto nell'eternità.

SfiorarsiMa lo sceneggiatore con la sua storia vive lo stesso rapporto di un genitore con il figlio prediletto. Fosse per lui, non lo manderebbe mai in quel mondo violento e crudele (ci perdonino i film-maker) che lo modellerà e lo trasformerà, forse lo mutilerà e glielo renderà irriconoscibile: eppure è una separazione indispensabile, che non può non essere. Testardo, tenace, fino all'ultimo eserciterà il suo illusorio diritto di interferire con la vita della sua creatura, scrivendo e riscrivendo continuamente fino a ridosso del ciak che, brutale, reciderà quel cordone ombelicale e introdurrà la parola scritta alla vita.

 

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Sfiorarsi – Trailer

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