Quando tu sei vicino a me, di Laura Viezzoli

SI conclude questa sera a Roma all’Apollo 11 il tour in sala del doc di Viezzoli, abile nel tracciare una linea di continuità tra comunicazione non verbale e cinema, creando connessioni inaspettate

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Dopo La Natura delle Cose, premiato a Locarno e al Trieste Film Festival 2017, Laura Viezzoli prosegue la sua ricerca muovendosi sul confine sottilissimo tra limitazioni fisiche e necessità comunicative. Quando tu sei vicino a me, in concorso all’ultimo Festival dei Popoli e ispirato al cortometraggio Il sorriso ai piedi della scala, diretto dalla stessa Viezzoli sul medesimo tema, racconta la quotidianità di un gruppo di persone sordocieche affette da deficit sensoriali, ospiti della Lega del Filo d’Oro di Osimo, in provincia di Ancona. Viezzoli interagisce in fuoricampo coi propri protagonisti, ognuno a rappresentare una specificità linguistica. Infatti ciò che risalta immediatamente dal documentario è la varietà di forme comunicative al di là del linguaggio verbale, come il metodo Malossi, il sistema Pittografico, il linguaggio oggettuale, la LIS tattile o il Tadoma, e che nella maggior parte dei casi coinvolge il tatto e il contatto fisico.

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A dispetto di un procedere a tratti didascalico, la regista riesce a restituire un’immagine pura dei suoi protagonisti, mantenendosi ad una pudica distanza che si concentra più sulla leggerezza delle interazioni quotidiane che sul dramma della condizione fisica. Certo, non ci vengono risparmiate la difficoltà, la fatica e la frustrazione, incarnate soprattutto dal piccolo Youssef, che Viezzoli rende protagonista, insieme alla sua operatrice, di alcuni dei momenti di maggior tenerezza di tutto il documentario. Come già mostrato da Benini e Provolo coi ragazzi di Marana, alle necessità comunicative sono strettamente legati dei bisogni affettivi che si manifestano nel desiderio e nella ricerca di quella vicinanza fisica grazie a cui è possibile dare espressione ad un’interiorità ostacolata dai limiti verbali. Siamo ovviamente lontani dai vertici di Herzog, che con Paese del silenzio e dell’oscurità aveva già esplorato il mondo della sordocecità. Ma Viezzoli è abile nel tracciare una linea di continuità tra le forme di comunicazione non verbale e il cinema stesso, capaci di creare connessioni con la sola forza dei gesti per l’uno e delle immagini per l’altro, dando forma a dialoghi e scambi di inaspettata ricchezza. Ma l’unico modo possibile per “mostrare” il cinema a chi non lo può vedere è quello di un suo necessario disvelamento. La “magia” non attraversa più gli occhi, ma passa per mezzo della percezione tattile, l’interazione fisica con gli strumenti, la scoperta “corporea”, a suo modo immaginifica, della macchina da presa che sta dietro all’immagine.

Regia: Laura Viezzoli
Distribuzione: LaDoc
Durata: 75′
Origine: Italia, 2021

3
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Le Arene estive di Cinema a Roma

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