Quanno chiove, di Mino Capuano

Un’opera prima che si lega alla tradizione napoletana per diventare portavoce di un bellissimo sentimento. In programma nella rassegna “Bimbi Belli” di Nanni Moretti giovedì 14 luglio

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Il sentimento napoletano è profondamente legato all’arte italiana, sia nel teatro, cinema o nella musica. Esso è qualcosa che gli artisti hanno provato per anni a tradurre in opera, e sicuramente Pino Daniele è uno di quelli che più di tutti è stato in grado di intercettarlo per infonderlo nelle sue canzoni. È proprio a partire dalla sua musica che Mino Capuano pensa e sviluppa il suo film d’esordio, Quanno chiove, in programmazione il 14 luglio nella rassegna Bimbi Belli curata da Nanni Moretti.

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Treccani nel tentativo di spiegare il significato di appocundria la definisce «la fatalistica accettazione delle sorti della vita, segnata da una noia esistenziale e venata di scettico ma malinconico distacco per qualcosa di indefinibile che non è, non è stato e non è potuto essere, che si fa cifra di un sentire tutto napoletano». Una traduzione che certamente non rende onore ad una sensazione così complessa e di difficile definizione, probabilmente il modo migliore per comprendere cosa essa possa significare è attraverso la musica di Pino Daniele, o attraverso Quanno chiove di Mino Capuano.

Appocundria, infatti, non è soltanto il titolo della seconda delle tre storie che compongono il film, ma un sentimento chiave per interpretare l’opera tutta. Tre storie in bilico tra un passato percepito come più spensierato; un presente difficoltoso che costringe a ripensare alle scelte che lo hanno plasmato; e la speranza per il futuro. Nella storia delle tribolazioni dei suoi personaggi, Capuano inserisce dei frammenti “casalinghi”, finti home made video girati con macchina a mano che ritraggono un passato in cui vediamo i protagonisti giocare bambini, uniti in un solido nucleo famigliare, privo di preoccupazioni.

Questo continuo rapporto di scambio tra un presente proiettato al futuro, ma ancora legato al passato malinconico, crea una relazione triangolare in cui ogni elemento è sia oggetto di operazione che operatore, influenzandosi reciprocamente: dal presente si guarda al passato per orientarsi al futuro, ma, contemporaneamente, il passato è interpretato attraverso il filtro dell’attuale e delle aspettative.

Tre storie che potrebbero anche essere viste come una, la storia di una persona che attraversa tre stadi della vita: giovinezza, maturità e vecchiaia. Tre storie legate dal tema della pioggia, e dell’amore nelle sue diverse forme.

L’opera prima di Capuano si rivela complessa e stratificata che, pur riuscendo a rappresentare dei frammenti di quotidianità, si presta a diverse interpretazioni. Un film che trasporta in immagini lo spirito napoletano e diventa una lettera d’amore ad una tradizione culturale. Un film estremamente interessante.

 

Regia: Mino Capuano
Interpreti: Lorenzo Fantastichini, Gianfranco Gallo, Gianni Parisi, Autilia Ranieri, Flavio Furno, Gennaro Apicella, Manuel Rulli, Lucio De Francesco, Ciro Scalera, Elisabetta De Vito 
Durata: 109′
Origine: Italia, 2022

La valutazione del film di Sentieri Selvaggi
3.6
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Il voto dei lettori
4.05 (22 voti)
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IL N.14 DELLA RIVISTA DI SENTIERI SELVAGGI

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