Quanto Basta, di Francesco Falaschi

Quali sono gli ingredienti giusti per una buona commedia? Proprio nel difficilissimo equilibrio della sua natura si nascondono le insidie più grandi, come in una semplice  ricetta tradizionale dove l’importante sta tutto nel dosare le giuste quantità. Il rischio maggiore è di svaporare in un esercizio di sketch collocati in abbondanza uno dietro l’altro, con una perdita costante di omogeneità nel prodotto finale. La leggerezza, l’arte di sdrammatizzare sono gli strumenti indispensabili per risolvere il potenziale drammatico in una risata antidepressiva, ammesso che i contorni del conflitto siano abbastanza densi di tensione.

Quanto Basta di Francesco Falaschi, giunto ormai al quarto lungometraggio come regista (dopo Emma sono io, Last Minute Marocco e Questo Mondo è per te), resta agganciato ad un livello superficiale dell’esplorazione dei personaggi, delineandone profili interessanti, appiattiti su un’innocente carezza epidermica. Il passato, luogo delle scelte piene di conseguenze, cassaforte di memorie consce e inconsce, dal quale ottenere lo spunto visivo del presente, viene abbondantemente trascurato, lasciandosi così sfuggire di estrarre l’aspetto viscerale, finendo condannati a restare confinati dentro una certa bidimensionalità.

Arturo (Vinicio Marchioni) è uno chef finito, per colpa di una rissa, a scontare una pena alternativa al carcere ai servizi sociali, in un centro per ragazzi affetti dalla sindrome di Asperger. Qui conosce Anna (Valeria Solarino), che ci lavora come psicologa, e Guido (Luigi Fedele), un paziente della clinica appassionato di cucina.

Reinserimento sociale, diversità, assenza di legami affettivi, il problema del film non risiede certo nelle intuizioni, anche particolarmente felici. Costruito su un taglio molto televisivo, lo schema strutturale poco si discosta dall’impianto paradigmatico della commedia all’italiana, complicata da un adattamento al contemporaneo che rischia di farla propendere al disimpegno, favorito da una soundtrack di esclusivo background evasivo, tranne per una estemporanea immersione decontestualizzata nel cartoon anni Ottanta.

L’ambiente culinario è l’aspetto che fornisce l’appoggio di base per la rinascita ex novo dei protagonisti, un modo per ritrovare le coordinate di un’esistenza per l’uno o l’occasione di inventarne una per l’altro, e risulta interessante il campo d’indagine richiamato, con il pretesto di un concorso, sul carattere mediatico che ha investito la cucina con i suoi derivati social e un ruolo irrinunciabile nei palinsesti di moltissime emittenti in questo trasformarsi in gara. Argomento di stringente attualità con innesco a cascata di profonde riflessioni sulle immagini in primis, incaricate ormai di trascendere il visivo per diventare portatrici di odori e sapori, cosa che succederà quanto prima, tramite idonea diavoleria tecnologico/olfattiva. Ma, in un contesto diverso dal puro intrattenimento ricercato dall’opera, l’alimentazione potrebbe essere tirata in ballo dal carattere concorsuale in un’analisi sul discutibile carattere sperimentale di una cucina dal carattere fusion, peripezie di una voglia di esotico e figlia più che della necessità, dello stupore, come elemento per innalzare gli indici d’ascolto.

 

Regia: Francesco Falaschi
Interpreti:  Vinicio Marchioni, Valeria Solarino, Luigi Fedele
Origine: Italia, 2018
Distribuzione: Notorius Picture
Durata: 92’