Quanto costa rinviare No Time to Die?

No Time to Die uscirà in sala ad aprile 2021, ma i costi dell’ennesimo rinvio sono elevatissimi. Per questo la MGM ha parlato con diversi servizi streaming, ma è un percorso difficilmente percorribile

All’inizio di questo mese era arrivato il quarto rinvio: già rimandato dall’autunno 2019 ad aprile 2020 per il passaggio della regia da Danny Boyle a Cary Joji Fukunaga, poi a ottobre a causa della pandemia, No Time to Die è stato infine spostato alla primavera dell’anno prossimo. Il pubblico dovrà aspettare fino ad aprile 2021 per poter vedere Daniel Craig sorseggiare un Vodka Martini nel nuovo film della saga. O forse no?

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Molti si sono chiesti, infatti, quanto possa costare alla MGM, casa di produzione del film, rinviare di un anno il nuovo film della saga di 007. Un’inchiesta dell’Hollywood Reporter, tramite fonti interne, avrebbe scoperto che per ogni mese di rinvio la MGM dovrebbe pagare un milione di dollari in interessi. Tutti soldi che non potranno essere recuperati fino a quando il film non uscirà in sala e che vanno a sommarsi al già enorme budget di 250 milioni di dollari. A questi costi si devono sommare anche le spese per il marketing, superiori ai 50 milioni, le quote da pagare alla Universal Pictures, che si occupa della distribuzione, e le quote del box office accordate a Daniel Craig, Rami Malek e altri.

Un quadro, insomma, non proprio roseo. Per questo, MGM avrebbe contattato diversi servizi streaming, tra cui Netflix ed Apple, per vendere i diritti globali di No Time to Die. Eppure, sembrerebbe una strada difficilmente percorribile. Innanzitutto, perché la MGM vorrebbe una cifra compresa tra i 700 e gli 800 milioni di dollari, mentre Apple è stata l’unica a fare un’offerta, vicina però ai 400 milioni. Uno dei top executives di Netflix ha commentato dicendo che, nonostante il franchise di Bond sia un investimento sicuro, conviene di più concentrarsi sui propri prodotti originali.

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Un altro grande ostacolo sarebbe l’opposizione a saltare il passaggio in sala da parte di Barbara Broccoli, che con la EON Productions controlla la metà del franchise di Bond. La figlia del produttore originale della saga si definisce “custode del personaggio” insieme al fratellastro Michael Wilson e ha sempre avuto molta influenza sul mondo di 007 da GoldenEye in poi. Grazie a questo potere decisionale è riuscita ad imporre scelte oculate, come il rinnovamento estetico del franchise da Casino Royale in poi e la scelta di Daniel Craig come nuovo Bond. Anche, però, scelte sofferte, come la separazione consensuale con Danny Boyle, inizialmente regista di No Time to Die, a causa del quale il film è slittato da ottobre 2019 ad aprile 2020.

Il progetto sembrava esser tornato sui binari giusti dopo la riscrittura integrale della sceneggiatura, realizzata dal nuovo regista Cary Fukunaga e la creatrice di Fleabag Phoebe Waller-Bridge. Con il film ormai completato, la pandemia ha complicato un’uscita al cinema che per la Broccoli è fondamentale. Secondo la produttrice, infatti, saltare la sala sarebbe un colpo durissimo per il brand di James Bond, da sempre legato ad un’idea di lusso e di esperienza spettacolare cinematografica.

Questo doppio stallo ha portato la MGM, quindi, a confermare l’uscita al cinema di No Time to Die, chiudendo per ora le porte ai servizi streaming con un laconico non è in vendita“. Skyfall ha totalizzato un box office mondiale da più di un miliardo, mentre Spectre di quasi 900 milioni e la speranza è che No Time to Die si posizioni almeno tra questi due estremi. A meno che la situazione non peggiori, quindi, la MGM dovrà stringere i denti per sopportare l’emorragia di denaro fino all’aprile 2021 mentre i fan dovranno pazientare per altri sei lunghi mesi.

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