"Quartet", di Dustin Hoffman

maggie smith in quartetGiovani dentro. Vale tanto per l’esordiente regista Dustin Hoffman quanto per i protagonisti del suo film. Commovente dal segno ironico, Quartet nasce da una piéce teatrale di Ronald Harwood che debuttò nella West End londinese nel 1999 e che a sua volta traeva ispirazione dal documentario di Daniel Schmid, Tosca’s Kiss, siglato nel 1984 come omaggio alla residenza milanese per ex musicisti e cantanti lirici fondata da Giuseppe Verdi nel 1896.

La genesi filologicamente preziosa unita a un gruppo di attori superlativi hanno indotto l’ex Laureato ad osservare in territori inconsueti, quanto meno dal punto di vista dell’immaginario che su di lui si è formato in 50 anni di carriera in e off Hollywood. Infatti lo stile, la sede e il sapore di Quartet profumano di total British. Il racconto si ambienta al giorno d’oggi nella lussuosa residenza vittoriana di Beecham House, nella campagna fuori Londra. I residenti astanti si mescolano tra reali vecchie glorie (il soprano Dame Gwyneth Jones) e interpreti d’eccezione quali Maggie Smith, Tom Courtenay, Billy Connolly, Michael Gambon e Pauline Collins. Quattro di loro, anni addietro, avevano regalato alla storia della lirica la prova magistralis del Quartetto de Il Rigoletto. Una riedizione seppur senile della celebre aria al Gala della residenza potrebbe salvare economicamente il destino della House, sull’orlo del fallimento. Ma non tutto fila come l’olio, specie se la “diva” Jean Horton (Smith) oppone un rifiuto, che soltanto l’amore del suo ex marito Reginald “Reggie” Paget (Courtenay) e l’affetto degli amici muterà in assenso.

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Confortato dall’eccellenza della colonna sonora e degli interpreti, Quartet avrebbe potuto osare di più nell’indagine, anche solo tentata, di personaggi che realmente hanno tracciato il percorso della storia della lirica come metafora di una precisa visione di mondo. Un percorso che il film sfiora appena attraverso accenni di sguardi e gesti che s’intuiscono carichi di un’epoca – forse decadente ma non esaurita – tuttavia mai espressi. Considerata la stratificazione di significati a disposizione, l’esordio registico di un attore viscerale come Hoffman appare dunque più come un’occasione mancata verso la profondità, a vantaggio di un tratteggio d’acquarello che resta in superficie, ancorché delizioso.

Titolo originale: Id.
Regia: Dustin Hoffman
Interpreti: Maggie Smith, Tom Courtenay, Billy Connolly, Pauline Collins, Michael Gambon, Sheridan Smith, Andrew Sachs, Luke Newberry, Eline Powell, Gwyneth Jones

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Origine: UK, 2012
Distribuzione: BIM
Durata: 98'

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