"Quel treno per Yuma", di James Mangold

C’è una nuova epopea western che è under construction. Mangold parte da Delmer Daves (1957, da un racconto di Elmore Leonard, con Glenn Ford nel ruolo che stavolta è di Crowe), attraversa un viaggio degno del Texano dagli occhi di ghiaccio, e alla fine in un paese che ricorda l’Inferno dello Straniero senza nome giunge a riscoprire l’arrivo del treno alla stazione – ovviamente quello di Edwin Porter. La città in questo caso si chiama ‘Contention’, ed è il teatro dello scontro finale tra il buon allevatore di vacche Dan Evans (uno strepitoso Christian Bale che davvero sembra illuminato dall’aura che rendeva bellissimo Clint Eastwood nel ruolo dell’outlaw Josey Wales) e le forze che si oppongono alla sua missione: scortare sino all’appuntamento col treno delle 3:10 per il penitenziario di Yuma il pericolosissimo bandito pluriomicida Ben Wade (Russell Crowe che sembra adorare gli sguardi truci e misteriosi in macchina…), che ha catturato dopo un assalto della banda di Wade ad una blindatissima diligenza portavalori, scortata dal vecchio ed esperto angente Pinkerton Peter Fonda – sia quella mirabile sequenza d’apertura (giocata efficacemente su tre ritmi e registri differenti che si incrociano), che questo rush conclusivo ad alta tensione, rinnovano la composta solidità del cinema dell’autore di Copland (già a conti fatti un western forse addirittura più classico di questo), da sempre (sino all’ultimo, emblematico Walk the Line) un’epopea condotta con taglio intimistico, in cui assume sempre più importanza ben wadelungo il viaggio notturno attraverso le gole e le inside dei canyon il rapporto tra Evans e il figlio, che lo accompagna nella pericolosa avventura in quanto completamente invaghito dalla figura leggendaria di Ben Wade in opposizione con il padre, considerato come un vigliacco fallito. L’intera popolazione di ‘Contention’ ha le armi spianate su Evans – la banda di Wade, piombata in paese capitanata dal malvagio Charlie Prince (Ben Foster che anche lui sembra il cattivo di un western di Eastwood), ha promesso laute somme a chi appiopperà ‘il contadino’ – eppure Dan Evans è fermamente convinto ad attraversare la città sino a raggiungere la stazione in tempo: ha qualcosa da dimostrare al proprio figlio. L’aspetto davvero originale di questo assedio è che si svolge tutto tra le travi di legno appena innalzate e i pilastri giusto abbozzati di una città che sta sorgendo, under construction appunto – e lungo tutta la pellicola, il drappello di protagonisti non fa che incontrare paesi appena edificati di tre-quattro costruzioni in mezzo all’erba alta, campeggi di minatori dall’aspetto fatiscente (in cui per cinque minuti di film fa capolino Luke Wilson), villaggi sperduti in cui la vita deve ancora trovare riparo – come se Mangold vada cercando di fare il punto su di un ritorno del cinema al West che va crescendo, se pensiamo ai vari Searchers 2.0, Sukiyaki Western Django e The Assassination of Jesse James (diretto concorrente di 3:10 to Yuma sul mercato americano, e a conti fatti più riuscito ed interessante di questo) visti a Venezia 2007 e che in modi e termini differenti rinnovavano l’attenzione per un revival che viene dritto dritto dagli ultimi anni di Balla coi lupi, Wyatt Earp, Pronti a morire, Gli spietati, Dead Man, Last Man Standing, Dust, Open Range, Broken Trail – la terra sconfinata del western contemporaneo va insomma espandendosi, riempiendosi sempre di più di film-edifici: ed è un posto in cui non è così difficile incontrare un temerario e spietato bandito sempre vestito di nero con il vezzo di ritrarre su di un taccuino tenerissimi bozzetti a matita di esemplari di uccelli, donne amate, nemici a cui accordare il proprio rispetto.

 

Titolo originale: 3:10 to Yuma

Regia: James Mangold

Interpreti: Christian Bale, Russell Crowe, Peter Fonda, Gretchen Mol, Ben Foster, Luke Wilson

Distribuzione: Medusa

Durata: 117’


Origine: USA, 2007