Quentin Tarantino e il cast parlano di "Django Unchained"

quentin tarantino sul set

Il regista statunitense presenta in anteprima europea il suo ultimo film, in uscita il 17 gennaio in 500 copie assieme a Jamie Foxx, Christoph Waltz, Samuel L. Jackson, Kerry Washington e Franco Nero. Parla degli spaghetti western e del suo rapporto con Django di Corbucci. Liquidata velocemente la polemica innescata da Spike Lee

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quentin tarantino sul setQuentin Tarantino arriva a Roma insieme alla sua band di Django Unchained: Jamie Foxx, Christoph Waltz, Samuel L. Jackson, Kerry Washington e Franco Nero. Si tratta dell'anteprima europea per il film del regista statunitense che questa sera a Roma riceverà il Premio alla Carriera che il 7° Festival Internazionale del Film di Roma gli ha attribuito e che sarà nelle sale italiane dal 17 gennaio in 500 copie distribuito dalla Warner. E il collegamento con Django di Corbucci, con lo spaghetti western e proprio col cinema italiano diventa subito immediato.

 

Perché la scelta di ispirarsi allo spaghetti western?

Quentin Tarantino: Mi è sempre piaciuto il western in tutte le sue forme ma ho sempre avuto un debole per gli spaghetti western per i suoi estremi, il surrealismo, la musica sulla quale molti registi hanno montato il film. Noi lo chiamiamo anche 'maccheroni western'

 

Django Unchained però è stato realizzato proprio in questo momento della sua carriera… E tra Leone e Corbucci chi preferisce?

Quentin Tarantino: Non ho aspettato a fare questo film. E’ emerso e venuto fuori. La storia si è fatta strada ed era arrivato il momento di farla uscire. I 2 Sergio (Leone e Corbucci) sono tra i miei registi preferiti e non solo per i western. La differenza è che Leone ha creato epopee gigantesche perché è proprio nella sua estetica, mentre Corbucci è stato molto più prolifico. Dovendo scegliere tra i due è un po' come il re che deve tagliare a metà il bambino.

 

franco nero e jamie foxx, vecchio e nuovo djangoChe rapporto c'è con il Django del 1966?

Quentin Tarantino: Sicuramente ci sono dei tocchi che facevano parte della storia originale. Entrambi i film si occupano di razzismo, ma io però avevo la mia parte di storia americana che volevo raccontare. Django è sinonimo di spaghetti western, di quel tipo di violenza e surrealismo. Ho voluto prendere il cappello dalla testa di Franco Nero e metterlo in quella di Jamie Foxx.

 

La schiavitù, secondo una sua affermazione, è la prima volta che è stata affrontata nel western… 

Quentin Tarantino: Non ho mai detto che era la prima volta ma è stato affrontato poche volte nel cinema western

 

Come ha iniziato a lavorare a Django Unchained e qual è il suo metodo quando inizia un nuovo progetto?

Quentin Tarantino: Quando ho cominciato a scrivere la sceneggiatura, ho un’idea di quello che sono i personaggi ma non voglio scoprire subito le risposte ma vederle gradualmente. Poi arrivano le cose dall’aria. Il mio caro amico Christoph (Waltz) mi ha portato a vedere il ciclo de L'anello del Nibelungo di Richard Wagner. Non sono riuscito a vedere la prima parte che però Christoph mi ha raccontato a cena e il modo in cui l'ha fatto è stato entusiasmante. Poi nella storia ho visto le similitudini tra Sigfrido e Django verso la loro amata. Ho deciso di mettere questa leggenda nordica sovrapponendola nella storia.

 

christoph waltz e jamie foox in django unchainedC'è spazio anche per la polemica innescata dalle dichiarazioni di Spike Lee. Ma il protagonista le liquida in due battute…

Jamie Foxx: Non sprecherei tempo a parlare di Spike Lee. Quando è arrivata per me l’opportunità di lavorare con Tarantino,  l’ho presa al volo perché lui è uno dei pionieri della regia. Sapevamo che c’erano delle questioni scottanti tipo lo schiavismo ma il nostro scopo era di fare il miglior lavoro possibile anche se sapevamo che c’era gente pronta a sparare sul film.

 

Il lavoro sui dialoghi? 

Samuel L. Jackson: Sono sempre desideroso di andare alle prove perché con Quentin succedono sempre un sacco di cose e c’è un ritmo creativo, avverti un’aria di cui Quentin conosce la musica e i versi. Poi io sono uno di quegli attori iperpreparati quindi qui dovevo lavorare di sottrazione. L’atmosfera tra la troupe e il cast è stata creativa. I set di Quentin sono i migliori dove mi piace stare

Christoph Waltz: Io tratto una sceneggiatura di Quentin come un’opera di Cechov o un dramma di Shakespeare. E’ già opera letteraria e mi sparerei sui piedi se la dovesse cambiare.

Quentin Tarantino: Quando facciamo le prove un tempo è dedicato anche a discutere i rapporti reciproci tra i personaggi. Per esempio con Kerry (Washington) si è messo a fuoco quello che era accaduto nella sua vita prima che fosse stata venduta come schiava. Faccio emergere il loro passato anche se questo non si vede. Questo significa entrare nel personaggio. Non è roba per il pubblico, è solo per gli attori.

 

Quindi poi le motivazioni che muovono le azioni dei personaggi sono una naturale conseguenza…

Quentin Tarantino: Esito sempre quando devo descrivere le motivazioni dei personaggi. Voglio piuttosto che il pubblico ci rifletta. Basta vedere quello che fa la figura di Schultz, che prende 5 direzioni diverse e non sono tutte positive.

 

E Samuel L. Jackson come ha costruito il suo personaggio?

Samuel L. Jackson: E' Quentin che ha costruito il personaggio e io gli ho dato corpo cercando le caratteristiche fisiche. A me piace interpretare i cattivi, soprattutto nei film di Tarantino perché hanno sempre questa ironia che li accompagna.

 

Mentre Django?

Foxx: Io vengo dal Texas. Ho visto tantissimi western e quando ho avuto l’opportunità di fare questo film, Quentin mi ha chiesto di andare a cavallo. Io già ci andavo e ho chiesto di utilizzare il mio. Poi anche lui è entrato nel film. Si chiama Chira, è una femmina.

 

Cosa può dirci del suo prossimo progetto (il titolo provvisorio è Killer Crow) ambientato nel 1944 dopo lo sbarco in Normandia, su un gruppo di soldati di colore che venivano fregati dall'esercito statunitense e che potrebbe essere l'ultimo anello di quella trilogia sul 'revisionismo storico'?

leonardo di caprio in django unchainedQuentin Tarantino: Non ci sto lavorando adesso ma potrei fare questa storia. Non la prossima magari ma quella ancora dopo. Ho già scritto metà della sceneggiatura. E questo non è che significhi molto perché poi la parte più difficile è arrivare alla conclusione dello script.

Jamie Foxx: Tra l'altro l’ultima parte di questo film Quentin l’ha scritta sul posto.

 

La scelta della dinamite per l'esplosione?

Quentin Tarantino: La dinamite era per l’idea di far saltare Candyland come istituzione che rappresentava il simbolo della schiavitù

 

Quanto è stato difficile affrontare il tema della schiavitù?

Quentin Tarantino: Una cosa che succede spesso quando si vogliono affrontare situazioni storiche con personaggi di colore è che ad Hollywood c’è sempre la paura che il pubblico bianco non risponde. Non è detto che i bianchi possono vedere gli occhi attraverso i bianchi. Qui c’è anche la storia del mentore. Schultz insegna a Django il mestiere affinché possa procedere nella missione e crede di capire il mondo in cui sta entrando ma ci riesce solo a livello intellettuale e non emotivo, proprio al contrario di Django.

Jamie Foxx: Leonardo Di Caprio era particolarmente nervoso alle prove per dover dire certe cose.

Christoph Waltz: L’attore ha una responsabilità. Fare o non fare un film. Nel momento in cui scegli di farlo non cambi le regole. Per questo io sono contro l’improvvisazione. E poi a questo punto l’attore ha il dovere di rendere credibile quel personaggio.

Samuel L. Jackson: A me non piace vedere un film dove la gente recita ma che fa le cose che deve fare. Altrimenti, per esempio, il pubblico di colore si accorge dell’inganno. E Quentin questo lo sa. Se non si prova repulsione, non si è fatto un lavoro onesto.

 

L'esperienza di Franco Nero con Quentin Tarantino?

Franco Nero: Quentin è uno dei pochissimi registi americani che sono autori. E ce ne sono pochissimi: Woody Allen, Oliver Stone, Paul Mazursky. Lavorare con lui per me è stato un piacere, ama gli attori. Dice: “Bella, bellissima questa scena ma noi ne facciamo un’altra perché a noi ci piace il cinema". Anche sul set ogni tanto metteva la musica del Django originale.

 

Da Franco Nero chiudiamo con L'Italia e il rapporto col cinema italiano 

Quentin Tarantino: Quest’anno non ho visto praticamente nulla. Sono un grandissimo fan del cinema italiano e nei miei due ultimi film l’ho evocato in maniera possente.  Mi piace per esempio Bellocchio. Quando incontro le star di Hong Kong o del cinema italiano è come se vedessi le star del cinema muto. Essere con Barbara Bouchet, Edwige Fenech, Ennio Morricone è come andare a cena con gli dei.

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