“Questo genere è roba mia”. Claudio Amendola presenta IL PERMESSO

L’autore nascosto dell’operazione Il permesso è in più sensi il produttore Claudio Bonivento, la persona che in qualche modo ha dato il via alla liaison tra Claudio Amendola e il cinema nero italiano, proseguita per trent’anni di titoli di culto come Soldati, La scorta, Mery per sempre, Poliziotti…adesso che il genere sembra tornato in auge, Amendola non si fa scappare l’occasione di tornare dietro la mdp (dopo La mossa del pinguino) a dire la sua con una storia di sangue, vendetta e resa dei conti, forte di un soggetto “certificato” di Giancarlo De Cataldo.

A differenza dell’esordio, stavolta Amendola interpreta anche uno dei protagonisti di queste quattro storie intrecciate che compongono il film, destini sanguinosi che si incroceranno nel corso di 48 ore di libera uscita dalla reclusione in carcere. Un ruolo che per l’attore segna una sorta di piccola recente trilogia con le mefistofeliche ma dolenti figure incarnate in Cha Cha Cha e Suburra: “nella fatica di questo sdoppiamento davanti e dietro l’obiettivo”, ha raccontato stamattina ai giornalisti alla Casa del Cinema di Roma l’attore e regista, “sono stato decisamente aiutato da Maurizio Calvesi, il direttore della fotografia che finite di sistemare le luci si metteva a controllare dietro il monitor, dal mio assistente Simone Spada, e da Francesca Neri che era l’ausilio più preciso e più severo nelle sequenze che prevedevano la mia presenza in scena“.

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Amendola racconta d’aver subito sentito il soggetto di De Cataldo come “roba mia”, proprio per via delle atmosfere che gli ricordavano anche i classici USA doppiati dalla voce del padre Ferruccio: “mi piaceva anche l’essenzialità dello script, lontano da questa mania contemporanea di spiegare tutto dei personaggi, col pensiero già ai prequel, ai sequel…magari dal Permesso può venir fuori più che altro una serie tv, ambientata a Pescara come parte del film, città pochissimo sfruttata fino ad ora dal nostro cinema”.

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Ritorna, ancora come in Cha Cha Cha di Marco Risi, il connubio tra Amendola e Luca Argentero, non nuovo alla violenza del cinema nero anche grazie all’esperienza nel Cecchino di Michele Placido: “a Luca pensavamo già in fase di scrittura”, racconta Claudio, “e lui non si è negato, portandomi già agli incontri preliminari tutto uno studio sull’eventuale passato del suo personaggio. Giacomo Ferrara era invece Spadino in Suburra, e all’inizio l’avevamo chiamato per fare la ‘spalla’ ai provini per il ruolo che alla fine è andato a lui. Valentina Bellè è una scoperta di questo film, e adesso è già impegnata in moltissimi set dopo essersi fatta notare in tv, ad esempio è nel nuovo dei Taviani”.

Il permesso – 48 ore fuori arriva nelle sale giovedì prossimo, in oltre 200 copie.
A chi gli chiede se il prossimo film da regista sarà una commedia all’italiana, Claudio Amendola risponde: “io ero nel primo Vacanze di Natale, ragazzi, cos’altro potrei fare in quel genere? Piuttosto, in Italia dovremmo tornare a girare dei western!”

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