"Qui e là". Incontro con Antonio Méndez Esparza

Oggi al Cineclub Detour di Roma  il regista Antonio Méndez Esparza ha partecipato in diretta skype daTallahassee (Florida) alla conferenza stampa del suo film-debutto Aquì y Allà. Il film, che ha vinto numerosi premi internazionali tra cui il Gran Premio Nespresso per la Settimana della Critica al Festival di Cannes 2012, racconta la storia di Pedro (Pedro De los Santos)  un uomo che torna dalla sua famiglia a Copanatoyac, un piccolo villaggio di montagna facente parte dello stato di Guerrero in Messico. Passati gli anni del duro lavoro oltre il confine, nell’altra America, Pedro si inserisce gradualmente nella quotidianità familiare, tentando di assicurare una vita dignitosa a sua moglie e alle sue figlie. Parallelamente tira fuori dal cassetto il suo sogno più grande: formare una band musicale, i Copa Kings, ed esibirsi nel paese. Ma la vita dura nei campi e l’incontro con Leo (Néstor Tepetate Medina – un ragazzo appassionato di break dance che sogna un futuro migliore) lo costringeranno a guardare oltre la linea dell’orizzonte, lì dove l’ombra degli Stati Uniti si trasforma nuovamente in realtà. Il film uscirà in Italia il 12 dicembre.

 
 
 
Com’è nato il progetto del film?
 
Ho conosciuto Pedro, il protagonista, a New York e mi ha affascinato la sua vita, così ho realizzato con lui il cortometraggio Una y Otra Vez, un’intensa  storia d’amore che però ha acceso in me il desiderio di voler raccontare di più. Una y Otra Vez è in un certo senso una storia d’amore “standard”, non oserei dire hollywoodiana, ma sicuramente non mi ha dato modo di poter raccontare tutto quello che avrei voluto. Mi interessava la vita di Pedro, del suo ritorno a Copa,  in una periferia messicana molto povera e incontrare la sua famiglia che lo stava aspettando da tempo. Anche il desiderio di mettere su un gruppo musicale mi affascinava molto e così l’ho seguito. Inizialmente il problema è stato di muovermi con la mia piccola troupe in luoghi sconosciuti, a volte poco sicuri, ma poi passati due mesi mi sono sentito come a casa. Era forte il calore familiare e mi ha molto sorpreso. Così, una volta acquisita la sicurezza e la giusta confidenza, ho cominciato a raccontare di Pedro.
 
 
 
In quanto tempo hai realizzato il tuo film?
 
Ci sono voluti sei mesi di pre-produzione, necessari per ambientarsi bene, per adeguare il mimetismo con il circostante.
 
 
Ci sono state delle difficoltà nella produzione?
Sì, soprattutto perché eravamo a dieci/undici chilometri da Città del Messico, con una troupe di sole tredici persone, ognuno con le sue esigenze. Inoltre lavorare con tutti attori non professionisti non è facile anche se hanno dato veridicità al film. Loro sono la vera forza. Poi io mi sono ammalato e questo ha comportato un ritardo nelle riprese con conseguenti costi. Nonostante tutto ce l’abbiamo fatta e io per primo ho contribuito alla produzione.
 
 
 
Dove è stato distribuito il film?
 
E’ stato distribuito negli Stati Uniti, in Canada e poi in Europa: Francia, Olanda, Spagna e adesso in Italia.
 
 
Quali sono state le impressioni e come hanno reagito i protagonisti la prima volta che hanno visto il film?
 
La prima volta lo hanno visto alla proiezione al Festival Internacional de Cine de Morelia ed erano tutti molto commossi. Si sono riconosciuti nella storia, hanno riconosciuto le loro vite ed è stato emozionante. Mi ha appassionato molto girare questo film perché mi ha permesso di avvicinarmi al loro modo di vivere e allo stesso tempo è stato molto impegnativo, anche per  i protagonisti stessi. Ricordo che durante le riprese tutti quanti non vedevano l’ora di finire. Poi una volta giunti al termine, ne hanno subito sentito la mancanza. Non erano abituati a questo tipo di impegno ma avevano nostalgia.
 
 
La scelta di mettere in scena il film nello stato di Guerrero ad  Acapulco, nonostante sia una delle zone più turistiche e sfruttate cinematograficamente, si è rivelata vincente perché lei mostra la faccia inedita di quel luogo, la periferia più povera. Coma mai questa scelta?
 
La scelta è nata perché avrei seguito Pedro fino in capo al mondo per poter raccontare la sua storia. Nel mio film vedete la Sierra e le sue montagne, la parte più povera e meno nota del Messico.

 
antonio mendez esparzaSi vede il saluto alla bandiera da parte degli scolari che intonano l’inno nazionale. Come mai l’ha inserita alla fine?
Nel film tutti gli attori interpretano se stessi eccetto le due figlie di Pedro, Heidi e Lorena. Per il casting di Lorena abbiamo girato molte scuole e ho scoperto che tutti i lunedì e i venerdì i ragazzi fanno il saluto alla bandiera. Ho deciso di inserire questa scena alla fine per far emergere (implicitamente) tutta la sfiducia di Lorena nei confronti delle istituzioni che aveva onorato ogni settimana.
 
 
 
Come hai vissuto l’esperienza a Cannes?
 
Questo è il mio primo film e anche solo averlo mandato per la selezione ha rappresentato una novità assoluta. Dopo la selezione è stata un’emozione continua: a Cannes tutto è “enorme”, soprattutto la copertura stampa, erano presenti più di trecento persone. Alla fine della proiezione, la prima a livello internazionale, è partito un applauso caloroso. Ma in quel momento pensavo si trattasse di un applauso di circostanza, ero davvero molto teso. Col senno di poi mi sono detto che quella tensione non mi ha dato l’opportunità di poter sfruttare appieno l’esperienza a Cannes. La Settimana della Critica è una vetrina importante, forse più del Concorso.
 
 
Il film segue una scrittura precedente o ci sono scene improvvisate?
 
Ho scritto tutto il film ma la sceneggiatura ha funzionato più che altro come canovaccio. Le parole e le azioni che i protagonisti hanno improvvisato sono la parte più interessante perché è la loro vita. Ri-viverla per loro non è stato difficile.
 
 
Pedro e sua moglie hanno un’altra bambina che vediamo nascere e crescere. Si tratta di realtà o è stato costruito?
 
No è stato costruito. Si può dire che è stato il nostro effetto speciale!
 
 
Ora dove vive Pedro? E’ tornato negli Stati Uniti?
 
No, Pedro (quello reale) è rimasto con la sua famiglia a Copa.