Quinto potere, di Sidney Lumet

Film di denuncia del mezzo televisivo e non solo, che mette in scena con ironia e amarezza un’umanità depravata. 4 Oscar tra cui Miglior sceneggiatura originale. Stanotte ore 00.50, Sky Cinema Drama

Sarebbe fin troppo facile leggere Quinto potere con gli occhi di oggi e definirlo profetico. Si potrebbero riempire pagine limitandoci soltanto al caso italiano, di come in certa nostra televisione a contare ormai siano gli indici e gli share e lo spettacolo sia arrivato a una forma estrema per cui anche la morte fa parte dell’intrattenimento. Si potrebbe anche dire, come ha fatto Fulfaro, che Lumet anticipa sé stesso quando un alterato Sonny/Al Pacino commenta così alle insensate domande del telecronista: “Vedrai le nostre budella là sul marciapiede, ci vedrai sputare sangue. Allora, farai vedere tutto questo in televisione?” La risposta di Lumet è inequivocabile, perché il suo linguaggio è così rigoroso ed essenziale che ci porta subito al punto, senza intermediazioni o soluzioni atte ad attutire il colpo. È un cinema di denuncia che somiglia a un’inchiesta, per quella capacità di saper intercettare il presente, ciò che è appena stato, e mostrarne in tempo reale le conseguenze. E allo stesso tempo è un cinema che ricerca un valore artistico, che diventa parte integrante del racconto.

I primi piani di A prova d’errore, con i volti dei potenti tagliati dalla luce che ne lascia alcune zone in ombra, sono una rappresentazione sferzante dei dubbi morali che hanno di fronte a una decisione drastica come il bombardamento nucleare di una città. La costruzione degli spazi di Quinto potere – uffici e studi televisivi, camere insonorizzate alla realtà, dove il chiacchiericcio indistinto si perde tra i suoni dei telefoni e delle macchine da scrivere – è lo specchio di una natura cinica e insensibile, incapace di provare sentimenti (la giovane e ambiziosa Diana, Faye Dunaway). Circoscrivere l’azione a un ambiente – la stanza dei dodici giurati, la camera del presidente Fonda, l’istituto scolastico di Spirale d’odio o la banca di Quel pomeriggio di un giorno da cani contribuisce anche a creare uno stacco netto tra il fuori e il dentro, una sorta di palcoscenico ideale per l’attore che ne concentra e mette in luce l’interpretazione.

Peter Finch è teatrale nel ruolo di predicatore mediatico, un personaggio shakespeariano colto nella sua follia rivelatrice che soccomberà tragicamente sotto il peso del suo stesso dono. Del resto il suo destino, come quello degli altri, è già prefigurato da una mano invisibile che appartiene non a una divinità ma allo stesso autore della storia che con ironia rivela il meccanismo della sua invenzione non a caso per bocca del personaggio più autentico: “Ed ecco il lieto fine. Marito ribelle si ravvede e torna dalla moglie. Donna giovane e senza cuore abbandonata alla sua antica solitudine. La musica aumenta trionfalmente. Pubblicità finale. Ed ecco alcune scene del film della prossima settimana”. William Holden, qui un alto dirigente televisivo sul viale del tramonto, è caratterizzato da contraddizioni ed è questo aspetto a renderlo umano e a rendere così vero il cinema di Lumet (pensiamo ai diversi personaggi interpretati da Fonda e da Al Pacino). La relazione di Max con Diana permette altresì al regista di mettere a confronto due generazioni, di soppesare i valori del passato con quelli del presente, raccontando la fine di un’epoca – non sono televisiva – e la trasformazione del corpo in un umanoide privo di morale e devoto al profitto (“sei la televisione incarnata, Diana”), che raggiunge l’orgasmo per percentuali di ascolto e previsioni di guadagno. Quinto potere vinse quattro Oscar, tra cui quello meritatissimo per la miglior sceneggiatura originale a Paddy Chayefsky.

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BORSE DI STUDIO IN SCENEGGIATURA, CRITICA, FILMMAKING – SCUOLA DI CINEMA SENTIERI SELVAGGI


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Titolo originale: Network
Regia: Sidney Lumet
Interpreti: Peter Finch, William Holden, Faye Dunaway, Robert Duvall, Ned Beatty, Lane Smith
Durata: 121’
Origine: USA, 1976
Genere: drammatico

La valutazione del film di Sentieri Selvaggi
4

Il voto al film è a cura di Simone Emiliani

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Il voto dei lettori
4.5 (2 voti)
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