Ragazzo triste: Gianni Boncompagni, il Christof del nostro Truman Show

Boncompagni ascoltava negli ultimi anni Von Karajan seguendolo su un grande schermo, ecco l’immagine che chiude il quadro… Il nostro ricordo dell’inventore di Non è la Rai, scomparso domenica

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BANDO BORSE DI STUDIO IN CRITICA, SCENEGGIATURA, FILMMAKING

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Ragazzo triste come me… ah ah
che sogni sempre come me… ah ah,
non c’e’ nessuno che ti aspetta mai
perché non sanno come sei…

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Nell’harem ha fatto la tv, anche quando inventava la radio, alto gradimento, quanto gradimento, avrebbe voluto vedere morto Don Matteo, l’avrebbe fucilato, ma se n’è andato prima di lui ad 84 anni, Gianni Boncompagni demoliva ciò che costruiva, come un bambino giocoso e creativo mai domo e contento , mai appagato e segnato. “Ma come è bello qui, ma come è grande qui, ci piace troppo ma… non è la RAI”, probabilmente canticchia da qualche parte, non più da questa parte, ma in realtà , non è mai stato da nessuna parte precisamente, sempre pronto ad alzare bandiera gialla, quella dell’attesa spasmodica, quella del dubbio amletico, quella di un passo avanti e due laterali. Carcere duro a Montalbano, avrebbe richiesto, senza nascondersi come uno dei padri costituenti della peggiore tv italiana, spacciatore su scala industriale di programmi stupidi e volgari nonché simbolo vivente dell’Italia più cialtrona e qualunquista, definito oggi il più grande dei grandi, da tutti indistintamente; ecco allora che bisogna credere all’esistenza dei profeti e alla spasmodica confusione che incappiamo quotidianamente con gli indovini di turno. La Tv è finita, come il prefisso 06, è stata soppiantata dalla rete, avrebbe suggerito all’auricolare, l’ultima volta. Una grande testa di cazzo, sposa in Svezia un’aristocratica, ci fa tre figlie e ritorna in Italia, da cui era andato via. Ti ci puoi nascondere dietro di lui, o meglio lo puoi utilizzare come paravento a volte, si perché chi oggi prova o crede di lavorare fuori dagli schemi lo utilizza come chiavistello, o meglio lo inneggia come nume tutelare alla faccia dei buonisti benpensanti, magari solo così, per darsi un tono; chi invece ha il coraggio di ammettere che la virata sul piccolo schermo, a parte alcune perle storiche, come Discoring, Domenica In… è stata a dir poco visionariamente denigrante, irriguardosa e sconcertante, viene accusato di disonestà intellettuale e dai limitati orizzonti. Ma Gianni Boncompagni probabilmente non aspirava ad aprire lo sguardo, ampliare gli orizzonti, come Christof in The Truman Show, Il genio-maligno di Descartes osserva “dal cielo”, cioè da una luna artificiale, il mondo fittizio che ha creato e lo dirige con un auricolare. Noi accettiamo la realtà del mondo così come si presenta. In altre parole, ognuno di noi è prigioniero di una caverna platonica. La realtà vera non è quella che viviamo, le cose che percepiamo con i sensi sono un inganno, un sogno, uno strano incantesimo di cui cadiamo facilmente vittime. Mangiafuoco Boncompagni ascoltava negli ultimi anni Von Karajan seguendolo su un grande schermo, ecco l’immagine che chiude più o meno il “quadro”: il direttore d’orchestra che ha smarginato i limiti, fino a quella porta mimetizzata nello sfondo blu del cielo, spalancata improvvisamente sul buio.

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