RAVENNA NIGHTMARE FILM FEST 2005 – Il realismo fantastico di Jeff Lieberman


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Siano sempre benvenute le retrospettive che permettono di fare luce su angoli poco conosciuti della cinematografia passata. Soprattutto quando la matassa di cui bisogna recuperare il proverbiale bandolo è rappresentata dall'opera di Jeff Lieberman, autore di culto, anni addietro eccessivamente collegato a categorie improprie come "trash" o "z-movie". Perché è sufficiente visionare le sue pellicole, come ha permesso il Ravenna Nightmare Film Fest, per rendersi conto della sostanziale differenza che separa Lieberman tanto dai contemporanei maestri, quanto dai mestieranti che ingombrano la cosiddetta "serie b": certamente l'autore de I carnivori venuti dalla savana (Squirm, 1976) è un regista attratto da soggetti bizzarri, ma è intrigante notare come il suo cinema poggi sempre su una base realista. A Lieberman, cioè, non interessa il fantastico in senso stretto, quanto il poter basare le sue avventure sempre su presupposti se non proprio "credibili", per lo meno "logici": una droga che fa impazzire la gente, un esubero di elettricità che rende aggressivi i vermi, un bimbo che si allea con un serial killer perché crede che sia tutto un gioco.


Un altro ingrediente fondamentale delle opere di Lieberman, necessario per comprenderne a fondo i meccanismi, è l'ironia e il gusto del paradosso. Infatti il regista newyorkese è un tipo che si diverte e spesso questa sua attitudine lo porta a esplorare le conseguenze estreme di atteggiamenti ritenuti "pericolosi" dai benpensanti. A una lettura estremamente superficiale, infatti, La sindrome del terrore (Blue Sunshine, 1981) potrebbe essere visto semplicemente come un monito contro l'uso delle droghe, lanciato peraltro mentre erano ancora caldi gli umori dei "libertini" anni settanta; e, allo stesso modo, l'ultimo Satan's Little Helper (appena distribuito in dvd dalla Millennium Storm con il brutto titolo Halloween Killer) potrebbe essere considerato come pellicola che punta il dito contro i videogames, dal momento che il bimbo protagonista si allea a un serial killer spronato da un game violento e diseducativo. In realtà è tutto un gioco, al quale il pubblico è chiamato a partecipare con divertimento e questo testimonia di un amore per il genere puro.


Occorre comunque operare dei distinguo, poiché la notevole capacità di messinscena del regista allontana qualsiasi accusa di vile mestiere: basta guardare l'ottimo Just Before Dawn (1981) per rendersi conto di come Lieberman sia capace di giocare a meraviglia con gli spazi offerti dalla natura incontaminata, conferendo alla vicenda una qualità onirica, nella quale il killer di turno assume una non-consistenza (una trasparenza, quasi) che lo porta a essere diretta filiazione di un ambiente selvaggio. E in effetti sottotraccia corre sempre una velata analisi dei rapporti che legano l'uomo al suo ambiente: i vermi del già citato Squirm in fondo rappresentano la diffidenza che gli abitanti della cittadina di Fly Creek nutrono, ricambiati, per il protagonista proveniente dalla città e allo stesso modo l'amicizia che lega il piccolo Douglas al killer/diavolo di Satan's Little Helper è il sintomo di una ricerca d'affetto in un mondo che appare lontano agli occhi del ragazzo, incapace di comprendere davvero i suoi desideri e le sue frustrazioni.


Un regista interessante, dunque, sempre capace di sorprendere e, soprattutto, fiero della propria indipendenza: lo dimostra il fatto che il suo ultimo film nasce direttamente per il mercato del video, allo scopo di superare le ristrettezze censorie imposte dalla distribuzione in sala per dare ampio sfogo al plot "fieramente diseducativo". E anche terribilmente divertente.

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