Red Rocket, di Sean Baker

Sean Baker gira il suo manifesto definitivo, zoom in russmeyeriano, vertiginoso e inesorabile, che certifica in maniera chirurgica la caduta fatale del confine tra comunità (o community) e intimità

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Con una coerenza che va assumendo forme progressivamente sempre più lucide, il cinema di Sean Baker approda ai 16mm di Red Rocket dopo gli iphone di Tangerine e la Disneyland di Florida Project (il cui finale nel parco a tema è stato possibile girare clandestinamente ancora una volta grazie al supporto mobile infiltrabile), per affrontare una volta per tutte la questione sempre inevitabile dell’osceno. Da questo punto di vista, il dialogo-chiave dell’intero film è la rivelazione che Strawberry, la ragazza del negozio di donuts, fa al protagonista, quando gli racconta che le coste di Texas City erano un tempo approdo di navi di schiavisti e sede del mercato di traffico di uomini gestito da un pirata francese.
È interessante che la teenager racconti l’aneddoto storico all’uomo che sta cercando di adescarla per trasformarla nella prossima star dell’industria del porno USA: sì, Red Rocket è un film che gira intorno all’esondazione della pornografia nel quotidiano delle nostre vite, ma non si limita certo a ragionare di pornhub, craiglist, subreddit e compagnia (d’altra parte, c’è forse ben poca differenza tra il video amatoriale con cui Mikey vuole convincere Strawberry del suo talento di perfomer hard, e certe riprese di incidenti d’auto letali o catastrofi simili condivise sul web come l’assurdo tamponamento a catena che ad un certo punto coinvolge i personaggi).

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Un abisso pornografico che ormai avvolge ogni cosa, da Trump che sbraita in tv in mezzo a reality e talk show, a negozi di dolci chiamati Donut Hole. Non c’è nulla che non sia un’immagine di volgarità, in questa sorta di remake nascosto e deviato di Picnic di Joshua Logan scandito da ben tre versioni di Bye Bye Bye degli NSYNC (l’originale, una stripped per keyboards e voce di Strawberry, e una addirittura backwards), in cui l’ex divo del porno Mikey Saber torna nel suo paesino texano giusto il tempo di mettersi nei guai con la ex-moglie e con gli spacciatori di erba per i quali si mette a smerciare. Mikey sogna solo di rimettersi in pista nel mondo dell’hard di alto livello (quello dove l’award per la “miglior performance di sesso orale” va comunque all’uomo a cui viene praticato…), e Strawberry potrebbe essere la partner giusta.
Baker piazza l’ex attore di porno per il mercato gay, poi diventato vj di Mtv, Simon Rex in bicicletta di fronte ad una serie di cartoline dei paesaggi delle macerie del sogno americano, tra ciminiere di fabbriche, centri commerciali pacchiani, strip club, sobborghi di casette dipinte di colori appariscenti e cortili nel retro dove avviene qualsiasi tipo di scambio o attività sociale: tutti conoscono le imprese di Mikey Saber sullo schermo e le sue generose doti di natura, ma puntualmente chiunque inorridisce nel vederlo nudo, come accade spessissimo dato che il nostro eroe ama stare in casa senza veli – in questo mondo di oscenità, lo scandalo maggiore rimane trovarsi davanti la nudità di chi i pantaloni se li abbassa per mestiere. Ancora una volta non a caso, i momenti di passione con Strawberry saranno tutti en plein air, col rischio eccitante di incrociare sguardi indiscreti.

Sean Baker gira così con Red Rocket il suo manifesto definitivo, zoom in russmeyeriano, vertiginoso e inesorabile, che certifica in maniera chirurgica la caduta fatale del confine tra comunità (o community, come quella dei fan di Saber?) e intimità, lo steccato del vicino di casa che è barriera fallace di una dimensione del privato oramai definitivamente slabbrata, un reale che ha scavato davvero ben oltre il fondo della valley of the ultra-vixiens

Titolo originale: id.
Regia: Sean Baker
Interpreti: Simon Rex, Bree Elrod, Suzanna Son, Ethan Darbone, Brenda Deiss, Judy Hill, Brittney Rodriguez
Distribuzione: Universal Pictures
Durata: 130′
Origine: USA, 2021

 

La valutazione del film di Sentieri Selvaggi
4

Il voto al film è a cura di Simone Emiliani

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