Red Zone – 22 miglia di fuoco, di Peter Berg

Un prezioso prigioniero da portare in salvo fino all’aeroporto. Un’intera città di sicari armati fino ai denti pronti a impedire questo salvataggio. La trama dell’adrenalinico Red Zone – 22 miglia di fuoco si può sintetizzare con agio in due frasi ad effetto. Il topos narrativo che fa da base concettuale al film è prevedibile e riconoscibile. Da Quel treno per Yuma di Elmore Leonard al recente Shield of Straw – Proteggi l’assassino di Takashi Miike (senza contare le decine di missions del mondo videoludico action) l’immaginario di genere è ricco di storie simili, dove un gruppo di eroi scalcinati e disperati deve lottare contro sterminate frotte di mercenari senza volto pur di portare un carico umano (spesso sgradevole) al sicuro. Il dovere prima di tutto! Questa volta il team di “sacrificabili” guidato da Mark Wahlberg (coadiuvato da lontano dal supporto logistico di John Malkovich, che tutto può grazie alla Rete) deve salvare una spia piena di segreti fondamentali per la sicurezza degli Stati Uniti.

Peter Berg, dopo aver concluso la sua personale trilogia sulla Storia Americana con Boston –Caccia all’uomo, sceglie di portare la sua musa Wahlberg su altri lidi, facendo compiere alla loro collaborazione un definitivo salto (di qualità?). Messi in un secondo piano i riferimenti politici e la narrazione del trionfo dell’american working class hero, Berg vira totalmente sul action puro, mettendo il suo eroe al centro di un progetto decisamente curioso. Red Zone ha, infatti, tutte le caratteristiche per essere un orgoglioso B-movie, soprattutto grazie al coinvolgimento di corpi action totali come Ronda Rousey e Iko Uwais. La fusione produttiva tra Hollywood ed Estremo oriente dà vita a un film senza un attimo di tregua, dove la spavalda e implacabile ironia da cowboy di Wahlberg si scontra con la glaciale e chirurgica danza mortale di Uwais (indimenticato protagonista di The Raid). L’incontro di questi due mondi, su un piano narrativo, può sembrare volutamente forzato, i due protagonisti rappresentano due linguaggi diversi, ma grazie alla traccia narrativa basica, il risultato finale è spettacolare.

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Nascosto dietro l’appariscente abito da DTV, la pesante concezione americana di dover far rientrare ad ogni costo il discorso in una trama più grande e articolata, piena di sotterfugi narrativi e superficiali riferimenti alla cronaca politica, a un primo impatto stona. La missione produttiva è evidentemente un’altra. La divertita serietà con cui le stelle hollywoodiane (guardate la professionalità di Malkovich) accettano di “sporcarsi” con questo genere di lavoro, però, è la più efficace lezione su come una coproduzione intercontinentale può sbancare coerentemente su entrambe le sponde dell’Oceano Pacifico.

Titolo originale: Mile 22

Regia: Peter Berg

Interpreti: Mark Wahlberg, Lauren Cohan, Ronda Rousey, John Malkovich, Iko Uwais, Terry Kinney, David Garelik, Sala Baker, Poorna Jagannathan, Nikolai Nikolaeff

Distribuzione: Universal Pictures 

Durata: 94′

Origine: USA 2018