“Redemption – Identità nascoste”, di Steven Knight

RedemptionLa luce e il colore non appartengono alla superficie delle cose, ad emanarli, piuttosto, sono i movimenti emozionali del corpo. Il Cinema, dunque, non è altro che una questione di corpi.  E’ questo il discorso che Steven Knight, dopo aver firmato prima per Frears e poi per Cronenberg le sceneggiature di Piccoli affari sporchi e de La promessa dell’assassino, continua a portare avanti, ritornando ancora una volta a camminare in quei territori a lui più che congeniali che sono i bassifondi metropolitani. Redemption – Identità nascoste si perde negli angoli angusti e bui di Londra, resi irriconoscibili dalle luci al neon e dalle violente ombre che li avvolgono, dove le deformazioni di un paesaggio popolato da malviventi e disperati sono il riflesso dei solitari inferni personali di esseri umani messi in ginocchio dalla vita. 
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Prima di intraprendere il viaggio notturno di Locke intorno allo straordinario corpo di Tom Hardy, al suo esordio dietro la macchina da presa, Steven Knight non è affatto interessato, come già in Piccoli affari sporchi, a fare del suo film uno strumento di denuncia sociale. Il disturbo post-traumatico da stress che ha intrappolato nel buio l’ex soldato Jason Statham, la violenta lotta per la sopravvivenza dei senzatetto londinesi, la prostituzione e lo stupro, rimangono solo traiettorie laterali, appena sfiorate da Knight. Piuttosto, con le sue storie del sottosuolo, dove l’identità è solo una bugia alla quale ci si aggrappa con tutte le proprie forze per smettere di sanguinare e per non diventare solo un ammasso di carni in decomposizione che deambulano senza più meta, Redemption – Identità nascoste è Cinema che ci parla dell’azione sul corpo di quelle forze invisibili, le emozioni, i desideri, l’amore, che non bastano a salvarci, è vero, ma che, mentre ci si sfiora delicatamente la mano in un contatto che dischiude ai nostri occhi un intero universo, ci permettono di credere nella speranza. Una volta ancora. Forse l’ultima.

redemptionE allora il Joey di Jason Statham, che questa volta non mena troppo le mani e si prende tutto lo spazio e il tempo necessario per dare un magnifico spessore al quel personaggio di duro che è andato cucendosi addosso, può smettere di ascoltare il suono, anche solo per un’estate, del battito delle ali dei colibrì e immaginare una via di fuga dal proprio destino, credendo per la durata di uno scatto fotografico di poter ritrovare se stesso. E Cristina, diventata suora non per vocazione ma per nascondersi dalla colpa impostale da qualcun altro, può indossare il suo abito rosso come la passione e illudersi di poter cambiare il destino di “Crazy Joey” con il suo amore e così trovare il proprio riscatto. Ma nell’amaro fatalismo che intrappola i corpi di Redemption e che è scritto nella durezza del volto arreso e sconfitto di Jason Statham, capace solo di un ultimo sorriso per Cristina, le dolorose deformazioni a cui lo spirito è sottoposto mutano per sempre il cuore e neanche l’amore è più sufficiente per salvarsi dalle miserie di una vita svuotata per sempre di senso. E allora ci s’incammina di nuovo da soli nell’alba, con unicamente il ricordo di una notte passata abbracciati sul ciglio di un marciapiede per sopravvivere all’inverno.


Titolo originale: Hummingbird
Regia: Steven Knight
Interpreti: Jason Statham, Agata Buzek, Christian Brassington, Vicky McClure, Benedict Wong, Ger Ryan, Victoria Bewick
Distribuzione: Moviemax
Durata: 100’
Origine: UK, USA, 2013