Redford Story. Aspettando All is lost: La Stangata

di Antonio Spilotro

Arriva nelle sale italiane il 6 febbraio, dopo il passaggio Fuori Concorso a Cannes 2013, All is Lost, secondo film del promettente JC Chandor dopo Margin Call del 2011. Un uomo solo (“our man” è chiamato sui titoli di coda) e la sua muta, ostinata quanto metodica pratica della sopravvivenza in mezzo all’oceano indiano, dopo il naufragio del suo solitario viaggio in barca. Praticamente nessun appiglio narrativo, zero dialoghi, un solo attore in scena: Robert Redford, classe 1936, che affronta l’impegnativa prova fisica del ruolo mettendo in gioco e in campo tutta l’iconicità della propria figura, la propria resistenza al tempo e al destino. “Ci ho provato”, dicono le uniche parole che sentiamo nel film dalla voce dell’attore, in apertura, “ad essere vero, ad essere forte, ad essere gentile, ad amare, ad essere nel giusto. Tutto è perduto adesso, ad eccezione di anima e corpo.”

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Nonostante l’assoluta potenza della performance, la sostanziale non-distribuzione di All is lost nelle sale americane, e la poca fiducia nel promuovere il film, hanno fatto sì che l’Academy non si sia accorta né dell’incredibile Redford, e né degli innegabili prodigi tecnici dell’opera, al di là di una unica nomination agli Oscar 2014 per il Sound Editing.

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Ma l’attore-cineasta non sembra essersi sorpreso di come sono andate le cose. “Hollywood è un business, un ottimo business. Ho solo rispetto per questo: ho fatto parte della film industry hollywoodiana per buona parte della mia carriera, e ne sono felice”, ha dichiarato Redford in apertura dell’edizione 2014 del Sundance Film Festival (che vedrà anche l’addio dell’attore dalla manifestazione). “Il nostro film non ha avuto la possibilità di conformarsi a questo business. Sono orgoglioso di All is lost, il resto non è il mio business, è il business di qualcun altro.”

Eppure un tempo Redford era proprio al centro del business hollywoodiano, e i film in cui compariva, magari al fianco di Paul Newman, si portavano a casa ben 7 Oscar. E’ il caso de La Stangata di George Roy Hill, insignito delle statuette per miglior film, regia, sceneggiatura, montaggio, costumi, scenografia e colonna sonora agli Academy Awards del 1974. Giusto 40 anni fa, quando il poker, celebre protagonista di una delle sequenze più memorabili del film (orchestrata da Newman), si giocava solo al tavolo verde e non ancora online, come fanno oggi gli appassionati grazie alle promo Pokerstars.  

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Quello che probabilmente rimane il cult assoluto degli hoax movies deve molto al fascino da adorabile canaglia delle due star coinvolte, all’ambientazione anni ’30 da fumetto, e a questa sequenza da manuale di partita a poker con bluff, che magari in qualche modo ci può ricordare il gioco di rilanci e raddoppi in cui Redford è impegnato contro la natura e il fato proprio nel film di JC Chandor – una versione astratta di una partita a carte con la Morte insomma.

Da All is lost…a all in.

 

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